Sicurezza
«Lo sfascio ha tanti responsabili»
Massimo Berutto
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Gianluca PetrachiQuando una società scompare, tutti coloro che ne hanno fatto parte perdono una fetta della loro esistenza calcistica. Tangibile il dispiacere di Gianluca Petrachi, indubbio artefice della storica promozione in B e di quella sfiorata in A. «In dieci mesi - dice con rabbia - è stato distrutto quanto costruito in tre anni. È stato spento il grande calcio a Pisa».
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PISA. Quando una società scompare, tutti coloro che ne hanno fatto parte perdono una fetta della loro esistenza calcistica. Tangibile il dispiacere di Gianluca Petrachi, indubbio artefice della storica promozione in B e di quella sfiorata in A. «In dieci mesi - dice con rabbia - è stato distrutto quanto costruito in tre anni. È stato spento il grande calcio a Pisa».
Per lei lasciare Pisa è stato doloroso...
«Quando sono andato via qualcuno ha messo in giro voci su di me. Chi? Le stesse persone che avrebbero dovuto controllare i conti del Pisa e non l'hanno fatto. Più che spulciare le cifre negli ultimi giorni, avrebbero dovuto mandare prima i giusti segnali alla città. Ho trovato tanti corresponsabili di un fallimento che parte da lontano. Ho tolto il disturbo quando ho capito con che tipo di persone avevo a che fare».
Il crack del Pisa è solo responsabilità di Pomponi?
«Io non sono un contabile. Nei due anni della mia gestione il Pisa aveva il monte ingaggi più basso prima in C e poi in B. Avevamo avuto bisogno di fare solo due plusvalenze, vendendo Puggioni e Castillo. In tutto abbiamo raccolto 2 milioni e 200mila euro. Abbiamo acquistato prevalentemente giocatori a parametro zero. Quando sono andato via alcuni ragazzi non hanno rinnovato il contratto. Sono certo che con me avrebbero prolungato, garantendo altre plusvalenze. Invece hanno visto che non c'era progettualità e non hanno accettato».
Nella scorsa estate sono stati dispersi giocatori interessanti come Titone...
«Ma anche Lorello, Pisano e Casisa, che hanno vinto il campionato di C2 a Varese. E Buzzegoli, Carrozza, Raimondi. Non so quale plusvalenza il Pisa abbia realizzato vendendo Raimondi, ma è stato un errore incredibile farlo andar via. Musca percepiva 35mila euro, Pisano 25mila, Titone 40mila. Cifre che avrebbero permesso al Pisa di sopravvivere. Invece Alvarez guadagnava 450mila e Gasparetto 360mila. A me Pomponi aveva prospettato un monte stipendi lordo di 4milioni e 400mila, e l'avrei accettato se lo avesse dichiarato alla città. Invece poi ne ha accumulato uno di 9 milioni e mezzo. Come posso pensare di comprarmi una Porsche se non posso permettermi 50 euro per la benzina?».
Lei cosa avrebbe fatto con quei soldi?
«Sicuramente avrei continuato ad ingaggiare a parametro zero e puntato su qualche giovane che avevo in casa. Casisa non è inferiore a Raggio Garibaldi. Titone non è inferiore a Masiero. Pisano poteva restare al posto di Piccinni. Come Musca. Tutti giovani nostri per mantenere un profilo sostenibile».
Parliamo anche di Covarelli e dei mancati riscatti di Kutuzov e Gabionetta...
«La partenza di Covarelli ci ha sorpresi tutti. A saperlo prima l'avremmo potuta gestire. Con le idee che avevamo e il valore aggiunto di Ventura, le cose sarebbero andate diversamente».
E ora come ripartire?
«Mi auguro con persone serie. Sapevamo che a Pisa c'erano persone "particolari", ma molti tacevano».
Per lei lasciare Pisa è stato doloroso...
«Quando sono andato via qualcuno ha messo in giro voci su di me. Chi? Le stesse persone che avrebbero dovuto controllare i conti del Pisa e non l'hanno fatto. Più che spulciare le cifre negli ultimi giorni, avrebbero dovuto mandare prima i giusti segnali alla città. Ho trovato tanti corresponsabili di un fallimento che parte da lontano. Ho tolto il disturbo quando ho capito con che tipo di persone avevo a che fare».
Il crack del Pisa è solo responsabilità di Pomponi?
«Io non sono un contabile. Nei due anni della mia gestione il Pisa aveva il monte ingaggi più basso prima in C e poi in B. Avevamo avuto bisogno di fare solo due plusvalenze, vendendo Puggioni e Castillo. In tutto abbiamo raccolto 2 milioni e 200mila euro. Abbiamo acquistato prevalentemente giocatori a parametro zero. Quando sono andato via alcuni ragazzi non hanno rinnovato il contratto. Sono certo che con me avrebbero prolungato, garantendo altre plusvalenze. Invece hanno visto che non c'era progettualità e non hanno accettato».
Nella scorsa estate sono stati dispersi giocatori interessanti come Titone...
«Ma anche Lorello, Pisano e Casisa, che hanno vinto il campionato di C2 a Varese. E Buzzegoli, Carrozza, Raimondi. Non so quale plusvalenza il Pisa abbia realizzato vendendo Raimondi, ma è stato un errore incredibile farlo andar via. Musca percepiva 35mila euro, Pisano 25mila, Titone 40mila. Cifre che avrebbero permesso al Pisa di sopravvivere. Invece Alvarez guadagnava 450mila e Gasparetto 360mila. A me Pomponi aveva prospettato un monte stipendi lordo di 4milioni e 400mila, e l'avrei accettato se lo avesse dichiarato alla città. Invece poi ne ha accumulato uno di 9 milioni e mezzo. Come posso pensare di comprarmi una Porsche se non posso permettermi 50 euro per la benzina?».
Lei cosa avrebbe fatto con quei soldi?
«Sicuramente avrei continuato ad ingaggiare a parametro zero e puntato su qualche giovane che avevo in casa. Casisa non è inferiore a Raggio Garibaldi. Titone non è inferiore a Masiero. Pisano poteva restare al posto di Piccinni. Come Musca. Tutti giovani nostri per mantenere un profilo sostenibile».
Parliamo anche di Covarelli e dei mancati riscatti di Kutuzov e Gabionetta...
«La partenza di Covarelli ci ha sorpresi tutti. A saperlo prima l'avremmo potuta gestire. Con le idee che avevamo e il valore aggiunto di Ventura, le cose sarebbero andate diversamente».
E ora come ripartire?
«Mi auguro con persone serie. Sapevamo che a Pisa c'erano persone "particolari", ma molti tacevano».
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