Gioco
Pisa, Dario Danti: «Si pensi a recuperare l’Sms invece di cercare nuovi spazi»
L’ex assessore: manca una visione, si possono usare i fondi dell’Autorità regionale scegliendo strutture e luoghi da sottoporre a processo partecipativo con la città
PISA. Con questa nettezza e determinazione non lo faceva da un po’ di tempo. Dario Danti, ex assessore alla cultura nella giunta Filippeschi e attualmente assessore, sempre con delega alla cultura, del Comune di Volterra, torna a parlare dei temi e delle prospettive politiche della sua città, Pisa.
Docente di storia e filosofia al liceo scientifico “Ulisse Dini” e recentemente confermato all’unanimità segretario regionale di Sinistra Italiana, 47 anni, Danti interviene nel dibattito aperto dal nostro giornale sul futuro dei tanti recuperi dei progetti Piuss. Senza dimenticare che è stato “motore” della candidatura di Volterra a capitale italiana della cultura 2022.
In vari passaggi fa riferimento alla recente l’intervista al Tirreno dell’assessore alla cultura Filippo Bedini su progetti, strategie e problematiche riferite ai beni culturali sottoutilizzati e al loro rapporto con il settore turistico.
Danti, cosa dice oggi dei progetti Piuss portati avanti dalla giunta di cui anche lei ha fatto parte?
«I progetti Piuss sono stati sicuramente uno degli investimenti in ambito di beni e infrastrutturazione culturale tra i più significativi, se non il più significativo della storia recente di Pisa. Va riconosciuto con grande evidenza, troppo spesso le cose vengono date per scontate, soprattutto quando scontate non lo sono per nulla. Ricordo che sui 35 milioni di euro attratti e investiti, il Comune di Pisa ha messo in campo risorse economiche proprie per oltre 13 milioni».
Cosa funziona e cosa non funziona dei recuperi Piuss messi in campo?
«Le mura di Pisa con il camminamento in quota, per esempio, sono il recupero meglio messo a regime e meglio utilizzato. Non è un caso: si tratta di un monumento e di un’opportunità che beneficia in buona parte dell’attrattività del Duomo, del Battistero e della Torre».
Ancora una volta, quindi, non usciamo dall’esclusiva attrattività di Piazza dei Miracoli?
«Vedo in città due poli attrattivi, in termini di presenze: il complesso monumentale dell’Opera del Duomo e Palazzo Blu su lungarno Gambacorti. E qui ci fermiamo: una tendenza consolidata, direi fossilizzata. Con un ulteriore limite: Palazzo Blu vede una presenza locale, regionale e nazionale, non certo internazionale, di turisti e visitatori. Almeno nei grandi numeri questa mi sembra una realtà conclamata».
Secondo lei, è ormai tramontata definitivamente l’ipotesi di un percorso museale dei lungarni in grado di spostare anche nel resto della città quote significative di turisti?
«Il Museo di San Matteo, in dieci anni, ha dimezzato i suoi ingressi: erano 13mila nel 2014. In grave crisi anche il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi, che passa dagli oltre 13mila ingressi di dieci anni fa a poco meno di 8mila. Numeri bassi, a onor del vero, già dieci anni fa, figuriamoci ora. Non c’è visione, non ci sono investimenti, nemmeno sulla cartellonistica per partire dall’Abc».
Però si torna a parlare della zona della Cittadella come porta d’ingresso dei lungarni.
«Dire che il Parco della Cittadella sarà la nuova porta dei lungarni, scopiazzando un’idea dell’allora sindaco Paolo Fontanelli di, ormai, venticinque anni fa è ridicolo, soprattutto perché quel progetto aveva un senso profondo, era organico, immaginava un percorso di rete museale dei lungarni, un grande terminal turistico sull’Aurelia in sostituzione della caserma Bechi Luserna, ipotesi purtroppo tramontata».
La trasformazione della caserma era la chiave di volta, ma se l’Esercito con cambia i suoi programmi diventa una chimera.
«Il problema di fondo rimane: come li porta l’assessore Bedini i turisti alla Cittadella, con il nuovo pulmino delle tradizioni storiche?».
La giunta comunale però parla anche di nuove strutture da creare: su questo concorda?
«Faccio io una domanda: ma quante nuove strutture vogliamo fare? Un nuovo Palacongressi nell’area del Santa Chiara? Congestionando ulteriormente quella zona così carica di turisti e di presenze? In questo senso, trovo molto giusta e assolutamente condivisibile la proposta del capogruppo di Sinistra Unita in consiglio comunale a Pisa, Luigi Sofia, di rimettere in funzione il Palacongressi di via Matteotti».
La sua idea dunque sarebbe quella di ripartire da ciò che esiste e farlo funzionare...
«Certo, infatti non è condivisibile nemmeno la proposta dell’attuale amministrazione comunale in merito alla realizzazione agli ex Vecchi Macelli di uno spazio per mostre e incontri, mentre si lascia il centro Sms sulle Piagge nel più completo abbandono e nella più triste desolazione. E allora mi chiedo: che idee ci sono per quello che doveva essere un polo culturale decentrato e centro aggregativo insieme alla biblioteca comunale?».
Finora ha mosso molte critiche, ma dal punto di vista della proposta cosa mette sul tavolo?
«Credo che la città debba fare uno scatto in avanti. Su tutte queste aree e strutture ancora non utilizzate o scarsamente impiegate occorre promuovere, con la cittadinanza, una serie di articolati processi partecipativi. La legge regionale lo consente, ci sono linee di finanziamento dedicate, c’è l’Autorità regionale per la partecipazione a fare da garante circa la correttezza e la bontà dei percorsi che verrebbero intrapresi».
Lei come si muoverebbe in questo senso?
«La città, mai come in questo momento, ha bisogno di partecipazione. Si scelgano le strutture e i luoghi da sottoporre a processo partecipativo e si presenti domanda all’Autorità regionale. Si costruisca con le persone, gli enti, le associazioni un percorso di rigenerazione condivisa di quei luoghi. Ma dubito che chi in questi anni ha abolito ogni strumento di partecipazione, sostituendolo con le comunicazioni degli assessori, avrà il coraggio di costruire percorsi aperti e condivisi».
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