Il Tirreno

Pisa

Alessio Galletti: una morte dimenticata

Antonio Scuglia
Il pisano Alessio Galletti (al centro) in gara
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Il pisano Alessio Galletti (al centro) in gara

Campione pulito, fu vittima di un infarto alle Asturie

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 PISA. Un dramma datato 15 giugno 2005, una famiglia in difficoltà e la tristezza di vedere associato il nome di un familiare al doping, mondo al quale era invece estraneo.  «Basta con queste accuse. Sono stanca di sentire insinuare, a distanza di cinque anni, che la morte di mio marito è affiancata al doping». A distanza di pochi giorni dal passaggio a Pisa del Giro d'Italia, parla Consuelo Saviozzi, vedova di Alessio Galletti, il ciclista pisano ucciso da un infarto durante il Giro delle Asturie 2005.  «Ripeto, spero per l'ultima volta - dice la donna, - che non solo l'autopsia, ma tutti gli esami fatti sono stati mirati a rintracciare possibili sostanze dopanti e tutti i risultati sono stati negativi. La sua morte è dovuta a cause ben diverse dal doping».  Quello della signora Saviozzi è un sfogo amaro, e porta anche all'annosa vicenda del risarcimento: «Si vuol sempre fare di tutta l'erba un fascio! E' veramente vergognoso che si sia sempre pronti a puntare il dito ocntro questi uomini oslo perché corridori, ma nessuno è interessato a tutelare i lodo diritti di cittadino? Come mai a distanza di 5 anni dalla sua morte risulta non esserci una assicurazoine che avrebbe dovuto coprire i danni? E' morto in bicicletta sul posto di lavoro; come libero cittadino ha sempre pagato i propri contributi e aveva diritto anche per legge di essere tutelato da una assicurazione; ma per pratiche mal gestite e sottovalutate nessuno si assume le proprie responsabilità. Pensando ai suoi figli vi chiedo: aiutatemi a far chiarezza su questo. Una famiglia in difficoltà non intedessa a nessuno?».  Alessio Galletti morì mentre partecipava alla 29ª edizione della 'Subida al Naranco', nelle Asturie. Il ciclista pisano aveva 37 anni e correva per il team Naturino-Sapore di Mare: si è sentì male a 15 chilometri dalla fine dela corsa, quando saliva a La Manzaneda, fu soccorso dall'equipe medica dell'organizzazione della gara ma morì sull'abulanza che lo portava all'ospedale di Oviedo.  Professionista dal 1994, Galletti aveva vinto quattro corse nella sua carriera, e aveva acquisito notorietà come il più fedele dei gregari di Mario Cipollini. Tifosissimo del Pisa (a lui è intitolato uno striscione fra i più noti all'Arena), Alessio abitava a Musigliano di Cascina: aveva già una bambina di otto mesi e la moglie Consuelo era da tre mesi incinta del secondo figlio.

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