Attenzione
Pisa, all’ex Catasto nasce un mega hotel ibrido: cos’è, il progetto e i tempi di realizzazione
All’interno della struttura ci saranno 58 camere per 298 posti letto. Ci sono già le autorizzazioni, inaugurazione entro fine 2025
PISA. Cinquantotto camere per un totale di 298 posti letto, distribuiti fra qualche singola e doppia e camerate tipo ostello. E all’esterno un giardino di due mila metri quadrati con spazi benessere, un’area per l’attività fisica e l’allenamento e cabine per le videoconferenze. Non solo, «al piano nobile, che ha anche pareti affrescate, allestiremo un ampio spazio per coworking, accessibile a tutti gli studenti e a chiunque voglia fermarsi a leggere, studiare o a lavorare» annuncia Fabio Coppola, uno dei fondatori di YellowSquare, l’innovativa azienda nel settore dell’ospitalità, promotrice degli hotel ibridi. La struttura che sta per sbarcare, a Pisa precisamente nel cuore del centro storico: il nuovo hybrid hotel, infatti, nascerà nel quartiere di San Martino, negli spazi dell’ex Catasto, proprio all’incrocio fra via Ceci e Piazza Toniolo.
Un palazzo storico da tempo in disuso, che prestissimo avrà una nuova destinazione: «Il progetto non solo è già pronto, ma abbiamo già le autorizzazioni di Comune e Soprintendenza – continua Coppola-: l’apertura del cantiere? Al più a inizio settembre: sono previsti 14 mesi di lavori e vogliamo riuscire ad aprire la nuova struttura entro la fine del 2025».
Il conto alla rovescia, insomma, è già partito per la riqualificazione di uno degli edifici storici del quartiere, che durante il Ventennio è stata anche Casa del Fascio: da lì, fra l’altro, partì anche il funerale di Bruno Mussolini, il figlio del duce, scomparso in un incidente aereo. Non sarà un vero e proprio hotel, ma anche qualcosa in più e di diverso rispetto a un semplice ostello, almeno stando al progetto curato dall’architetto Alessandro Cambi di It’s Vision, la società di architettura con sedia Roma, Parigi e Ginevra che ha curato anche la riqualificazione di Piazza dei Cinquecento e dello spazio urbano della stazione Termini a Roma e, sempre nella capitale, il nuovo centro per l’arte contemporanea Forof di Giovanna Caruso Fedi e il recupero dell’ex sede Inps, mentre in Francia ha seguito la riqualificazione dell’ex scuola di architettura a Nanterre, nel campus universitario del Pole Leonard de Vinci di Parigi e la nuova sede della Mutualité Sociale Agricole (la previdenza per i lavoratori agricoli francesi) a Bordeaux.
«La nuova destinazione d’uso prevista mira a restituire alla città parte della bellezza dell’edificio da anni in disuso ed abbandono – spiega il progettista -L’ostello infatti, che risponde alle esigenze di alloggio di una nuova generazione di “nomadi digitali” verrà integrato da un mix di funzioni ad uso semi-pubblico quali un bar ristorante al piano terra, un co-working nel piano nobile ed il grande giardino aperto, inteso come segno del recupero della natura dentro la città».
Due linee guida che hanno accompagnato il lavoro di progettazione: «da una parte – spiega Cambi – ripristinare e restaurare i luoghi dalle superfetazioni e dal degrado che negli anni ne hanno compromesso la spazialità e dall’altra innestare degli interventi minimi, funzionali al cambiamento di destinazione d’uso e all’adeguamento tecnologico, che siano immediatamente percepibili come elementi separati».
La progettazione esecutiva, ma anche la responsabilità dei lavori, l’impiantistica, e il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, invece, sono stati affidati all’ingegner Giovandomenico Caridi, direttore tecnico di Crealink Srl, la società di ingegneria incaricata di attività. Sul futuro dell’immobile aveva polemizzato in passato il consigliere comunale del Pd Marco Biondi: «Nel corso della riunione abbiamo scoperto che al posto del fabbricato dell’ex catasto, in via Ceci, verrà realizzato un Ostello» aveva detto dopo la Commissione consiliare urbanistica del 7 novembre scorso. Poi la domanda: «Com’è possibile che si venga a scoprire così, senza un coinvolgimento del quartiere una trasformazione tanto significativa? ».
Il retroscena
«Ecco perché abbiamo scelto Pisa»
Pisa subito dopo Roma, Milano e Firenze. Quella dell’ex Catasto di via Ceci, infatti, sarà la quarta struttura di Yellow Square in Italia. «Perché abbiamo puntato sulla città della Torre? Semplice perché dai nostri studi è una delle città già oggi preferite dai cosiddetti digital nomad, ossia da coloro che lavorano o studiano viaggiando che è uno dei nostri principali target di riferimento», racconta Fabio Coppola. «Le analisi che abbiamo sviluppato hanno confermato quello che, invero, è abbastanza intuitivo – continuità-: è città bella, vivibile e soprattutto con tre università e tanti centri di ricerca. Normale che sia attrattiva per i nomadi digitali». Il primo Yellow Square, quello da cui tutto è partito, è stato quello di Roma, nel 1999. Più di vent’anni dopo lo sbarco a Milano, nel centralissimo quartiere di Porta Romana, dove nel 2021 ha aperto il secondo hybrid hotel del gruppo. Quindi, nel 2022, Firenze con la terza struttura, realizzata in via Redi, a due passi dalla Fortezza da Basso. E ora Pisa, nel quartiere di San Martino, sempre in pieno centro.
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