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Pisa, oltre 600 interventi da smaltire: saranno fatti in quattro cliniche. Le strutture scelte e come funziona

di Luca Cinotti
Una sala operatoria di Cisanello e l’ingresso della Casa di cura dell’Addolorata
Una sala operatoria di Cisanello e l’ingresso della Casa di cura dell’Addolorata

Si tratta di operazioni “rimandate” a causa dell’emergenza della pandemia. A effettuare le prestazioni saranno équipe miste di personale pubblico e privato

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PISA. L’onda lunga del Covd continua a farsi sentire sulla sanità toscana. E non solo per le conseguenze dirette, leggi alla voce contagi e ricoveri. A distanza di oltre quattro anni dallo scoppio della pandemia, infatti, le strutture sanitarie ancora subiscono gli effetti dello stop della chirurgia programmata e non urgente durante il periodopiù buio dell’emergenza. E così anche all’ospedale di Cisanello ci sono centinaia di operazioni – alcune particolarmente comuni – che devono essere “smaltite”. Il che significa avere a disposizione personale e “slote” di sala operatoria, condizione tutt’altro che scontata. Così l’Aoup si è rivolta, con un apposito bando, alle strutture private accreditate, ricevendo quattro risposte, dalle province di Pisa e di Lucca, che saranno trasformate in convenzioni ad hoc per procedere agli interventi chirurgici.

Le operazioni

Complessivamente le prestazioni richieste dall’azineda ospedaliera pisana sono 605. Il carico maggiore è quello costituito dalle ernie addomniali, con 217 interventi in regime ordinario. Ci sono poi le colecistectomie (134 ordinarie), le ernie inguinali (27 in day surgery, 26 in regime ordinario), i lipomi (60 ordinari), le asportazioni delle lesioni del tessuto anale (101 in regime ordinario, 17 in day surgery), per finire con gli interventi per l’incontinenza della donna (19 ordinari) e nell’uomo (4 ordinari).

Come ricordato dall’azienda ospedaliera, la necessità di ricorrere all’aiuto del privato accreditato è necessario per «recuperarei i tempi di attesa aggravatisi negli scorsi anni a causa della pandemia da Covid 19». In particolare gli oltre 600 interventi considerati sono quelli per cui «è trascorso il tempo di attesa previsto al 31 dicembre 2021».

Qualche numero, tratto dal monitoraggio curato dall’Agenzia regionale di sanità, può aiutare a capire le dimensioni del fenomeno in questione. Per quanto riguarda gli interventi di ernia, nel corso di tutto il 2022 negli ospedali pisani sono state effettuate 913 operazioni programmate, con una media di attesa di 232 giorni, contro i 176 dell’intera regione. Nel primo semestre dell’anno successivo (ultimo dato reso disponibile) gli interventi sono stati 436 con una media di attesa di 259 giorni (252 in Toscana).

Per quanto riguarda invece le colecistectomie, nel 2022 sono entrati in sala operatoria 674 persone per una media di attesa di 192 giorni (154 in Toscana). Nei primi sei mesi del 2023 gli interventi sono stati 331, con un’attesa di 181 giorni, contro i 143 della Regione.

Numeri alti, dunque, che arrivano dopo la ripresa delle operazioni programmate stabilita nel 2021 e proseguita negli anni successivi, ma senza che la struttura – intesa come spazi e come personale – sia stata in grado di riuscire pienamente a soddisfare la grande domanda.

Le strutture scelte

Al bando emesso lo scorso maggio, che era rivolto alle strutture private accreditate nell’area dell’Asl Toscana nord ovest hanno risposto quattro strutture. Una si trova a Pisa: è la Casa di cura Suore infermiere dell’addolorata, in via Manzoni. Le altre tre, invece, sono in provincia di Lucca. Hanno infatti risposto all’Aoup le due cliniche all’interno della città, Santa Zita e Barbantini e – dalla Versilia – la storica casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi. L’azienda ospedaliera ha deciso di accettare tutte le proposte con «un riparto tendenzialmente in parti uguali del volume di attività» tra le varie strutture.

Come funzionerà

La previsione dell’Aoup è di avere a disposizione circa 257 slot di sala operatoria, ognuno della durata di sei ore per un numero previsto massimo di cinque interventi a seduta.

L’attività chirurgica sarà svolta da équipe miste, composte dai professionisti dell’Aoup e dal personale della struttura privata (in particolare anestesiti, personale infermieristico e strumentista per le attività chirurgiche).

Si prevede che tutta l’attività debba essere concretizzata entro il prossimo 31 dicembre. Le case di cura verranno pagate al 90% di quanto previsto dal tariffario regionale per gli interventi previsti: complessivamente la spesa prevista dall’Aoup è di circa 765mila euro.
 

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