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Pisa, cosa succede ora

Francesco Loi
Il presidente del Grosseto Piero Camilli
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Il presidente del Grosseto Piero Camilli

Prefiguriamo lo scenario che si apre ora per il Pisa Calcio Spa. In teoria, Luca Pomponi, che ora è l'unico ad avere in mano tutto il destino della società nerazzurra in quanto proprietario, ha tempo fino alle ore 13 di domani, sabato 11 luglio, per presentare ricorso alla Covisoc. Tale ricorso dovrà essere corredato dalla documentazione corretta secondo le indicazioni della Covisoc stessa.

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PISA. Prefiguriamo lo scenario che si apre ora per il Pisa Calcio Spa. In teoria, Luca Pomponi, che ora è l'unico ad avere in mano tutto il destino della società nerazzurra in quanto proprietario, ha tempo fino alle ore 13 di domani, sabato 11 luglio, per presentare ricorso alla Covisoc. Tale ricorso dovrà essere corredato dalla documentazione corretta secondo le indicazioni della Covisoc stessa.

In pratica Pomponi deve dimostrare di avere cominciato a ridurre la carenza patrimoniale per almeno 4,2 milioni di euro; deve versare i 2,7 per stipendi e contributi; deve presentare una nuova fidejussione da 100mila euro emessa da una banca italiana. In ogni altro caso, al verdetto-bis della Covisoc di martedì 14 luglio, il Pisa Calcio sarà definitamente dichiarato non ammissibile alla Lega Pro. Un eventuale fallimento sarà un passaggio parallelo, non determinato da organi sportivi, ma giudiziari. Le società di calcio estromesse dal campionato hanno come estremo aggancio il ricorso al Coni. Appare evidente che, senza l'iscrizione alla Lega Pro, non potrà essere intenzione di Pomponi ripartire a capo di un Pisa iscritto ad altra categoria inferiore.

Serie D. Si tratta quindi di chiedersi, una volta che il Pisa non dovesse essere iscritto alla Lega Pro, cosa potrà succedere. «Dateci ventiquattro ore di tempo per sbollire la delusione», ha detto Cesare Cava, trovando sponda nel sindaco Filippeschi. Ma è chiaro che questo scenario già era stato messo nel conto, soprattutto quando il miracolo di raccogliere i 2,3 milioni di euro sembrava lontanissimo. Dunque qualche idea in questo senso è già venuta fuori. Il "nuovo" Pisa - che dovrà cambiare denominazione - con il sindaco a fare da garante e una forza imprenditoriale vera al fianco - facendo leva sulla grande storia della città, della sua principale squadra di calcio e sul bacino in cui insiste, potrà fare richiesta di ammissione alla categoria più alta dei tornei dilettanti, ovvero la serie D. Lo stesso percorso fatto lo scorso anno dalla Lucchese. In quella situazione sarà bene scegliere con cura a chi affidare la ripartenza, magari vincolando il soggetto prescelto ad una programmazione pluriennale.

Nuovi protagonisti. Un "nuovo" Pisa, che si trovasse costretto a ripartire dal basso - con il grande vantaggio di essere pulito da ogni debito e con il solito grande seguito di tifoseria - si presenta come un'occasione. La Copra Piacenza un pensiero in questa direzione lo ha già sicuramente fatto. E sono numerose le voci secondo cui anche Piero Camilli, patron del Grosseto, potrebbe essere interessato ad un'operazione del genere. Ma non bisogna dimenticare la famiglia Gentili-Mian, che ieri aveva fatto l'ennesimo gesto d'amore verso la città. Dovrebbe avere almeno una prelazione sulla domanda: a voi interessa?

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