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Pisa, intervento super: «Mi hanno salvato la mano grazie al reparto che vogliono chiudere»

di Roberta Galli
Pisa, intervento super: «Mi hanno salvato la mano grazie al reparto che vogliono chiudere»

L’intervento, dopo un drammatico incidente, non è stata una operazione di routine: il racconto di Domenico Canale

07 febbraio 2024
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PISA. «Grazie ad una équipe speciale per avere salvato il mio dito, in un reparto d’eccellenza, quello di Chirurgia della mano, che però rischia la chiusura». Così Domenico Canale, 67 anni, medico andrologo e endocrinologo, fino a pochi mesi fa in forza all’Azienda ospedaliera universitaria pisana, si rivolge ai colleghi della Chirurgia Plastica dell’ospedale Santa Chiara per avergli “riattaccato” il pollice della mano sinistra che lui stesso si era amputato con una cesoia elettrica.
Un infortunio avvenuto a San Giuliano, nel giardino dell’abitazione di Canale, che avrebbe potuto avere conseguenze ben diverse, se non fosse stato per la professionalità e l’alta specializzazione di quattro chirurghi e di un reparto di eccellenza del nostro ospedale. «Ma se fossi dovuto andare a Careggi – spiega – come sembra prevedere il nuovo piano di organizzazione dell’ospedale, avrei perso ore e ore e il miracolo non sarebbe stato possibile».

Secondo una nuova riorganizzazione dell’ospedale di Cisanello sarebbe infatti in ipotesi la soppressione dell’Unità operativa di chirurgia della mano ora al Santa Chiara (dove il miracolo è avvenuto e dove ogni giorni si eseguono interventi al limite dell’impossibile) con relativa annessione all’Unità operativa di Chirurgia Plastica.

A salvare l’integrità della mano di Domenico Canale sono stati il professor Emanuele Cigna, il dottor Giovanni Licata, il dottor Alberto Bolletta del Reparto universitario specializzato in Microchirurgia e la dottoressa Cristina Mazzoni del Reparto di Chirurgia della mano.
I quattro chirurghi con un delicatissimo intervento sono riusciti a riportare in vita un dito pollice ormai esanime, ricostruendo il sistema di arterie, vene, nervi, tendini e ossa, totalmente tranciati dalle lame della cesoia elettrica. Un intervento durato più di sei ore in anestesia locale. «Sono stati tutti fantastici – racconta ancora Canale -, compresi anche gli specializzandi, che si sono dati il cambio in tutte le ore del giorno e della notte nei giorni successivi per controllare “l’attecchimento” e la ripresa del ditone, con gli infermieri e gli Oss per ridurre per quanto possibile i disagi dovuti all’allettamento e all’immobilità». Ma non solo. «Ho avuto modo di constatare – prosegue – l’elevato flusso di pazienti con politraumi di vario tipo e bimbi con patologie genetiche sottoposti alle cure del Reparto, tutti con gli stessi riguardi e attenzioni. Vorrei quindi ringraziare ancora una volta tutti coloro che si sono presi cura di me e abbracciarli tutti. Nella sfortuna è meglio avere un’eccellenza a disposizione, sperando che il personale sia messo nelle condizioni più idonee per proseguire questo fantastico lavoro e che la Chirurgia Plastica Pisana nelle sue varie sfaccettature possa prosegue il suo percorso».

Il brutto incidente è accaduto due settimane fa, adesso il dottor Canale sta trascorrendo la convalescenza a casa, ma quei drammatici minuti sono ben impressi nella sua mente, compresa la chiamata all’amico e collega Giovanni Licata, chirurgo plastico. «Stavo potando un melo in giardino – racconta il medico – quando purtroppo la sega elettrica mi ha portato via un dito. Per fortuna ho incontrato sulla mia strada dei veri e propri angeli custodi e alla fine il mio dito pollice è tornato caldo, ha ripreso colore, e dopo alcuni giorni di degenza, in un reparto dove medici e infermieri non mi hanno perso di vista neanche la notte, sono potuto tornare a casa, con il gesso alla mano ma con la gratitudine nel cuore».
L’intervento non è stata una operazione di routine. «Per salvare un arto – conclude il paziente – occorrono anni di specializzazioni e studi, per questo spero che la Chirurgia plastica pisana sia messa nelle condizioni di diventare sempre più una eccellenza nella sanità toscana anche alla luce di una riorganizzazione che a quanto pare vede il trasferimento delle emergenze, tra cui quelle legate alla mano, all’ospedale di Careggi. Secondo me, invece, non bisogna buttare via una grande eredità, ovvero quella è la culla della Chirurgia plastica Italiana, che con il suo prestigio ha richiamato specialisti da ogni angolo della nostra penisola». 
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