Sicurezza
I NERAZZURRI
Pisa, gli argentini non tradiscono mai
Francesco Loi
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Il direttore sportivo nerazzurro Vincenzo MinguzziCantoro e Chiesa. Finalizzatore e suggeritore. Entrambi argentini. Un tocco sudamericano anche nel Pisa 1909. Un'ideale linea di congiunzione con il passato. Da Simeone a Raimondi, a Nacho Castillo
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PISA. Cantoro e Chiesa. Finalizzatore e suggeritore. Entrambi argentini. Un tocco sudamericano anche nel Pisa 1909. Un'ideale linea di congiunzione con il passato. Da Simeone a Raimondi, a Nacho Castillo. Tutto in proporzione, è evidente. Ma il feeling resta. A Cantoro e Chiesa, ognuno con le proprie specialità, è chiesto di essere decisivi. Semplicemente decisivi.
Cantoro e Chiesa sono stati presi per questo. Sulla carta, le qualità e l'esperienza, anche in categoria superiore, ci sono tutte. Le loro storie meritano di essere raccontate più a fondo.
Cantoro. Lucas Maximilian Cantoro (nato a Buenos Aires il 3 aprile 1979) è in Italia da quasi dieci anni, militando soprattutto in C1 con Monza, Isernia, Sansovino, Foggia, Padova, Martina, Paganese, Cosenza, Potenza. Prima di approdare nello Stivale ha disputato la serie A argentina con la maglia del Velez Sarsfield. Nell'Isernia, stagione 2002-2003, il suo unico torneo di serie D, con 19 gol in 28 presenze. La sua miglior performance in C1 è avvenuta con il Foggia nel 2005-2006: 11 reti, tra le quali una doppietta contro il Napoli al San Paolo, lo stadio del suo idolo Maradona. Faceva il raccattapalle quando Diego giocava nel Boca Juniors. Tra tutte le città italiane che ha girato, è rimasto legato soprattutto ad Isernia, dove ha conosciuto la moglie Natasha, che gli ha dato i figli Priscilla e Jordan. Mancino, fisico atletico, i nonni da parte di suo padre sono italiani. Ha sempre detto di essersi trovato meglio, calcisticamente, nelle piazze con tifoserie calorose: «Caratterialmente, come tutti i sudamericani, ho bisogno di questo». Nella scorsa stagione si è diviso tra Cosenza (serie C1, 12 gare, 3 gol) e Potenza (serie C2, 14 partite, 2 reti). A Pisa è chiamato, magari, a segnare i gol di Isernia.
Chiesa. Quella di Nicolas Hernan Chiesa è una storia simile a quella di tantissimi argentini del calcio che cercano fortuna nel Sud Italia, anche accettando categorie dilettantistiche. Alla Raimondi, alla Castillo, appunto. Nato a Buenos Aires il 25 maggio 1980, 171 cm per 68 kg, Chiesa assomiglia nel gioco e nelle movenze un po' a Miccoli e un po' a Ricchiuti. Classico rifinitore, gioca anche per il gol: a Brindisi ha trascinato la squadra in seconda divisione, dopo che nei tre anni precedenti al Grottaglie aveva segnato molto (sempre in doppia cifra, record 19 reti). Sposato con Sabrina, ha una bambina (Milagros). Chiesa ha iniziato a tirare calci al pallone a 5 anni, nelle strade della capitale argentina. «Ho avuto la fortuna di fare un lavoro - ha detto - che mi permette di divertirmi, ma anche di guadagnare. Il calcio è la mia vita e spero di poter giocare il più a lungo possibile». Il suo numero di maglia, manco a dirlo, è il 10. In realtà, lasciato il Brindisi, doveva passare alla squadra campana del Sapri, dove era già stato annunciato. Ma la chiamata del Pisa è stata troppo forte. Senza dimenticare, per chi non lo sapesse, che un paio di stagioni fa Minguzzi lo aveva inserito nella lista dei papabili per il Grosseto. Chiesa non è arrivato in Italia digiuno di esperienze all'estero. Nel 2004-2005 ha tentato un'esperienza nella serie A della Romania con la Politehnica Iasi, mentre le sue squadre in patria erano state la Nueva Chicago, l'Almirante Brown e l'Instituto Cordoba. Quando è passato al Brindisi non aveva lasciato l'appartamento di Grottaglie, perchè la sua famiglia si era ambientata bene e quindi faceva il pendolare. Ma Pisa val bene un sacrificio.
Cantoro e Chiesa sono stati presi per questo. Sulla carta, le qualità e l'esperienza, anche in categoria superiore, ci sono tutte. Le loro storie meritano di essere raccontate più a fondo.
Cantoro. Lucas Maximilian Cantoro (nato a Buenos Aires il 3 aprile 1979) è in Italia da quasi dieci anni, militando soprattutto in C1 con Monza, Isernia, Sansovino, Foggia, Padova, Martina, Paganese, Cosenza, Potenza. Prima di approdare nello Stivale ha disputato la serie A argentina con la maglia del Velez Sarsfield. Nell'Isernia, stagione 2002-2003, il suo unico torneo di serie D, con 19 gol in 28 presenze. La sua miglior performance in C1 è avvenuta con il Foggia nel 2005-2006: 11 reti, tra le quali una doppietta contro il Napoli al San Paolo, lo stadio del suo idolo Maradona. Faceva il raccattapalle quando Diego giocava nel Boca Juniors. Tra tutte le città italiane che ha girato, è rimasto legato soprattutto ad Isernia, dove ha conosciuto la moglie Natasha, che gli ha dato i figli Priscilla e Jordan. Mancino, fisico atletico, i nonni da parte di suo padre sono italiani. Ha sempre detto di essersi trovato meglio, calcisticamente, nelle piazze con tifoserie calorose: «Caratterialmente, come tutti i sudamericani, ho bisogno di questo». Nella scorsa stagione si è diviso tra Cosenza (serie C1, 12 gare, 3 gol) e Potenza (serie C2, 14 partite, 2 reti). A Pisa è chiamato, magari, a segnare i gol di Isernia.
Chiesa. Quella di Nicolas Hernan Chiesa è una storia simile a quella di tantissimi argentini del calcio che cercano fortuna nel Sud Italia, anche accettando categorie dilettantistiche. Alla Raimondi, alla Castillo, appunto. Nato a Buenos Aires il 25 maggio 1980, 171 cm per 68 kg, Chiesa assomiglia nel gioco e nelle movenze un po' a Miccoli e un po' a Ricchiuti. Classico rifinitore, gioca anche per il gol: a Brindisi ha trascinato la squadra in seconda divisione, dopo che nei tre anni precedenti al Grottaglie aveva segnato molto (sempre in doppia cifra, record 19 reti). Sposato con Sabrina, ha una bambina (Milagros). Chiesa ha iniziato a tirare calci al pallone a 5 anni, nelle strade della capitale argentina. «Ho avuto la fortuna di fare un lavoro - ha detto - che mi permette di divertirmi, ma anche di guadagnare. Il calcio è la mia vita e spero di poter giocare il più a lungo possibile». Il suo numero di maglia, manco a dirlo, è il 10. In realtà, lasciato il Brindisi, doveva passare alla squadra campana del Sapri, dove era già stato annunciato. Ma la chiamata del Pisa è stata troppo forte. Senza dimenticare, per chi non lo sapesse, che un paio di stagioni fa Minguzzi lo aveva inserito nella lista dei papabili per il Grosseto. Chiesa non è arrivato in Italia digiuno di esperienze all'estero. Nel 2004-2005 ha tentato un'esperienza nella serie A della Romania con la Politehnica Iasi, mentre le sue squadre in patria erano state la Nueva Chicago, l'Almirante Brown e l'Instituto Cordoba. Quando è passato al Brindisi non aveva lasciato l'appartamento di Grottaglie, perchè la sua famiglia si era ambientata bene e quindi faceva il pendolare. Ma Pisa val bene un sacrificio.
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