Gioco
Pisa, detenuto in semilibertà rientra al Don Bosco e si impicca nel cortile del carcere
La vittima aveva 64 anni, il dramma scoperto quando ormai era tardi. Da anni si susseguono denunce sulle condizioni di degrado e sovraffollamento della casa circondariale
Pisa Una sezione del carcere Don Bosco, quella riservata ai detenuti in regime di semilibertà, dove le guardie penitenziarie entrano quando c’è la consegna dei pasti. Qui, l’altro giorno alle 18, un agente ha scoperto il cadavere di un detenuto di 64 anni, residente in provincia di Firenze. Si era impiccato con un lenzuolo. Da quel momento sulla tragica fine del detenuto si è alzato un muro di silenzi e lo stesso direttore della casa di reclusione, Francesco Ruello, non aggiunge elementi per comprendere come sia stato possibile che il detenuto sia riuscito a impiccarsi in un’area all’aperto.
«Ho presentato un esposto alla Procura e al magistrato di sorveglianza – racconta un detenuto – ho scritto all’Asl e ho denunciato la situazione in cui si trova questa sezione, che è dimenticata da tutti, i semiliberi sono fuori dal circuito ordinario, ho dubbi che le telecamere funzionino. A nessuno interessa».
Quella del Don Bosco è una situazione di degrado con troppi problemi denunciati, ma rimasti irrisolti, numerosi interventi segnalati, ma ancora da effettuare e un ambiente sempre più deteriorato e in questa fase senza neppure un garante dei detenuti, visto che quello in carica ha terminato l’incarico quando è finita la prima consiliatura del sindaco Michele Conti. Il carcere Don Bosco, anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è stato segnalato tra i peggiori per il sovraffollamento e per gli atti di autolesionismo. È di pochi giorni fa la denuncia della camera penale di Pisa che sul degrado al Don Bosco ha diffuso un video di denuncia.
«Come camera penale ci stiamo preoccupando di capire cosa sia successo alla persona, per stare accanto alla famiglia e al difensore del detenuto e, quando sarà possibile, per mandare un messaggio di solidarietà ai compagni di cella», afferma Serena Caputo, presidente della camera penale di Pisa. «La morte di un detenuto nel carcere Don Bosco di Pisa è una notizia che colpisce fortemente e rattrista e non può che farci riflettere sulla situazione delle carceri italiane e sulle problematiche legate alla detenzione e al reinserimento. Il recente irrigidimento delle politiche carcerarie non è sicuramente una cosa che aiuta un sistema che presenta già forti criticità tra istituti sovraffollati e condizioni estreme. Lo Stato dovrebbe investire massicciamente sul miglioramento delle condizioni di detenzione. Le pene devono indubbiamente essere garantite e conseguentemente scontate, ma nel percorso non dobbiamo mai dimenticare la centralità della condizione delle persone» è quanto afferma la senatrice del Partito democratico Ylenia Zambito.
«Un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea”, denuncia Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria. Francesco Oliviero, segretario regionale per la Toscana del Sappe, conferma che la vittima era «un ristretto sottoposto al regime di semilibertà, ossia aveva la possibilità di trascorrere parte del giorno fuori dall’Istituto per poter espletare l’attività lavorativa. Era rientrato in istituto nel primo pomeriggio, spiegando che non si sentiva bene. Il reparto dove sono ristretti i “semiliberi” è all’interno dell’Istituto ma staccato dalle sezioni detentive e considerato il regime detentivo non c’è una presenza stabile del personale di polizia. Verso le 17 il personale si è recato nel reparto per prelevare il ristretto ed accompagnarlo alla visita dal medico e lo ha trovato impiccato con un lenzuolo nel cortile dei passeggi. Non sono chiare le motivazioni del gesto considerato sia il regime meno afflittivo della semilibertà a cui era sottoposto nonché il fine pena al 25 febbraio 2027».
Sulla morte in carcere saranno svolte indagini. «La carenza di operatori sanitari, psicologi e psichiatri è il punto cruciale della questione. A nostro avviso servono concorsi regionali e assunzioni di personale sanitario da destinare esclusivamente alle carceri toscane» aggiunge Oliviero. Secondo Capece, «chiunque, ma soprattutto chi ha ruoli di responsabilità politica ed istituzionale – penso in primis ai sottosegretari alla Giustizia Delmastro e Ostellari – dovrebbe andare in carcere a Pisa a vedere come lavorano i poliziotti penitenziari».
«Non si può “giocare” con le vite umane dei detenuti e del personale penitenziario che continua ad essere oggetto di aggressioni e violenze – 1800 casi nel 2023 – con una situazione sfuggita del tutto al controllo dello Stato. Sono sempre le famiglie dei detenuti e del personale a pagarne le conseguenze» afferma Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, ritenendo che il suicidio dell’altro giorno a Pisa certifichi la più grave emergenza di tutti i tempil
Altro servizio a pag. 6
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
