«Sto trattando la cessione del Grosseto»
Questa volta Piero Camilli, forse anche deluso perché il Grosseto non ha raggiunto i playoff (pari interno ieri con la Reggina 2 a 2, ma anche in caso di vittoria sarebbe stato quasi impossibile agganciare il treno delle quattro qualificate), nell'analisi del dopopartita ha ammesso, senza mezzi termini, di voler cedere la società
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PISA. Questa volta Piero Camilli, forse anche deluso perché il Grosseto non ha raggiunto i playoff (pari interno ieri con la Reggina 2 a 2, ma anche in caso di vittoria sarebbe stato quasi impossibile agganciare il treno delle quattro qualificate), nell'analisi del dopopartita ha ammesso, senza mezzi termini, di voler cedere la società.
E questo potrebbe anche far presagire ad un impegno più diretto a Pisa. Ma sono ancora supposizioni, visto che il Comandante, prima di tutto, deve vendere. E mettere nero su bianco, si sa, non è mai facile, figurarsi in una posizione di forza come la sua: società sana, una delle più solide della B. Chi vorrà insomma il Grosseto dovrà mettere su un bel gruzzolo. Ma intanto il Comandante potrebbe rivelare qualcosa di nuovo nell'incontro che avrà con Battini in settimana.
«Sto trattando - ha detto Camilli ieri nel dopopartita - la cessione del Grosseto con un imprenditore locale. Sono anni che voglio vendere del resto, ma il fatto è che nessuno lo compra. In ogni caso, parliamo di una società sana, poi vedremo se chi verrà dopo di me, saprà fare meglio del sottoscritto».
Ma perché questa voglia di lasciare?
«Dopo 11 anni in Maremma, è giunta l'ora di voltar pagina. Avevo un figlio piccolo quando sono arrivato, oggi vedete com'è cresciuto. Sono diventato nonno nel frattempo, ho tanti impegni e francamente, sono anche un po' stanco».
E' forse la carenza di pubblico che l'ha delusa?
«No. Non è quello. Anche se questa è una città senza identità. La gente non riesce a identificarsi nel Grosseto come propria espressione sportiva, in città come in provincia. Non si sente rappresentata dal Grosseto calcio. Qui la mentalità è ancora troppo paesana. Guardate che la serie B, per una città come Grosseto e lo ripeto una volta ancora, è davvero tanto. Voglio dirvi che quest'anno eravamo partiti con l'obiettivo della salvezza. Poi l'esplosione di Pinilla ci ha portato dove non avremmo mai sognato. Ma la verità è che siamo contenti di quello che abbiamo fatto. Abbiamo mantenuto la categoria. Pensate a piazze come Pisa o Perugia che sono fallite. O alla Reggina che ancora deve salvarsi. Noi intanto siamo qui, tranquillamente salvi. Certo, qualche rimpianto c'è. Se non si facevano male Pinilla e Freddi che sono i nostri 2 pezzi da 90, sicuramente sarebbe andata in un altro modo. Poi la gara col Mantova e quella col Piacenza. Anche gli arbitri ci hanno messo del loro».
Uno sguardo sul futuro?
«Se ci sarò ancora io, faremo un campionato con tanti giovani, col solito obiettivo della salvezza. Le risorse economiche sono poche e come sempre terremo d'occhio il bilancio».
Pinilla dove andrà?
«Di sicuro in serie A, per me è uno degli attaccanti più forti d'Italia, non può stare in serie B».
E questo potrebbe anche far presagire ad un impegno più diretto a Pisa. Ma sono ancora supposizioni, visto che il Comandante, prima di tutto, deve vendere. E mettere nero su bianco, si sa, non è mai facile, figurarsi in una posizione di forza come la sua: società sana, una delle più solide della B. Chi vorrà insomma il Grosseto dovrà mettere su un bel gruzzolo. Ma intanto il Comandante potrebbe rivelare qualcosa di nuovo nell'incontro che avrà con Battini in settimana.
«Sto trattando - ha detto Camilli ieri nel dopopartita - la cessione del Grosseto con un imprenditore locale. Sono anni che voglio vendere del resto, ma il fatto è che nessuno lo compra. In ogni caso, parliamo di una società sana, poi vedremo se chi verrà dopo di me, saprà fare meglio del sottoscritto».
Ma perché questa voglia di lasciare?
«Dopo 11 anni in Maremma, è giunta l'ora di voltar pagina. Avevo un figlio piccolo quando sono arrivato, oggi vedete com'è cresciuto. Sono diventato nonno nel frattempo, ho tanti impegni e francamente, sono anche un po' stanco».
E' forse la carenza di pubblico che l'ha delusa?
«No. Non è quello. Anche se questa è una città senza identità. La gente non riesce a identificarsi nel Grosseto come propria espressione sportiva, in città come in provincia. Non si sente rappresentata dal Grosseto calcio. Qui la mentalità è ancora troppo paesana. Guardate che la serie B, per una città come Grosseto e lo ripeto una volta ancora, è davvero tanto. Voglio dirvi che quest'anno eravamo partiti con l'obiettivo della salvezza. Poi l'esplosione di Pinilla ci ha portato dove non avremmo mai sognato. Ma la verità è che siamo contenti di quello che abbiamo fatto. Abbiamo mantenuto la categoria. Pensate a piazze come Pisa o Perugia che sono fallite. O alla Reggina che ancora deve salvarsi. Noi intanto siamo qui, tranquillamente salvi. Certo, qualche rimpianto c'è. Se non si facevano male Pinilla e Freddi che sono i nostri 2 pezzi da 90, sicuramente sarebbe andata in un altro modo. Poi la gara col Mantova e quella col Piacenza. Anche gli arbitri ci hanno messo del loro».
Uno sguardo sul futuro?
«Se ci sarò ancora io, faremo un campionato con tanti giovani, col solito obiettivo della salvezza. Le risorse economiche sono poche e come sempre terremo d'occhio il bilancio».
Pinilla dove andrà?
«Di sicuro in serie A, per me è uno degli attaccanti più forti d'Italia, non può stare in serie B».
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