Il Tirreno

Pisa

Il ricordo

Da Fiume a Pisa: rivive la storia dei sacerdoti esodati dopo la guerra

Da Fiume a Pisa: rivive la storia dei sacerdoti esodati dopo la guerra

Un incontro per ricordare Ugo Camozzo: ci sarà anche don Dianich

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. La storia di un esodo e dell’accoglienza ricevuta torna a vivere all'Auditorium “Giuseppe Toniolo” di Pisa. Giovedì 7 novembre l'Associazione fiumani italiani nel mondo si sono riuniti eccezionalmente nella città della Torre per ricordare Ugo Camozzo, vescovo di Fiume, nominato arcivescovo di Pisa da Pio XII nel gennaio del 1948 e che qui rimase fino al 1970.

Come conseguenza della Seconda guerra mondiale Pisa ha, infatti, vissuto una particolare vicenda che sta giungendo alla fine con l’ultimo protagonista ancora superstite, il 90enne don Severino Dianich. Il cambio della sovranità nazionale e soprattutto l’oppressivo e persecutorio regime comunista del maresciallo Tito provocarono l’abbandono delle loro terre da parte di 350mila italiani delle province di Fiume, Pola e Zara. E fu proprio l'arcivescovo Ugo Camozzo a invitare i sacerdoti fiumani a seguirlo a Pisa e qui giunsero in 24 a prestare servizio pastorale nelle parrocchie del territorio. Tra queste ricordiamo San Marco alle Cappelle, l’Immacolata ai Passi, Caprona, Titignano, Querceta, Sacro Cuore di Pisa, Forte dei Marmi, Pontedera, Calci, San Giusto, Colignola, San Giuliano Terme, San Paolo a Ripa d’Arno, Vecchiano e molte altre. Tra i parroci fiumani si distinsero don Egidio Crisman, don Alberto Cvecich, don Romeo Vio, don Francesco Pookaj, don Giovanni Slavich e don Severino Dianich.

L'evento, che ha visto la partecipazione dell’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, ospiterà alcuni storici e lo stesso Dianich e stata un'opportunità per riscoprire un capitolo poco conosciuto della nostra storia locale e che testimonia come l'incontro tra culture diverse possa generare valore, arricchendo la comunità con nuove prospettive: «indubbiamente noi venivamo da una tradizione e da un ambiente differente, diciamo più mitteleuropeo» commenta mons. Severino Dianich «e Pisa, ma in generale la Toscana, a differenza di noi fiumani, non ha confini con Paesi esteri. Le nostre città risentivano della vicinanza geografica con l'Austria, l'Ungheria, la cultura slava e quella tedesca. Basti pensare che io da bambino ero solito vedere i preti in clergyman, cioè con i pantaloni, senza l'abito talare, consuetudine tipica della tradizione germanica, ma ancora lontana nel resto d’Italia». Ma non tutto fu semplice continua Dianich «arrivavamo a Pisa, città rossa a forte impronta comunista, e qui in tanti pensavano che eravamo scappati dalla terra promessa, dal comunismo di Tito e quasi ci guardavano come fascisti traditori…».

All’incontro  anche Franco Papetti, Presidente dell'associazione fiumani italiani nel mondo, gli storici Pierluigi Guiducci e Marko Medved, e ancora Davide Zammattio, Susanna Turcinovich e appunto Severino Dianich. Un momento particolare dell’evento è stato dedicato ai ricordi dei parrocchiani che hanno vissuto in prima persona l’impegno pastorale di alcuni di questi sacerdoti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web