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Pontedera, ultima spiaggiaGli ultrà contestano tutti e Marco Masi medita l'addio

Francesca Lombardi / Andreas Quirici
Pontedera, ultima spiaggiaGli ultrà contestano tutti e Marco Masi medita l'addio

Cori, offese e una mini invasione durante la rifinitura allo stadio. «Non so se sarò in panchina nella gara con il Riccione». E' l'annuncio-choc dell'allenatore granata Marco Masi dato nel primo pomeriggio di ieri, dopo che era stato contestato, insieme alla squadra, da una decina di ultras del Pontedera

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PONTEDERA. «Non so se sarò in panchina nella gara con il Riccione». E' l'annuncio-choc dell'allenatore granata Marco Masi dato nel primo pomeriggio di ieri, dopo che era stato contestato, insieme alla squadra, da una decina di ultras del Pontedera, giunti all'Ettore Mannucci durante la rifinitura del sabato mattina. Cori e offese un po' per tutti, con una mini-invasione di campo contenuta dalle forze dell'ordine.
Ieri l'allenatore ha parlato a lungo con il presidente Maurizio Accattini, che ha cercato di ricucire lo strappo. In serata il dirigente ha detto che il caso era rientrato, ma lo stesso Masi ha, invece, detto di essere comunque ancora indeciso.
«Sono cose molto spiacevoli - ha detto Accattini - e che si sommano a tutto quanto avvenuto in questi anni all'interno della società. Gli spettatori hanno il diritto di contestare, considerato che abbiamo perso sei gare di campionato e una di coppa Italia con il Ponsacco. Ma la situazione per tutti noi è davvero pesante e alla vigilia di una gara importante come quella con il Riccione, un episodio del genere proprio non ci voleva». Masi non ha digerito la contestazione dopo tre anni di rimborsi non pagati o corrisposti in forte ritardo, a fronte di un impegno costante sul campo. Non ha aggiunto granché a quello detto. Solo che «da tre anni si fa tutto, tranne che parlare di calcio». La misura dell'allenatore è ormai colma e il dubbio che possa davvero disertare la partita di oggi pomeriggio è forte. Al suo posto in panchina andrebbe Alessandro Caponi, tecnico della Juniores e vecchia gloria granata.
E' stato l'epilogo di una settimana turbolenta precedente a un impegno fondamentale per il Pontedera, chiamato a battere al comunale «Mannucci» il Valleverde Riccione, squadra, anch'essa, che non versa in ottime condizioni (quattro punti in classifica).
Con i fatti di ieri e quelli dei giorni scorsi, la squadra potrebbe non essere tranquilla: I chiarimenti di metà settimana, prima tra i calciatori e il tecnico Marco Masi e poi tra il proprietario Carletto Monni, il presidente Maurizio Accattini e il direttore generale Massimo Petrognani avevano, infatti, aumentato la tensione della vigilia con il patron Monni che aveva detto: «Se tra due mesi i risultati non arriveranno, tutti se ne andranno a casa per far posto ai ragazzi della juniores. Almeno il risparmio sarà garantito». Un vero e proprio ultimatum quello di Carletto Monni, lanciato con l'obiettivo di scatenare una forte reazione d'orgoglio.
«Vorrei tanto riuscire a ottenere un risultato positivo per i ragazzi che stanno mettendo impegno - aveva spiegato due giorni fa l'allenatore granata Marco Masi - Con loro i rapporti sono chiari, purtroppo però è tutto il resto che non lo è. Non credo che l'ultimatum di Monni sia stato positivo, perché se la situazione economica era così precaria poteva decidere ad inizio stagione di giocare con gli juniores. La sua affermazione non aiuta, anzi sembra quasi che non abbia alcun interesse a risollevare la situazione. Poteva incoraggiare la squadra oppure decidere di cambiare l'allenatore. I ragazzi non c'entrano, casomai il colpevole per questi risultati sono io». Una difesa condivisibile, così come la sua amarezza per il trattamento ricevuto da proprietà e minoranza della tifoseria.

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