Gioco
Allusioni sessuali a una studentessa, sospeso (un giorno) prof di un liceo di Pisa: le frasi in classe
L’insegnante ha spiegato che si sarebbe trattato di «modi scherzosi» utilizzati in buona fede per stemperare le lezioni
PISA. Un giorno di lezione come tanti, in un liceo come tanti in Italia. Ma quella volta, al classico Galilei di Pisa, il professore va oltre. E rivolge espressioni dal sottinteso sessuale neanche troppo velato a una studentessa, all’epoca minorenne. Stessa studentessa alla quale – in una precedente occasione – il medesimo docente aveva affibbiato l’etichetta di “porcellina”. Una vicenda che a quel punto non rimane confinata all’interno delle quattro mura dell’aula, ma deflagra portando al provvedimento disciplinare della sospensione di un giorno (sì, un solo giorno) del docente: decisione confermata a fine giugno scorso dal giudice del lavoro del Tribunale di Pisa.
Il primo episodio
I fatti risalgono all’inizio del 2020, prima dello scoppio della pandemia di Covid-19 e della conseguente interruzione delle lezioni in presenza. Secondo quanto ricostruito negli atti, sono due gli episodi che vengono contestati al docente. Il primo è quello della “porcellina”. Parola utilizzata quando la classe si mise a ridere rumorosamente, con la ragazza che – secondo quanto da lei raccontato – emise un verso particolare. Un rumore che avrebbe portato il professore ad apostrofarla con porcellina proprio perché somigliante al grugnito di un maiale.
Tuttavia – fa presente il giudice – «questo di certo non giustifica l’utilizzo dell’appellativo da parte del docente, che al più avrebbe dovuto invitare l’alunna a utilizzare modi più convenienti e consoni all’ambiente scolastico, non certo appellarla come “porcellina”».
L’altro episodio
Ancora più grave quanto avvenuto il 3 febbraio 2020, durante una spiegazione in classe. In quell’occasione il professore stava traducendo un verbo da una lingua straniera, spiegando che il suo significato in italiano era “sbattere”. Approfondendo la questione, il docente specificò che nella lingua originale ci sono altri due verbi simili ma con sfumature diverse, riassumendo il tutto con la spiegazione che i tre verbi insieme vorrebbero dire “sbattere in ogni modo possibile”.
Di fronte allo sbigottimento della classe, il professore – come ricostruito nel procedimento disciplinare dell’Ufficio scolastico – avrebbe rincarato rivolgendosi alla ragazza «con sguardo complice» e pronunciando la frase «ti piacerebbe l’idea?». Un episodio per il quale la studentessa ha spiegato di aver provato «schifo» e che ha fatto partire il procedimento disciplinare, culminato poi con la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per un giorno.
Il docente
Da parte sua, il professore non ha negato che le cose siano andate in questa maniera. Ha però spiegato che si sarebbe tratto di «modi scherzosi» utilizzati per stemperare le lezioni, senza ulteriori fini e in totale buona fede. Sempre il docente ha spiegato che il suo modus operandi è quello di alleggerire il clima con delle battute: proprio una di queste avrebbe portato allo scoppio dell’altro episodio, ricordato sopra, della “porcellina”.
Il provvedimento
Spiegazioni che né l’Ufficio scolastico né – con parole ancora più dure – il Tribunale, al quale il prof si era rivolto per vedersi cancellare la sanzione, hanno accettato. Secondo le motivazioni del provvedimento disciplinare, infatti, anche se «non può essere esclusa la buona fede del docente, difficilmente può sfuggire che l’utilizzo delle espressioni “porcellina”, “ti piacerebbe l’idea?” – riferita questa alla spiegazione del verbo “sbattere” e “sbattere in ogni modo possibile” – possa essere interpretato come avente sfumature di valenza sessuale».
Il giudice
Secondo il giudice, inoltre, se «il professore fosse stato effettivamente in buona fede e al fine di evitare qualsivoglia fraintendimento, per smorzare anche la situazione di imbarazzo di certo non avrebbe dovuto aggiungere la locuzione “ti piacerebbe l’idea?”, idonea a rendere ancora più evidente il sotteso sfondo sessuale».
Ad aggravare la situazione un aspetto certo non secondario, ricordato dalla motivazione del provvedimento disciplinare: la mancata «parità di livello» tra il docente e lo studente non consente a quest’ultimo di percepire correttamente la natura delle frasi del professore, ammesso e non concesso fossero “scherzose”, così da portare a «un’incidenza psicologica» non solo sul bersaglio delle frasi, ma su tutta la classe.
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