Il Tirreno

Pisa

La storia

Luca, la disabilità e la terza laurea: «La mia vita come un puzzle, così ho realizzato un sogno»

di Roberta Galli

	Luca Razzauti, 37 anni
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Luca Razzauti, 37 anni

Razzauti, livornese di 37 anni, ha trovato a Pisa un’occasione di riscatto: «Da succube spettatore sono divenuto attore per esprimere la mia libera scelta»

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PISA. «L’università è la chiave che aperto la mia porta». Terza laurea, questa volta in Storia dell’Arte sempre presso l’Ateneo pisano, per Luca Razzauti, 37 anni, persona speciale, di quelle alle quali la vita non ha regalato molto, ma che con una grande forza di volontà e tanta voglia di apprendere e conoscere sempre più, è riuscito a combattere e vincere una battaglia a testa alta che lo ha portato ad aprire una strada che può rappresentare una speranza per tanti altri giovani come lui. Luca è affetto dalla nascita dalla Sindrome di Martin Belle, meglio conosciuta come “X Fragile”, una patologia rara che non gli permette una comunicazione verbale fluente. I suoi pensieri e le sue emozioni sono affidati ad un amico speciale, il suo computer, quasi una bussola per lui, dalla quale non si separa mai. Ma nonostante le difficoltà, la malattia non ha tolto il sorriso a Luca, nato e cresciuto a Livorno, con alle spalle un diploma di perito turistico, una passione sfrenata per la musica, un passato da boy scout e tantissimi interessi e amici. E adesso questo terzo nuovo importante traguardo, sempre conseguito all’Università di Pisa, dopo una laurea Triennale in Disco (Discipline dello spettacolo e della comunicazione) e una Magistrale in Storia delle arti visive e dello spettacolo. Luca adesso si appresta a discutere la seconda laurea Magistrale in Storia dell’Arte.

L’appuntamento con la commissione accademica è venerdì 7 giugno, alle 14, presso il dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, con una tesi dal titolo “L’esperienza di un incontro fecondo, il mito di Ulisse e Circe nell’arte figurativa e nel cinema”.

Un nuovo “alloro” che riempie di orgoglio sia Luca che la sua famiglia. Grazie infatti al supporto offerto dall’Università di Pisa, Razzauti ha potuto seguire tutte le lezioni in presenza, affiancato da un tutor che si è “preso cura di lui” anche aiutandolo a raggiungere dalla stazione di Pisa, dove arrivava in treno da Livorno, fino alle aule del Polo di Civiltà e Forme del Sapere.

Venerdì pomeriggio saranno in molti a festeggiare Luca e questo suo nuovo titolo di studio, a partire da mamma Barbara, insieme a babbo Giacomo, le sorelle Paola e Francesca, i nipotini Dario e Emiliano, oltre agli amici più cari, quelli che gli sono stati sempre vicini e l’hanno aiuto nel suo percorso, irto di scogli, ma non di sconfitte. La vita di Luca Razzauti è stata una grande maratona, vissuta attraverso il suo inseparabile computer, per ottenere una giusta dignità. «Per questo mi sento di ringraziare l’Ateneo Pisano – ha detto mamma Barbara – che ha permesso a mio figlio di capire che non esistono limiti insuperabili. Una comunità che ha sostenuto nel vero senso della parola il suo percorso di studio, mettendo a sua disposizione un tutor che lo ha seguito a 360 gradi permettendogli di essere uno studente come gli altri e sostenere i suoi esami e raggiungere il suo obiettivo finale al quale tiene moltissimo».

Anche Luca è molto emozionato e fiero del cammino compiuto fino ad oggi. «L’università – scrive Luca attraverso il suo computer – per me oltre ad essere una favolosa esperienza personale è stata un ascensore sociale. Dallo scantinato all’attico. Il mondo che ti si apre davanti con tanta bellezza e tanta bruttezza e io da succube spettatore sono divenuto attore e posso finalmente esprimere la mia libera scelta». Ma non solo. «L’università è la chiave che ha aperto questa porta – ha continuato Luca – Per questo secondo corso magistrale ho scelto Storia dell’Arte per approfondire i rapporti che intercorrono con le arti visive e il cinema, le mie due grandi passioni. Per quanto mi riguarda trovo che l’accesso al bello stimoli le emozioni e faccia lavorare il cervello per cercare sempre nuovi stimoli e sempre nuove conoscenze se mantenuto in esercizio. Questo ha operato in me l’Università, intesa naturalmente come comunità di persone oltreché come fonte del sapere. A questo punto con questo nuovo traguardo, qualcuno potrebbe pensare che il mio sogno sia realizzato. Che dire, sì e no. Ho scoperto che la mia modalità di sognare ha la struttura di un puzzle, così dopo ogni pezzo realizzato, pieno di gratitudine per chi mi ha accompagnato, comincio subito a metterne in cantiere un altro, stupendamente ricco di relazioni e faticose soddisfazioni». 
 

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