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Pisa, teatro Rossi: un anno di attesa e ora è (quasi) tutto da rifare

di Roberta Galli
Pisa, teatro Rossi: un anno di attesa e ora è (quasi) tutto da rifare

Decaduta la concessione dell’immobile da parte del Demanio

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PISA. Si ricomincia da capo. O quasi. Svolta negativa nella vicenda legata alla gestione del Teatro Rossi di Pisa. L’Agenzia del Demanio, proprietaria dell’immobile, ha revocato l’affidamento della concessione alla Gds Arts Management con sede a Sassari, che nel febbraio 2023 si era aggiudicata la gara per gestire il polo teatrale di via Collegio Ricci, offrendo il doppio (24mila euro l’anno) dell’unico altro concorrente, La Compagnia dei Cenci di Roma. Il progetto sardo di fatto non avrebbe presentato «le garanzie richieste» e così il Demanio è pronto a scorrere la graduatoria.

La denuncia pubblica dell’accaduto arriva da Ciccio Auletta, consigliere comunale di Diritti in Comune che da tempo segue in prima persona le sorti del teatro pisano chiuso da anni. «Per un anno – scrive Auletta – abbiamo posto forti critiche e dubbi sull’affidamento del Teatro Rossi da parte della Agenzia del Demanio alla Gds Arts Management, a partire dalla questione che avrebbe dovuto mettere oltre 2,5 milioni per il recupero di questo bene. Nel silenzio assoluto di tutte le istituzioni e delle altre forze politiche abbiamo portato avanti l’ennesima battaglia di trasparenza, chiedendo chiarezza, con ripetuti accessi agli atti, per capire la fondatezza del progetto economico e culturale. E anche questa volta i nodi sono venuti al pettine e le nostre osservazioni si sono dimostrate più che fondate. Infatti, a seguito dell’ennesimo accesso agli atti del 29 aprile per sapere chi fossero i soggetti finanziatori del recupero del Teatro, l’Agenzia del Demanio ci ha risposto solo in questi giorni che è stata dichiarata la decadenza dell’aggiudicazione della Gds Arts Management in quanto la stessa non ha presentato la documentazione amministrativa necessaria per l’atto di concessione, e in particolare non ha mai prodotto un documento essenziale, ovvero la fideiussione bancaria pari a circa 500 mila euro necessaria come deposito cauzionale».

«Insomma il grande progetto della Gds Arts da oltre 5 milioni di euro – spiega ancora Auletta – si scioglie come neve al sole. A seguito di questa decisione l’Agenzia del Demanio ha così deciso di procedere nello scorrimento della graduatoria per la concessione dello spazio, previo svolgimento delle verifiche del caso. Nella graduatoria risulta un solo altro soggetto, il secondo classificato, che è la “Compagnia dei Cenci”. Questo soggetto nella selezione fatta dal Demanio aveva preso poco meno della metà del punteggio di Gds Arts. La differenza principale nel punteggio era relativa alla proposta progettuale e alla proposta del canone annuo da versare al Demanio. Se Gds proponeva 24 mila euro annui per 30 anni, la Compagnia dei Cenci ne ha proposti 12 mila, sempre annuali, per un periodo di 20 anni». Colpisce che una delle motivazioni che il Demanio esplicita nella decisione di scorrere la graduatoria sia la «suscettività di occupazione abusiva» del Teatro Rossi. Quello che per qualcuno è un pericolo, per noi è stata la risposta a decenni di incuria».  

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