Pisa, scuole occupate e atti vandalici. Il coordinatore dei presidi: «Il governo chiede la linea dura»
Il monito di Salvatore Caruso, dirigente scolastico dell’Ipsar Matteotti e presidente del Co.di.sco: «Già nel milanese e a Roma sono scattate le denunce le richieste di risarcimento danni alle famiglie dei ragazzi»
PISA. «Al momento le scuole occupate sono solo due. La protesta è circoscritta ai licei scientifici Buonarroti e al Dini, ma la situazione è, come purtroppo accade ogni anno, in evoluzione. Spero che gli studenti stiano attenti, il ministero ha già applicato la linea dura in altre regioni». È il monito di Salvatore Caruso – dirigente scolastico dell’Ipsar Matteotti di Pisa e presidente del Co.di.sco (il Coordinamento dei dirigenti scolastici di Pisa, agli studenti delle scuole superiori pisane. Istituti scolastici in cui – come ormai è quasi tradizione nel periodo che precede il Natale – si stanno registrando occupazioni e un crescendo di proteste messe in atto dai ragazzi.
Gli studenti del Buonarroti e del Dini hanno coordinato le azioni non solo tra loro, ma anche con il liceo artistico Passaglia di Lucca. È una novità rispetto agli altri anni?
«Sicuramente sì. Normalmente si coordinavano in ambito cittadino e con i territori vicini. Ora mi è stato riferito, non dai dirigenti ma da docenti che hanno parenti in altre scuole, che i rappresentanti dei vari istituti del territorio hanno fatto una riunione allargata».
I ragazzi rivendicano l’occupazione come un “atto di disobbedienza civile per riappropriarsi dalla scuola come luogo di informazione, confronto interessi e socialità”. Motivazioni simili a quelle degli anni scorsi.
«Sono sempre le stesse, un cliché che si ripete. Posto che io sono contro ogni forma di occupazione, occorre sottolineare che le azioni di protesta, di disobbedienza o come le vogliono chiamare gli studenti possono essere portate avanti in altri modi senza precludere la possibilità di seguire le lezioni a chi ha voglia di frequentare».
Di anno in anno, però, la situazione si ripete. Perché?
«Ormai dicembre è diventato il mese delle occupazioni. Si è stabilità una routine periodica. Spero che rimanga circoscritta ai due licei scientifici e che non si allarghi ad altre realtà del territorio. Soprattutto, mi auguro che i ragazzi riescano a gestirle e che stiano attenti a chi fanno entrare a scuola. Loro possono essere anche animati da buone intenzioni, ma poi bisogna vedere cosa c’è dietro gli “ospiti”».
Teme atti vandalici e altri tipi di problemi?
«È un rischio e le nuove indicazioni del ministero sono chiare. Non sono io a stabilirle e gli studenti sanno benissimo i rischi che corrono».
Quali?
«Intanto si tratta di interruzione di pubblico servizio. Poi, in caso di atti di vandalici è ormai assodato che i costi ricadono sulle famiglie. Lo abbiamo già visto nelle occupazioni nel milanese e nella zona di Roma».
Oltre alla denuncia, come per altro è accaduto negli anni passati, il rischio per il portafogli delle famiglie è concreto?
«Sì. Ed è bene che i ragazzi ci pensino due volte. Una cosa è protestare per le cose concrete, ben altra quella di cadere nella routine periodica pre-natalizia».
C’è però un dissenso generale contro le politiche del governo. I tagli ai fondi destinati all’istruzione e all’assistenza specialistica, così come il decreto Valditara e la riforma Bernini riguardano anche voi dirigenti e docenti.
«Io sono sempre dell’idea che queste problematiche vanno affrontate non con le occupazioni, ma con incontri e documenti. Va poi sottolineata una cosa».
Quale?
«Anzitutto vediamo se la riforma verrà approvata e poi valutiamola. Queste proposte, in qualche modo, sono giustificate dalla “riduzione del numero delle nascite”. Tuttavia ci sono problematiche legate all’incremento degli studenti con disabilità che il governo deve valutare. Nella mia scuola ci sono diversi casi e non si possono concentrare cinque o sei studenti con disabilità nella stessa classe. Diventa una situazione decisamente complessa da gestire».
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