Sicurezza
Muore a 8 anni, a Bientina palloncini in cielo per Matilde: «Sarai la stella più luminosa»
Oltre mille persone hanno preso parte al funerale della bambina scomparsa sabato 20 gennaio
BIENTINA. “E ti auguro il meglio, i cieli stellati, le notti migliori”. Le parole di una canzone appese sulla ringhiera della scuola proprio di fronte al campo sportivo hanno salutato il mondo e l’amore che circondava in vita la piccola Matilde Del Magro. Una comunità composta che nel pomeriggio lunedì 22 gennaio si è riunita al campo coperto per darle l’ultimo saluto. Oltre mille persone e una grande commozione. Un groppo alla gola che in vari momenti ha rotto le parole degli officianti don Federico Nassi, parroco di Buti, e don Ettore Baroni di Bientina. «Siamo giunti al momento dell’addio. A quel momento in cui quattro pezzi di legno e un po’di cemento ci divideranno – le parole scandite da un’amica di famiglia, che ha letto la lettera di addio per conto di mamma Valentina. – Siamo giunti al momento che non avrei mai pensato arrivasse, perché ci credevo alla tua guarigione. E invece eccoci qua, con tante bugie e una realtà ingiusta. Ricordo che Vasco nelle sue canzoni dice che “la vita è un brivido che vola via”, ma così troppo presto. Ancora sono qui che ti guardo e non me ne capacito. Non mi farò mai una ragione su questo mondo infame e crudele. D’ora in poi, la sera, come ho fatto ieri, guarderò in alto per vedere la stella più alta e luminosa che ci sia per raccontarci ancora i nostri segreti, quindi vedi di splendere come hai sempre fatto e di non demordere mai perché anche se saremo lontane, saremo vicine».
Un dolore indescrivibile, quello dei genitori. Alleggerito, per detta della madre «solo da quel miliardo di persone che ci sono venute a trovare». Davvero una marea di persone circondate da palloncini bianchi e rosa nel campo da calcetto, di fronte ad una grande foto proiettata: babbo, mamma e Matilde, nei giorni felici, quelli passati tutti insieme. In prima fila gli amici e compagni di giochi e di scuola della bambina, protagonisti di un rito vissuto con l’emozione e la dolcezza dei più piccoli. «Sarà difficile dimenticare il tuo carattere solare» ricorda una compagna di scuola. «Ora non soffrirai più» dice un’altra. Per loro, i bambini, pennarelli colorati e fogli bianchi a fondo sala, perché anch’essi potessero scrivere i loro messaggi alla compagna scomparsa, fra letterine e parole un po’stentate, di chi si affaccia ora allo scrivere e al vivere. E poi, nelle parole di tutti, il riconoscimento di quell’immane forza che aveva sostenuto tutto e tutti durante la battaglia contro la malattia.
«Mati, sei stata una piccola grande guerriera – dice ancora la mamma. – Ti ringraziamo per averci fatto conoscere il vero senso della parola amore». «Come una guerriera hai affrontato le difficoltà troppo grandi che ti si sono parate davanti – hanno scritto i nonni. – Sei stata il più bel regalo che la vita potesse darci. E ci hai resi fieri». «Il tuo combattere con la malattia mi ha insegnato quanto sei forte – dice Giorgio, una manciata d’anni di fronte al microfono. – Mi mancherà andare al mare con te, un gelato insieme o averti a casa a giocare con me. Raccontarti tutte le cose. Ti voglio bene». E se è toccato a Don Ettore ricordare che «la morte di una bimba non ha spiegazione», la natura insondabile di un dolore così grande è stato descritto nell’omelia di don Federico.
«Il grido e il pianto per esprimere questa tragedia soffoca la nostra voce. Quel macigno, di fronte al sepolcro, ci schiaccia tutti – ha detto citando il miracolo della risurrezione del figlio della vedova di Nain, dal vangelo di Luca. – La vedova del vangelo riebbe quel figlio. Per Matilde è diverso. Perché? Ce lo chiediamo tutti». Sentimenti che anche nell’ultimo saluto sono stati condensati in una speranza. Al posto dei fiori, la famiglia ha scelto di donare a sostegno dell’associazione “Il sorriso di Andrea”, che come avvenuto anche per Matilde e quel suo volo in elicottero tanto desiderato, realizzato con la Guardia di Finanza tempo sa, è votata a realizzare i desideri e i sogni dei bambini oncologici. Perché dal peggio fiorisca qualcosa di buono.
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