Gioco
Sara Ficocelli porta a Pisa il suo “Niente di male”
Appuntamento domenica 6 ottobre alle 12, nella chiesa di San Vito con il libro dedicato agli ultimi figli della Generazione X e alla loro crisi di identità
PISA. Terzo romanzo per la giornalista e scrittrice pisana Sara Ficocelli che presenterà il suo nuovo libro, “Niente di male” (Astarte Edizioni), al Pisa Book Festival domenica 6 ottobre alle 12, nella chiesa di San Vito. Un libro dedicato agli ultimi figli della Generazione X e alla loro crisi di identità, tra lavoro precario e sogni interrotti. La città l’ha abbandonata da un po’, ma Sara Ficocelli si sente ancora fortemente pisana.
Dopo quindici anni a Roma, adesso vive vicino Modena, ed è proprio qui che ha deciso di ambientare il suo terzo romanzo, “Niente di male” (Astarte Edizioni), storia di una aspirante giornalista che lascia la campagna emiliana per inseguire nella Capitale il sogno di lavorare per un grande giornale.
Un libro autobiografico?
"In parte sì, soprattutto nella parte in cui racconto la mia esperienza con un giornale locale, ispirata al mio periodo di lavoro al Tirreno. Ho collaborato con voi dal 2004 al 2007 ed è stata una delle cose più stimolanti e divertenti che ho fatto, lavorativamente parlando. Vivere in una grande città collaborando per una testata come Repubblica è entusiasmante, ma non credo di essermi più divertita come quando scrivevo di cronaca bianca e nera per voi. Seguivo anche San Giuliano Terme e avevo un rapporto strettissimo con la gente del posto".
Il romanzo è dedicato agli ultimi figli della Generazione X. Perché?
"Esatto, ai nati tra il 1975 e il 1980, secondo me i più colpiti dagli stravolgimenti che hanno interessato il mondo del lavoro dopo il 2000. La storia si svolge nel 2007, negli anni in cui chi è nato in quel periodo si affacciava al mondo del lavoro. La mia generazione si è scontrata con la digitalizzazione – che ha messo in crisi tutti i settori - e la precarizzazione del lavoro: abbiamo fatto da cavia, e subito dopo è arrivato lo tsunami della crisi economica, nel 2008".
Quanto c’è di autobiografico in ciò che vive la protagonista?
"Le vicende che coinvolgono Anna sono inventate. Ma ogni storia di ogni personaggio è ispirata a situazioni che ho toccato personalmente. Storie di precariato e sfruttamento, in tutti gli ambiti lavorativi".
La famosa “generazione mille euro”…
"Tristemente famosa, sì. Un dramma di cui non si è parlato abbastanza. Ma il libro parla anche di quanto sia importante accettare il fallimento. La protagonista riesce a trovare la sua strada, imparando dai propri errori. Accetta la caduta. Capisce che non c’è niente di male".
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