Torre del Lago, morì dopo sette mesi di coma: maxi-risarcimento per i familiari
L’Azienda ospedaliera pisana condannata a pagare oltre 1,5 milioni di euro
VIAREGGIO. La rimozione di un tumore benigno alla testa, l’intervento concluso correttamente per la parte neurochirurgica, ma con complicazioni sul fronte dell’anestesia. Il paziente, colpito da ischemia cerebrale, finisce in coma e muore dopo sette mesi di agonia.
È la sequenza sanitaria che tra il dicembre 2008 e il luglio 2009 portò al decesso di un pensionato di Torre del Lago. Operato il 17 dicembre al Santa Chiara e poi trasferito dopo alcuni mesi al Versilia, il paziente morì l’8 luglio dell’anno successivo. Se il capitolo penale a carico dell’anestesista dell’Aoup che si occupò del pensionato si è chiuso con la prescrizione in primo grado per il reato di omissione di atti d’ufficio dovuto all’occultamento della cartella clinica e in appello anche per l’omicidio colposo (un anno e 10 mesi con la condizionale, ndr), arriva ora la condanna dell’Azienda ospedaliera e per alcune posizioni anche del medico, a risarcire gli eredi della vittima dell’errore sanitario. Un conto che il Tribunale di Pisa ha stabilito in oltre 1,5 milioni di euro tra figli e nipoti del torrelaghese.
I familiari avevano già ottenuto 80mila euro come anticipo del danno e il medico, dopo la condanna della Corte dei conti, quella somma l’aveva versata al suo ex datore di lavoro. Moglie e figli vennero informati dell’esito dell’operazione, con il loro caro uscito dalla sala operatoria in stato di incoscienza, e chiesero conto di cosa fosse successo. Passarono i mesi e quando il paziente si arrese decisero di fare denuncia.
Con i primi atti furono indagati l’anestesista e il neurochirurgo autore dell’intervento il cui operato, secondo i consulenti della Procura, fu ritenuto regolare e la sua posizione venne archiviata. Per l’anestesista, invece, l’accusa prima e il gip dopo, decisero che era necessario un processo per accertare le sue eventuali responsabilità nella morte dell’anziano. All’origine del coma, causato dall’interruzione del flusso di sangue al cervello, e poi del decesso, ci sarebbe stata una negligenza dell’anestesista. Una tesi sempre respinta dal medico. Cinque ore di intervento concluso con un’ischemia.
«Il Tribunale aveva valutato la condotta del medico gravemente colposa sotto il profilo della negligenza, definita macroscopica, anche in conseguenza della mancata redazione della cartella infermieristica, con omissione della necessaria valutazione preparatoria, della richiesta del consenso informato e di un adeguato monitoraggio dei parametri del paziente in fase di intervento» aveva scritto la Corte dei conti nel condannare l’anestesista a risarcire l’Aoup per la somma anticipata ai familiari. La Procura contabile aveva contestato la responsabilità professionale medica «per colpa grave per mancato uso della diligenza, perizia e per voluta omessa redazione della cartella anestesiologica». Dopo l’operazione il pensionato veniva descritto come «soporoso non risvegliabile». Lo stato di incoscienza era andato sempre più accentuandosi con un andamento del tutto compatibile con un danno cerebrale avvenuto durante l’intervento divenuto sempre più chiaro. «Appare evidente una condotta gravemente colposa del dottore sotto il profilo della negligenza – si legge nella sentenza – le contestazioni senza dubbio consentono di superare il limite della colpa grave, essendo evidente la divergenza tra la condotta del medico e la condotta che era necessario attendersi sulla base della regola cautelare da un soggetto specialista in materia e di rilevante esperienza».
