Il Tirreno

Pisa

Marina di Pisa

Lo “chalet verde” del film di Bud Spencer sempre più in rovina: da luogo cult a baracca

di Francesco Loi

	Lo chalet e una scena del film
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Lo chalet e una scena del film

Protagonista di una famosa scena di “Lo chiamavano Bulldozer” era stato messo in vendita tre anni fa ma l’iter è stato bloccato: i motivi

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MARINA DI PISA. Qualche sera fa, Rete 4 ha trasmesso di nuovo il film “Lo chiamavano Bulldozer” con Bud Spencer, girato tra il litorale pisano, Livorno e Viareggio nel 1978. L’ennesima replica, è vero, capace comunque in piena estate di fare oltre 700mila spettatori (5,3% di share). Non viene meno la curiosità di vedere luoghi di Marina trasformati nel tempo, ma decisamente riconoscibili, come piazza delle Baleari, la stazione del Trammino, il Bagno Toto. E anche quel particolare chalet verde lungo la pineta con una ragazza mora che si affaccia alla finestra per salutare i giocatori di football americano allenati da Bud Spencer.

Ora di quella curiosa costruzione in legno, lungo via Andò, resta molto poco. È avvolta nella boscaglia che ha preso il sopravvento, larga parte del tetto è crollata e non c’è più, un piccolo pezzo di storia del cinema, e in parte di Marina, lasciato nell’abbandono.

Eppure, tre anni fa la vicenda dello chalet verde fece molto discutere. Accadde perché il Comune di Pisa lo aveva messo in vendita insieme al gemello che sorge accanto (questo dalla strada ormai non si scorge quasi più). Tra le ipotesi emerse anche quella di una demolizione con previsione, persino, di costruire nello stesso luogo una palazzina di cinque piani. Le polemiche si scatenarono di conseguenza: da una parte chi non voleva che venisse abbattuta quella costruzione a suo modo caratteristica di Marina e dall’altra chi, film o non film, si opponeva alla realizzazione di una palazzina di quelle dimensioni.

La discussione arrivò anche in consiglio comunale. «La previsione di un edificio di cinque piani è priva di fondamento perché contrasta visibilmente con il regolamento urbanistico», rispose così l’assessore Massimo Dringoli eliminando l’ipotesi dallo scenario.

Da allora non si è mosso più niente, almeno in superficie. Lo chalet, anzi gli chalet (chiamati per i loro colori originari anche le “Case delle Fate”), continuano a deteriorarsi. «Questi due chalet, se vogliamo chiamarli così, visto che da tempo sono ormai baracche, si trovano da anni nell’elenco dei beni alienabili senza che emergesse tutto questo clamore», disse tre anni fa l’allora vicesindaco Raffaella Bonsangue, che aveva la delega al patrimonio. Raccontando peraltro un dettaglio non da poco: «Abbiamo visto che un parere su questi edifici era già stato chiesto nel 2007 alla Sovrintendenza per capire se avessero un valore di carattere storico o culturale e dunque in qualche modo soggetti a vincolo. Ma la Sovrintendenza rispose di no».

All’inizio del 2021 il Comune mise in vendita lo chalet verde di via Andò 7 per 165.660,38 euro e quello gemello, al civico 9, per 164.498,31 euro. L’avviso venne pubblicato sulla “Vetrina immobiliare”, la sezione del sito istituzionale dove il Comune di Pisa espone i beni che mette sul mercato. Poco prima della scadenza la procedura venne sospesa (si diceva in quel periodo per l’elevato numero di interessi) e mai più riattivata.

Nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari 2024-2026, i due chalet fanno ancora parte dell’elenco. Per lo chalet verde al civico 7 e aree circostanti (per il catasto si tratta di abitazioni di tipo popolare) il valore è stabilito in 111.755,38 euro e per quello a fianco (stesse caratteristiche segnalate) in 103.778,78 euro. Quello più famoso è descritto così: «Poggia su una base in cemento armato mentre la struttura, le mura e le falde di copertura sono stati realizzati interamente in legno. Il piano terra comprende loggia, ingresso, quattro stanze, vano scala per accesso al primo piano, dove si trovano un disimpegno, due stanze e due ripostigli».


 

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