La protesta
Pisa, una fabbrica diventata quartiere: i 135 anni della Saint-Gobain
Lo stabilimento fu costruito nel 1889 preferendo Pisa a Livorno e Lucca. Attorno nacquero attività e residenze, duramente colpite dalle bombe del 1943
La storia di oggi è una di quelle importanti: la nascita e lo sviluppo della fabbrica della Saint-Gobain a Pisa, a partire dal lontano 1889. Tutto ebbe origine in Francia, alla corte del Re Sole, nel 1665: per volere di Luigi XIV, al fine di realizzare la Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles a qualche decina di chilometri da Parigi (ma anche per non dipendere più dai mastri vetrai veneziani) venne fondata la “Manufacture royale de glaces de miroirs”, poi trasformata nei secoli in Saint-Gobain, una piccola località della Francia dove furono impiantati i primi stabilimenti.
La multinazionale crebbe e si sviluppò fino a decidere di impiantare stabilimenti anche fuori dai confini nazionali. Nel 1889, tra le località italiane possibili c’erano tre luoghi della Toscana: Livorno, Pisa e Diecimo di Pescaglia (in provincia di Lucca). La scelta cadde su Pisa per la vicinanza al porto, per le acque dolci del fiume Arno, per il basso costo della manodopera e per essere un centro nevralgico delle prime ferrovie italiane. Nacque così la Fabbrica pisana di specchi e lastre colate.
Per gli impianti industriali fu scelta un’area vicino al canale dei Navicelli e la produzione poté iniziare nel 1893. Dopo alcuni anni di assestamento, la scommessa fu vinta e intorno alla Saint-Gobain cominciò a svilupparsi un nuovo quartiere popolare fatto di commerci e attività secondarie. Una boccata di ossigeno per la città, che alla fine dell’Ottocento, con i suoi sessantamila abitanti, mostrava i segni di una forte decadenza economica e sociale.
Parlare di Saint-Gobain a Pisa è come provare a ricomporre un caleidoscopio di storie importanti che si intrecciano e si rincorrono: dall’urbanistica alla produzione industriale; dal dopolavoro agli scioperi; dall’economia all’incremento della popolazione operaia in città.
Il Novecento è senza dubbio il secolo più importante per la Saint-Gobain a Pisa, a partire dagli anni del Fascismo. Accanto allo stabilimento, nel 1938, venne inaugurato, alla presenza di Maria Josè di Piemonte, il dopolavoro aziendale.
Si trattava di un grande complesso multifunzionale e all’avanguardia: impianti sportivi, cinema, biblioteca, asilo infantile e spazi per riunioni. La polisportiva, intitolata alla Principessa di Piemonte, aveva un ingresso caratterizzato da una torre in vetrocemento che svettava a fianco della via Aurelia. Contemporaneamente nacquero una serie di abitazioni per i dipendenti (via Conte Fazio, via Arrosti, via Maragone), ma anche ville e villette per i dirigenti in via 2 settembre e in zona San Paolo a Ripa d’Arno.
Il periodo bellico fu la fine di tutto. L’area di Porta a Mare, densa di insediamenti artigianali e industriali (oltre alla Saint-Gobain) fu pesantemente bombardata nell’estate del 1943. I numeri parlano di 367 bombe che caddero nell’area della fabbrica, radendo al suolo quasi tutto: 192 bombe su abitazioni, 136 sugli stabilimenti produttivi e 39 sul dopolavoro. Perirono ben 56 dipendenti.
Il forno fu però riattivato prestissimo, nel giugno del 1945 e rappresentò la rinascita del quartiere e della città. Nel 1951-1952 fu bandito un concorso per la costruzione di alloggi per i dipendenti della Saint-Gobain, in un rettangolo tra via Andrea Pisano, la via statale Aurelia e il viale delle Cascine.
Il quartiere ha rappresentato una prima sperimentazione di edilizia abitativa sociale, anticipatrice di quel Piano Ina-Casa che, dal 1955 al 1964, ha consentito di garantire il diritto alla casa ai tanti e nuovi abitanti delle città italiane. In quegli anni del boom economica si registrano anche il progetto dell’attuale portale d’ingresso della fabbrica, firmato Giò Ponti e il record mondiale della lastra di vetro più lunga del mondo, esposta alla fiera campionaria di Milano nel 1957. Nel 1965, in occasione dei festeggiamenti per i tre secoli della società francese, si inaugurò il primo impianto Float Glass dell'Europa Continentale, che aumentò la produzione in maniera significativa.
Anche la storia recente è ricca di episodi e avvenimenti, che non possono trovare molto spazio in questa rubrica (magari, più in là, ci ritorneremo). Gli anni della contestazione sono stati densi di episodi e di lotte sindacali dell’intera città di Pisa, che ha retto bene anche all’ultima crisi (2009) in cui il forno della Saint-Gobain è stato fermo due anni, per poi ripartire nel giugno del 2011, con una rinnovata energia da parte della proprietà e una serie di importanti migliorie tecnologiche.
Anche se il settore a ovest della via Aurelia è oggi in parte abbandonato e in parte riqualificato ad abitazioni e servizi, la grande fabbrica pisana (l’unica oggi) resiste.
Un piccolo rammarico: vedere il marchio della Saint-Gobain sulle maglie dell’Empoli e non su quelle del Pisa, dopo 135 anni di vita insieme alla città.
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