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Pisa, sulle tracce del molestatore seriale: vigilantes, telecamere e silenzi. «L'ospedale sicuro è la priorità»
Tre giovani donne a cui è toccata la stessa sorte in momenti distinti, e a distanza di pochi minuti l’uno dall’altra. L'uomo secondo la denuncia si muoveva in bicicletta
Pisa Nessuno ha visto e sentito niente. Nei reparti dell’ospedale Santa Chiara, ieri mattina, si respirava la stessa aria, fatta di visite, interventi e un via vai di pazienti lungo i vialini e nei piazzali interni, mentre le indagini della polizia sarebbero riuscite a dare un nome e un cognome all’uomo che giovedì scorso ha aggredito e molestato, nelle primissime ore della mattina, tre studentesse del corso di laurea in Ostetricia al loro primo giorno di tirocinio, mentre percorrevano a piedi via Savi e stavano andando in ospedale.
A compiere il gesto sarebbe stato un cittadino nigeriano di 35 anni, in regola con il permesso di soggiorno e residente nel Comune di San Giuliano, già con alle spalle una denuncia per atti osceni e violenza sessuale, avendo mostrato i genitali ad un’altra studentessa incrociata per caso, sempre nei giorni scorsi, nella zona dei Bagni di Nerone. Sarebbe lui, secondo gli inquirenti, ad aver preso di mira in strada, giovedì mattina, intorno alle 6, 30, le tre giovani specializzande mentre stavano entrando all’ospedale Santa Chiara.
Tre giovani donne a cui è toccata la stessa sorte in momenti distinti, e a distanza di pochi minuti l’uno dall’altra. Il molestatore, secondo la denuncia messa a verbale dalle vittime in Questura, si muoveva in bicicletta e dopo averle importunate verbalmente, avrebbe tentato ripetutamente di tagliare loro la strada con il mezzo, riuscendo a palpeggiare una di loro nelle parti intime prima che la ragazza riuscisse a fuggire spaventata e a trovare rifugio nella Clinica Ginecologica dove di lì a pochi minuti avrebbe cominciato il suo percorso professionale.
I tre episodi, molto inquietanti, sono avvenuti poco prima dell’alba in una zona limitrofa all’ospedale Santa Chiara, trafficata in buona parte della giornata, a due passi da piazza dei Miracoli, ma non a quell’ora, quando le strade sono deserte e ancora illuminate dalle luci della notte.
Nessuno, ieri mattina, tra il personale medico e infermieristico aveva voglia di commentare la notizia. In Clinica Ginecologica un medico e una caposala incontrati all’ingresso, in quanto l’accesso in reparto è off limits ai non autorizzati, ci dicono di non saperne niente. Mentre un’operatrice della mensa afferma di aver appreso la notizia tramite i social, ma di non conoscere i particolari di una vicenda che resta ancora da chiarire anche per il personale della sicurezza privata che svolge la vigilanza all’interno dell’ospedale.
Il varco di accesso da via Savi è presidiato dalle 6 del mattino alle 20 della sera da uomini armati della Worsp. Sono loro a controllare chi entra ed esce anche in auto dal Santa Chiara.
Ma di quell’uomo di colore che si muoveva in bici nessuno del personale in servizio nei giorni scorsi ha visto niente e né ha udito richieste di aiuto da parte delle giovani tirocinanti. Mentre la porta di ingresso da via Savi, a pochi metri dalla clinica Ginecologica, resta sbarrata per chiunque dalle 20 alle 6 del mattino. L’unico accesso nelle ore notturne al Santa Chiara resta la vecchia entrata del pronto soccorso presidiata 24 ore su 24, sempre da personale di vigilanza. Ma il dato più preoccupante legato alle molestie, anche se avvenuto fuori dell’ospedale, accende ancora una volta i riflettori sull’insicurezza di un’area a ridosso del nosocomio, per non dimenticare quanto accaduto nell’aprile dello scorso anno quando la dottoressa Barbara Capovani, venne uccisa davanti alla palazzina che ospita il Servizio di Psichiatria diagnosi e cura. Anche in quella occasione un uomo, Gianluca Paul Seung riuscì a raggiungere il piazzale indisturbato ed attendere la Capovani mentre usciva dal lavoro uccidendola a sprangate.
«Da quel giorno molte cose sono cambiate – ci dice un medico che chiede di restare anonimo – la situazione all’interno dell’ospedale è sotto controllo, ma è necessario tenere la guardia sempre ben alta. Anche ieri mattina personale della vigilanza è dovuto intervenire presso il Servizio di Psichiatria. Una routine che però non dovrebbe essere tale». l
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