Sicurezza
Nuovo ospedale di Cisanello, a che punto siamo? L’avanzamento dei lavori e quando saranno completati
Il presidente Eugenio Giani fa il punto della situazione: «Sarà una cittadella grande come Careggi»
PISA. «I nuovi locali sono figli dell’esperienza vissuta con il Covid, un’emergenza che ci ha imposto la necessità di isolare pazienti infetti e non, e ha sottolineato l’importanza della versatilità degli ambienti e dei posti in terapia intensiva e sub intensiva. Di quella esperienza in Toscana abbiamo fatto tesoro e quello di Pisa, piccolo assaggio del nuovo ospedale che sarà, è un esempio». Parole del presidente della Regione, Eugenio Giani, intervenuto ieri pomeriggio (mercoledì 31) all’inaugurazione delle nuove strutture sanitarie all’ospedale di Cisanello.
Giani, questo è un tassello importante nell’ambito dell’ampliamento del nuovo ospedale Santa Chiara...
«Direi proprio di sì. La Regione punta molto su Cisanello. Ritengo sia uno degli obiettivi qualificanti della mia legislatura. Sono molto orgoglioso e soddisfatto dei progetti portati avanti. Ringrazio per questo la direttrice generale dell’Aoup, Silvia Briani. Siamo qui per inaugurare una nuova tappa di questo lungo percorso: sei posti letto di biocontenimento, in caso di pandemia e di emergenza, e dodici posti letto di Medicina d’urgenza. Un risultato importante che mi consente di dare una notizia in più: l’altro giorno abbiamo approvato in giunta, nuovamente, 15 milioni di risorse per poter continuare con il nostro progetto, che d’ora in poi diventa particolarmente impegnativo con il trasferimento dei reparti dal Santa Chiara a Cisanello, un’operazione che permetterà di liberare spazi in centro storico».
A che punto siamo con il cronoprogramma dei lavori?
«I fatti parlano da soli. Ogni volta che vengo a Pisa vedo questo polo crescere e svilupparsi ancora di più. Il nuovo ospedale di Cisanello è una cittadella della sanità a livello toscano con le stesse dimensioni di Careggi: parliamo quindi di uno degli ospedali più grandi d’Italia. Il complesso del nuovo Santa Chiara, con tutti gli edifici a uso sanitario e didattico, sarà completato entro il 2025».
Sanità e critiche: quali sono, secondo lei, le problematiche da risolvere?
«Io direi che tutti i giorni si dovrebbe parlare dell’eccellenza del nostro sistema. Abbiamo nella nostra regione una sanità che il mondo ci invidia. Un’eccellenza fatta di medici, infermieri e di personale che lavora ogni giorno con passione. Non dimentichiamoci che in Toscana l’aspettativa di vita si attesta al di sopra degli 83 anni. A superarci in classifica ci sono solo il Trentino Alto Adige e il Veneto. Questo significa che attraverso le cure, la qualità e lo stile di vita, la Toscana riesce a fornire a ogni persona delle condizioni di benessere di assoluto rilevo. È evidente che tutto questo ha un costo e per questo la sanità toscana si trova a dove reperire nuove risorse. Lo Stato non ce le dà o, meglio, lo fa rispettando parametri passati e i soldi che mancano ce li mettiamo noi. Di conseguenza ogni volta dobbiamo creare variazioni di bilancio per rifinanziare tutto il sistema. Comunque con i fondi Sfc (Sviluppo e coesione) abbiamo messo ulteriormente in bilancio 102 milioni e sosteniamo i nostri ospedali che forniscono prestazioni di alta qualità».
Secondo lei, se va in porto la legge sull’autonomia regionale, tutto questo potrebbe essere a rischio?
«Direi di no. Vediamo comunque come e se viene approvato il progetto di legge».
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