Il Tirreno

Pisa

Barca a vela affonda nell’Arno La procura apre un’inchiesta

di Luca Cinotti
A sinistra l’albero che spunta dall’Arno (Foto Giornale della vela)
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A sinistra l’albero che spunta dall’Arno (Foto Giornale della vela)

Il Miranda VI ha più volte compiuto il giro del mondo: il naufragio a Pasqua

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PISA. È affondata nella notte di Pasqua, affidando alle acque dell’Arno la sua splendida linea da signora del mare: ora sul naufragio della Miranda VI è in corso un’inchiesta della procura della Repubblica, mentre il proprietario dovrà rimuoverla dal fondale entro la fine del mese.

L’affondamento

La vicenda parte nelle prime ore del 31 marzo scorso. È in quel momento che la Miranda VI, un cabinato a vela da pochi giorni ormeggiata in Arno, all’altezza del numero 186 di viale D’Annunzio, comincia ad affondare. In poco, pochissimo tempo il fiume la inghiotte: lo scafo si adagia a sei-sette metri di profondità e unico testimone della sua presenza rimane la parte alta dell’albero che spunta dal pelo dell’acqua. Intervengono immediatamente i Vigili del fuoco, che mettono in sicurezza l’area con boe e fari illuminanti a servizio delle altre imbarcazioni.

Una barca mitica

Con il passare dei giorni e delle settimane la notizia si sparge fra gli appassionati della vela. Miranda VI, infatti, è tutto fuorché una barca come le altre. La famiglia Bianchi la fece costruire nel 1981: a progettarla, come esemplare unico, è l’americano Britton Chance. Il risultato, grazie alla sapienza dei Cantieri navali 71 di Castiglion della Pescaia, è uno scafo che sarà in grado di compiere diversi giri del mondo, partecipando a regate come la Trans-pac e la Trans-at (rispettivamente l’attraversamento del Pacifico e dell’Atlantico). Prestazioni che fino a quel momento non si immaginavano possibili per barche a vela di quelle dimensioni, ma che non avevano fatto i conti con la genialità del progettista, che aveva concepito un natante solido, veloce e versatile, con la deriva in grado di passare da un pescaggio di tre metri a soli 80 centimetri. È stata anche utilizzata come charter, potendo ospitare fino a dieci persone nelle cinque cabine matrimoniali.

L’inchiesta e la rimozione

Questo fino al giorno di Pasqua, quando Miranda VI è finita in fonda all’Arno. Sui motivi ancora non è stata fatta piena luce. E – anzi – la procura di Pisa ha aperto un’inchiesta per appurare eventuali responsabilità di terzi in quanto accaduto.

Nel frattempo Giancarlo Bianchi, l’attuale proprietario, comunica al Comune l’intenzione di voler procedere in autonomia al recupero e garantisce che non ci sono sversamenti di idrocarburi o altre sostanze inquinanti. Il 12 aprile a Bianchi arriva una diffida ad adempiere da parte della Regione, mentre il 17 luglio scorso è il Comune a emettere un’ordinanza per la rimozione entro 15 giorni. Tuttavia l’operazione si rivela piuttosto complicata, oltre che onerosa dal punto di vista finanziario.

Così Bianchi, tutelato dall’avvocato Arianna Tabarracci, chiede una proroga comunicando che le operazioni sono iniziate ma che dovranno “scavallare” il tempo previsto: così palazzo Gambacorti ha accordato al proprietario fino al 30 agosto, data ultima per la rimozione. Con la speranza di tutti gli appassionati che sia il primo passo per vedere di nuovo il Miranda VI solcare i mari.
 

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