Gioco
Pisa Calcio, no di Mian: nuove voci su Camilli
Francesco Loi
La ripartenza del Pisa comincia ad essere in salita. Due ieri le mosse “pesanti”, con conseguenze non più leggere. La prima: ricorso di Covarelli al Coni contro l’esclusione del Pisa Calcio dalla Lega Pro. La seconda: il no della famiglia Gentili- Mian all’acquisto della nuova società
3 MINUTI DI LETTURA
La ripartenza del Pisa comincia ad essere in salita. Due ieri le mosse “pesanti”, con conseguenze non più leggere. La prima: ricorso di Covarelli al Coni contro l’esclusione del Pisa Calcio dalla Lega Pro. La seconda: il no della famiglia Gentili- Mian all’acquisto della nuova società.
Partiamo dalla questione del ricorso. Leonardo Covarelli avrebbe preso ieri l’iniziativa di appellarsi all’alta corte del Coni contro l’esclusione del Pisa Calcio decretata dalla Covisoc. Se gli atti siano firmati Pomponi o Covarelli poco importa, l’iniziativa comunque è dell’ex presidente. Il Coni, in questi casi, decide abbastanza velocemente, nel giro di una settimana- dieci giorni. Possibilità di un successo, che sarebbe più che clamoroso? Secondo gli esperti è praticamente impossibile, considerati sia i punti del contenzioso con la Covisoc (ovvero i tanti milioni di euro da pagare), sia la mancanza di un pur minimo ricorso, anche se lacunoso, entro lo scorso sabato.
La questione ora è anche un’altra: vien da chiedersi se questa iniziativa, con un Pisa Calcio ancora interlocutore attivo dei vertici sportivi nazionali, possa interferire, rallentandole, con le procedure di costituzione del nuovo Pisa, quello per la serie D. La risposta è no o perlomeno può far slittare il tutto di pochissimi giorni. A questo proposito è giusto specificare che non esiste una scadenza per la richiesta di ammissione alla D: le date del 21 e 27 sono valide solo nei casi di ripescaggio. Intanto le pratiche affidate allo studio Grassani di Bologna vanno avanti. Lo statuto è ormai definito e per lunedì pomeriggio l’avvocato Andrea Bottone ha già fissato un appuntamento con il notaio Nicola Mancioppi per la costituzione della nuova società, così da avviare poi il procedimento di affiliazione alla Lega, per il quale serviranno due o tre giorni. Questo è l’atto per concretizzare l’ipotesi di nuovo Pisa già illustrata e con una struttura (numero di soci, ripartizione di quote, ecc.) non vincolante, che sarà sottoposta al giudizio della città, a cominciare dal consiglio comunale. Fin qui la fase 1, ma la più complessa è la numero 2. Quella che dovrebbe portare anzitutto alla definizione del socio forte cui affidare il nuovo Pisa davanti a solide garanzie. Ed ecco il secondo ostacolo di giornata: il no della famiglia Gentili-Mian che, in una sua nota ufficiale, comunica «con profondo dispiacere la propria impossibilità ad acquisire e gestire la nuova società designata a partecipare al campionato di serie D.
Le ragioni sono di natura strettamente personale e tali da non consentire alcun impegno. Ringrazia i tifosi tutti per la stima dimostrata, il signor sindaco per la comprensione usata e per l’equilibrio mantenuto in questa lunga e complessa vicenda. Formula i migliori auguri a chi si assumerà l’impegno di portare in alto i colori nerazzurri a cui saranno sempre vicini». Non si tratta di un disimpegno, ma di un atto che lascia libero chiunque di portare avanti ogni iniziativa utile per il Pisa, senza più alcun vincolo morale dopo Salviamoc1. Di sicuro è una decisione che cambia gli scenari, che perdono il soggetto forte che avrebbe messo tutti d’accordo, anzi che avrebbe attirato ulteriori interessi imprenditoriali.
La Copra, con la sentenza (di primo grado) sulle sponsorizzazioni, perde quotazioni, ma non è una pista chiusa. Le cordate pisane stanno alla finestra. Nella serata voci su un rinnovato interesse di Piero Camilli, che addirittura potrebbe vendere il Grosseto.
Partiamo dalla questione del ricorso. Leonardo Covarelli avrebbe preso ieri l’iniziativa di appellarsi all’alta corte del Coni contro l’esclusione del Pisa Calcio decretata dalla Covisoc. Se gli atti siano firmati Pomponi o Covarelli poco importa, l’iniziativa comunque è dell’ex presidente. Il Coni, in questi casi, decide abbastanza velocemente, nel giro di una settimana- dieci giorni. Possibilità di un successo, che sarebbe più che clamoroso? Secondo gli esperti è praticamente impossibile, considerati sia i punti del contenzioso con la Covisoc (ovvero i tanti milioni di euro da pagare), sia la mancanza di un pur minimo ricorso, anche se lacunoso, entro lo scorso sabato.
La questione ora è anche un’altra: vien da chiedersi se questa iniziativa, con un Pisa Calcio ancora interlocutore attivo dei vertici sportivi nazionali, possa interferire, rallentandole, con le procedure di costituzione del nuovo Pisa, quello per la serie D. La risposta è no o perlomeno può far slittare il tutto di pochissimi giorni. A questo proposito è giusto specificare che non esiste una scadenza per la richiesta di ammissione alla D: le date del 21 e 27 sono valide solo nei casi di ripescaggio. Intanto le pratiche affidate allo studio Grassani di Bologna vanno avanti. Lo statuto è ormai definito e per lunedì pomeriggio l’avvocato Andrea Bottone ha già fissato un appuntamento con il notaio Nicola Mancioppi per la costituzione della nuova società, così da avviare poi il procedimento di affiliazione alla Lega, per il quale serviranno due o tre giorni. Questo è l’atto per concretizzare l’ipotesi di nuovo Pisa già illustrata e con una struttura (numero di soci, ripartizione di quote, ecc.) non vincolante, che sarà sottoposta al giudizio della città, a cominciare dal consiglio comunale. Fin qui la fase 1, ma la più complessa è la numero 2. Quella che dovrebbe portare anzitutto alla definizione del socio forte cui affidare il nuovo Pisa davanti a solide garanzie. Ed ecco il secondo ostacolo di giornata: il no della famiglia Gentili-Mian che, in una sua nota ufficiale, comunica «con profondo dispiacere la propria impossibilità ad acquisire e gestire la nuova società designata a partecipare al campionato di serie D.
Le ragioni sono di natura strettamente personale e tali da non consentire alcun impegno. Ringrazia i tifosi tutti per la stima dimostrata, il signor sindaco per la comprensione usata e per l’equilibrio mantenuto in questa lunga e complessa vicenda. Formula i migliori auguri a chi si assumerà l’impegno di portare in alto i colori nerazzurri a cui saranno sempre vicini». Non si tratta di un disimpegno, ma di un atto che lascia libero chiunque di portare avanti ogni iniziativa utile per il Pisa, senza più alcun vincolo morale dopo Salviamoc1. Di sicuro è una decisione che cambia gli scenari, che perdono il soggetto forte che avrebbe messo tutti d’accordo, anzi che avrebbe attirato ulteriori interessi imprenditoriali.
La Copra, con la sentenza (di primo grado) sulle sponsorizzazioni, perde quotazioni, ma non è una pista chiusa. Le cordate pisane stanno alla finestra. Nella serata voci su un rinnovato interesse di Piero Camilli, che addirittura potrebbe vendere il Grosseto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
