Gioco
Caso Ragusa, nessuno vuole l’autoscuola di Antonio Logli
La Futura è stato il luogo di lavoro della donna uccisa e del marito. La base per l’immobile di Gello era fissata a poco più di un milione di euro
PISA. Asta deserta. Nessuno vuole (almeno per ora) l’ex autoscuola di Logli. Sul tavolo del notaio Glen Polesello, delegato alla vendita dell’immobile, non sono arrivate offerte.
La data fissata come termine per partecipare al primo esperimento di vendita era l’11 gennaio scorso, proprio alla vigilia del dodicesimo anniversario dalla scomparsa (nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012) di Roberta Ragusa, che in origine era socia di maggioranza dell’Autoscuola Futura. La sede dell’attività, in via Ulisse Dini a Gello di San Giuliano, diventata uno dei luoghi simbolo della vicenda, è finita all’asta per poco più di un milione di euro.
Roberta gestiva l’autoscuola col marito Antonio Logli, poi condannato a 20 anni di reclusione per omicidio e distruzione di cadavere. Nell’azienda aveva voce in capitolo anche il padre di lui, Valdemaro.
E proprio su quell’edificio, dopo la scomparsa della donna, sono rimasti a lungo accesi i riflettori dei media, che con servizi, inchieste e approfondimenti si sono occupati della vicenda. Compreso il documentario “Scomparsa-Il caso Ragusa” curato dalla casa di produzione “Stand by Me” di Roma, andato in onda nel 2021.
Una vicenda che ha appassionato e diviso l’Italia, schierando eserciti contrapposti tra colpevolisti e innocentisti. Nel settembre scorso l’epilogo giudiziario, con la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’avvocato di Logli contro l’ordinanza della Corte d’Appello di Genova con cui, a sua volta, aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo.
Nel frattempo è calato il sipario anche sull’attività-simbolo della vicenda, dopo la chiusura e la vendita della licenza. Anche se per l’immobile di via Dini non c’è ancora un nuovo proprietario. Nei prossimi mesi sarà bandita una nuova asta con ribasso rispetto alla base per il primo esperimento. Il termine per presentare le offerte scadeva giovedì scorso, mentre le eventuali operazioni di vendita senza incanto erano fissate per il giorno successivo.
Un milione, ottomila e 484 euro il prezzo fissato per questo lotto unico che comprende la piena proprietà dell’intero di compendio immobiliare che, come si legge nella descrizione, è costituito «da un fabbricato di due piani da terra caratterizzato da beni immobili ad uso direzionale-ricreativo-artigianale, avente accesso dalla suddetta via attraverso strada pedonale e carrabile ed ampio parcheggio di proprietà ad uso esclusivo».
In questa palazzina in mattoni faccia vista, tra l’altro, ci sono locali anche usati come officina meccanica, spazi ricreativi e locali direzionali dove fino a giugno c’era ancora l’autoscuola prima della chiusura decisa dai familiari di Logli. Qui è dove Logli e sua moglie hanno lavorato per anni. Ed è sempre in questa costruzione con un ampio parcheggio che la relazione tra il condannato e Sara Calzolaio si sono conosciuti prima di intraprendere una relazione che dura ancora oggi, malgrado l’incarcerazione di Antonio Logli.
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