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Il caso

Inps, beffati i pisani (e non solo) emigrati in Bulgaria: «Le nostre pensioni tassate 2 volte»

di Antonio Scuglia
Inps, beffati i pisani (e non solo) emigrati in Bulgaria: «Le nostre pensioni tassate 2 volte»

L’Inps ha cambiato la regola che era stata sancita negli accordi fra i due Paesi. Un pontederese residente a Haskovo: «Ora a 81 anni devo superare un esame»

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PISA. Diversi pisani (ma il problema riguarda tutti gli italiani) emigrati in Bulgaria si sono rivolti nelle ultime settimane alla delegazione pisana Adusbef dell’avvocato Alberto Foggia. Il motivo? L’Inps, a seguito di un parere del Centro Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, ha deciso di modificare una interpretazione, consolidata da ben 35 anni, della Convenzione contro la doppia imposizione, sottoscritta nel 1988 tra l’Italia e la Bulgaria.

Secondo la nuova interpretazione, la Convenzione verrebbe disapplicata in relazione agli italiani trasferiti in Bulgaria che non hanno acquisito ancora o non hanno voluto acquisire la cittadinanza bulgara, mentre prima d’ora la Convenzione veniva estesa a tutti i contribuenti italiani trasferiti in possesso della sola residenza fiscale in Bulgaria.

L’Inps dal mese di giugno 2023 ha quindi tassato in Italia le pensioni degli italiani trasferiti in Bulgaria, che prima aveva regolarmente detassato. Secondo Foggia, che insieme all’avvocato Margherita Kosa del Foro di Milano (presidente dell’Associazione Pensionati italiani in Bulgaria) assiste da mesi i pensionati italiani trasferiti definitivamente in Bulgaria ed ora all’improvviso tassati in Italia (dopo essere stati detassati per 35 anni), l’Inps, «in maniera completamente decontestualizzata, ha fatto coincidere due terminologie (“cittadinanza” e “nazionalità”) di cui alla Convenzione, oggettivamente non sovrapponibili (che lo stesso Inps in una comunicazione pubblica relativa alla immigrazione ha ritenuto di chiarire)».

La situazione è definita «estremamente grave, proprio perché riguarda soggetti vulnerabili in età avanzata, rimasti senza mezzi di sostentamento e lontani dall’Italia (circostanza - quest’ultima - che rende ancora più difficoltosa la tutela giurisdizionale che deve essere richiesta presso i Tribunali italiani e comunque a posteriori)», ed è stata da tempo segnalata alla nostra ambasciatrice in Bulgaria, Giuseppina Zarra, la quale è intervenuta presso i rappresentanti dei due Stati, «ma nessuna soluzione è stata ad oggi individuata ed anzi, dal mese di gennaio 2023 Inps ha iniziato a porre a carico dei pensionati ulteriori conguagli arretrati per addizionali regionali e comunali Irpef».

Fra i pisani emigrati in Bulgaria c’è Pier Luigi Macchioni Gotti, ex impiegato bancario originario di Pontedera e vive da molti anni ad Haskovo, capoluogo di uno dei 28 distretti del Paese. In Bulgaria si è anche fatto un nome come studioso, avendo rintracciato tracce di bogomili, crociati e Templari in alcuni scavi. «Non sono emigrato per motivi fiscali – racconta: – dopo essere rimasto vedovo, ho sposato una signora bulgara, vedova anch’essa, e ci siamo trasferiti insieme. E ora mi ritrovo, alla non più verde età di 81 anni, pur essendo “residente a titolo effettivo”, a dover imparare il bulgaro o a superare un esame perché improvvisamente l’Inps cambia un atto che derivava da un consolidato accordo fra i due Paesi, siglato quando ancora la Bulgaria non faceva neanche parte dell’Unione europea e rinnovato non più tardi del 2020».

Ma quale tutela è possibile per questi cittadini? «L’innovativa interpretazione della Convenzione operata dall’Inps – spiega l’avvocato Foggia – è da ritenersi vietata nel nostro ordinamento, in quanto: a) contrasta con il diritto eurounitario preminente e prevalente, in quanto la possibilità e rischio di doppia imposizione potrebbe dissuadere gli italiani dal trasferirsi in Bulgaria (e quindi incide sulle libertà), oltre che utilizza un criterio vietato (discrimina in base alla cittadinanza); b) impatta con i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale, con il sistema di tassazione internazionale (Ocse); c) crea contraddizione e caos all’interno della norma, contrastando con la finalità della Convenzione; d) contrasta con le regole inderogabili d’interpretazione delle convenzioni previste dalla Convenzione di Vienna e con il principio del legittimo affidamento, visto che i pensionati hanno deciso di trasferirsi in Bulgaria facendo affidamento sulla pensione detassata in Italia; e) le trattenute a titolo di conguaglio (arretrati) non rispettano alcun limite previsto dalla legge e ciò che è ancora più grave, anziché applicare la legge dello Stato (Convenzione), come ha per 35 anni fatto, l’Inps ha messo in pratica il parere di un direttore di un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (che non è e non può essere fonte di diritto in nessuno Stato di diritto)».

Con l’auspicio che le autorità italiane competenti intervengano in merito con urgenza, Foggia e Kosa evidenziano alcune decisioni già ottenute, tra le quali la sentenza del Tribunale di Lodi - sezione Lavoro - del 23 novembre 2023 (giudice Francesco Manfredi) che ha rilevato come “Il prerequisito della cittadinanza bulgara, in sostanza, non si rinviene nel tenore delle disposizioni menzionate e non può certo equipararsi al concetto di “nazionalità”, che è e resta un concetto che rappresenta il legame che collega un individuo a un gruppo, considerato da alcuni come naturale, che può coincidere o meno con lo Stato senza che Inps fornisca elementi per ritenere che l’accezione sia usata in termini strettamente giuridici quale sinonimo di cittadinanza». 

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