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Pisa, l'assessore alla cultura su turismo e scatole vuote: «Così la Cittadella diventerà la nuova porta dei lungarni»
Filippo Bedini: l’area prenderà forma con la riqualificazione del parco. Spazi comunali da 200 posti agli ex Vecchi Macelli per mostre e incontri
Pisa Pezzi della storia della città recuperati a suon di milioni con i Piuss e sottoutilizzati. In generale, tanti spazi di grande valore culturale e turistico in città non sfruttati adeguatamente (lo dice anche il Rapporto musei 2023 della Regione Toscana sui numeri dei visitatori). Una strategia complessiva che fatica ad affacciarsi. Tutte questioni da girare a Filippo Bedini, nuovo assessore alla cultura e al patrimonio.
Bedini, nel periodo delle Giornate Galileiane torna d’attualità il progetto della Cittadella Galileiana, simbolo (per ora mancato) del nuovo polo cultural-turistico in zona Cittadella pensato per andare oltre al monopolio del polo-Torre. A che punto siamo?
«Faccio una premessa. Parlando di Galileo non si può non rattristarsi per la chiusura di un’istituzione che avrebbe meritato non una fine, ma una rinascita con una reale prospettiva: la Domus Galilaeana. Nata grazie a Sebastiano Timpanaro e Giovanni Gentile, ha onorato degnamente per decenni il padre della scienza moderna, la cui scuola è proseguita con indiscutibili risultati nella genialità di personaggi come Fermi, Rubbia, Pacinotti. Da almeno un decennio, purtroppo, le istituzioni coinvolte nella gestione della Domus hanno smesso di credere in essa, eccetto rare eccezioni. Un vero peccato, che però testimonia quanto sia difficile far funzionare questo tipo di realtà legate essenzialmente alla cultura».
Scenario Cittadella e monopolio di Piazza dei Miracoli...
«Per me è fondamentale rendere conosciuto e fruibile tutto il patrimonio storico, artistico e culturale di Pisa, che non inizia e finisce con la Torre e la sua piazza. Deve però essere chiaro che si tratta di un campo dove il Comune non può essere il solo e unico attore, essendoci responsabilità e competenze variamente distribuite».
Ma progetti concreti in ballo?
«Gli ex Vecchi Macelli sono una ricchezza importante che vede coinvolti l’Università, con la quale stiamo lavorando per rinnovare le convenzioni, e lo spazio polifunzionale del Gate. In questo contesto vorrei ci fosse uno spazio direttamente gestito dal Comune e in tal senso ritengo che l’edificio C1 abbia una vocazione naturale a divenire un centro espositivo per le decine di realtà, privati e associazioni che quotidianamente vengono a cercare spazi da vivere e far vivere, e perfetto anche come luogo dove portare conferenze, convegni, incontri che catalizzano più delle 100 persone che possono accedere, per esempio, alla Sala delle Baleari. Nel C1 con 200 posti a sedere e un allestimento idoneo il Comune potrebbe offrire, quindi, un’opportunità per mostre e incontri, con disciplinari non particolarmente onerosi, come attualmente accade invece, per esempio, per gli Arsenali Repubblicani».
A proposito di Cittadella Galileiana, sono mai arrivati i 2,5 milioni della Regione derivanti dalla cessione delle quote Sat?
«Non intendo tornare su polemiche rispetto a un comportamento che si commenta da solo».
Il rischio delle “scatole” belle, ma vuote: dagli Arsenali Repubblicani (almeno parzialmente) alla Torre guelfa con il suo fortilizio: in questi casi che scenari ci sono?
«L’area della Cittadella, grazie ai lavori in corso nel suo parco, prenderà nuova e definitiva forma, offrendo alla città una grande prospettiva: quella di porta dei lungarni e quindi inizio del percorso per il centro storico. Gli Arsenali Repubblicani possono crescere, ma funzionano già piuttosto bene: prova ne sia la capacità attrattiva per un evento di portata rilevante come la mostra di McCurry in corso. Quanto al fortilizio e alla Torre guelfa, penso che gli ultimi sei mesi, i primi del mio mandato, siano stati quelli che hanno visto aperto per più giorni il primo, ma anche (fatto assolutamente nuovo) la seconda. Abbiamo fatto alcuni interventi necessari di manutenzione e pulito le due strutture. L’idea è far diventare il fortilizio la sede di rappresentanza di realtà importanti dell’associazionismo legato alle rievocazioni storiche, ovvero balestrieri e sbandieratori, con un accordo che ne preveda l’apertura (con anche la Torre) il sabato e la domenica dal Capodanno Pisano a Ognissanti da parte degli assegnatari».
E le ex Stallette?
«Per il momento posso soltanto dire che l’esperienza che ha portato all’assegnazione a Toscana Film Commission sta per concludersi perché non ha funzionato, e non per responsabilità del Comune. In generale, sottolineo come il patrimonio immobiliare dell’amministrazione sia sconfinato, eccessivamente nutrito, tanto da essere praticamente ingestibile non solo a livello di risorse economico-finanziarie, ma anche in termini di risorse umane. Abbiamo cominciato a valutare con attenzione cosa è effettivamente strumentale e cosa no, e l’indirizzo, realisticamente, è quello di pensare ad aumentare le valorizzazioni di ciò che non serve per investire e “tenere bene” ciò che si vuol utilizzare. Pensare di mantenere tutto comunale e poi tenerlo vuoto e in mano al degrado e al rischio che venga occupato abusivamente non ha senso».
Tutto il polo della Cittadella era stato pensato a servizio e completamento del Museo delle navi antiche agli Arsenali Medicei: cosa pensa del Museo? Porta a Pisa quello che dovrebbe? È valorizzato a sufficienza?
«La presenza del Museo delle Navi è significativa, così come il progetto di recupero dell’intero complesso di San Vito, che con grande fatica e buoni risultati il direttore Andrea Camilli porta avanti da anni. Dobbiamo alla sua tenacia l’apertura del Museo e i finanziamenti per restituire una vita e delle prospettive all’intero complesso. L’obiettivo è che l’intera area torni a essere patrimonio degli abitanti di Pisa che potranno vivere in pienezza i luoghi e la storia della città. Sono sicuro che, una volta riqualificata l’area della Cittadella e aumentata la capacità di accoglienza, gli Arsenali Repubblicani, il fortilizio, la Torre guelfa e il Museo delle Navi, magari in sinergia, potranno godere dei risvolti positivi in termini di frequentazione legati al recupero del Parco».
Pensa sia così facile?
«No, non è facile: servono spazi e infrastrutture a servizio, e l’ideale sarebbe l’area della caserma Bechi-Luserna. Ma si tenga presente che è dal 2001 che si parla di riconversione delle caserme del centro come punto qualificante per il rilancio turistico di Pisa: ricordo anche che nel 2007 si arrivò a un accordo tra Comune, Demanio e ministero della Difesa. Che si sia ancora qui a discuterne fa capire quanto sia difficile per chiunque passare dalle parole ai fatti».
Circuito museale dei lungarni: ipotesi di lavoro concreta?
«Se ne parla da decenni. Riguardo ai musei nazionali, sappiamo bene che i problemi sono simili a quelli del Comune: la cronica carenza di personale, l’eccesso di burocrazia nella gestione, i pochi fondi per la manutenzione straordinaria. Per cui anche qui bisogna essere realisti: è difficile. Ma non per questo non ci stiamo convintamente provando. Abbiamo da poco riattivato il tavolo che riunisce tutte le realtà culturali con sedi sui lungarni e c’è massima disponibilità. I problemi sono di ordine tecnico-pratico. L’obiettivo finale dovrebbe essere il biglietto unico, ma anche in questo caso, se non ci si è mai arrivati, un motivo ci deve pur essere».
Il Comune cosa può fare?
«La nostra visione l’abbiamo chiamata “Il museo dei Lungarni, il Lungarno dei musei”. Al Lanfranchi, oltre alle mostre pensate dalla direzione scientifica, vogliamo offrire il nostro contributo in termini di indirizzo per alcune mostre legate a pittori e artisti pisani. Per la Spina stiamo lavorando concretamente per iniziare con gradualità le aperture: è stato creato nel bilancio 2024 un capitolo specifico per i servizi di guardiania degli immobili di interesse di proprietà comunale. Si parte proprio dal gioiello dei lungarni aprendolo (mi auguro fin da quest’anno, altrimenti sicuramente dal prossimo) il sabato e la domenica, anche in questo caso almeno dal Capodanno Pisano a Ognissanti».l
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