Toscana
La barca "pirata", il furgone, le armi e le fototrappole: così hanno incastrato i bracconieri a San Rossore
Tre persone denunciate dopo un mese di appostamenti da parte di carabinieri e agenti del corpo forestale della Tenuta
Pisa Cacciavano di frodo nel Parco di San Rossore, dopo aver raggiunto la tenuta attraverso la foce del Serchio, a bordo di una piccola imbarcazione. Facendosi luce nella macchia addirittura usando visori notturni. L’obiettivo era colpire, uccidere e fuggire con le prede. È quanto hanno scoperto i carabinieri forestali, insieme agli agenti del corpo forestale della Tenuta, che hanno denunciato per bracconaggio tre persone. Recuperata dai militari anche una bicicletta appositamente modificata per il trasporto degli animali selvatici abbattuti e numerose armi, tra cui anche alcuni silenziatori.
I tre denunciati all’autorità giudiziaria sono i componenti della cosiddetta “banda del furgone bianco”. Tre cacciatori esperti, tutti residenti nel Pisano, che colpivano di frodo all’interno del Parco di San Rossore. Da più di un mese i carabinieri forestali di Pisa, insieme al personale del corpo di vigilanza del Parco, erano sulle loro tracce, dopo che i guardiacaccia avevano dato l’allarme.
Il personale di vigilanza della Tenuta si era accorto che qualcosa non andata, c’erano delle incursioni notturne nella riserva protetta. Da qui la denuncia ai carabinieri e l’apertura di una indagine.
Un lavoro capillare che ha permesso anche con l’aiuto di apposite “foto trappole”, comunemente usate per monitorare gli spostamenti degli animali, di risalire ai responsabili e porre fine alla loro attività illecita.
Un traffico di animali, uccisi a fucilate per rivendere le loro carni. I tre sono stati fermati la notte tra il 13 e 14 gennaio, nella zona della Sterpaia, il cuore pulsante del Parco che ospita il centro visite, punto di riferimento per chi vuole conoscere questo polmone verde a pochi chilometri dal centro abitato.
Dopo alcune settimane di monitoraggi, indagini fitte e appostamenti notturni, è scattato l’intervento congiunto delle forze dell’ordine. Un blitz in piena regola che ha permesso di fermare, identificare e denunciare i tre individui, che una volta scoperti hanno tentato inutilmente la fuga.
L’operazione ha permesso inoltre di recuperare armi clandestine, silenziatori, munizioni e visori notturni. Grazie, inoltre, alla successiva perquisizione delle loro abitazioni sono stati sequestrati altri materiali illeciti tra cui una bicicletta utilizzata per il trasporto degli animali abbattuti, l’imbarcazione di cui i tre si servivano e sono state scoperte anche celle frigorifero adibite allo stoccaggio degli animali.
Una banda molto esperta di cacciatori che aveva già colpito in San Rossore, con lo scopo di rivendere la carne di cinghiale. Erano infatti gli ungulati le principali vittime di questi “professionisti di frodo” che avevano studiato alla perfezione ogni minimo dettaglio dei loro piani, tanto da arrivare in San Rossore via acqua attraverso la foce del Serchio, utilizzando un barchino per gli spostamenti e anche una bicicletta modificata per portare via gli animali abbattuti e caricarli poi su di un furgone biancone per aprirsi la fuga.
I tre sono tutti e residenti in un comune della provincia di Pisa, a due passi dal Parco, luogo che conoscevano molto bene e sapevano quindi come muoversi anche di notte. Ma il loro passaggio non è passato inosservato al personale del Parco, che in queste ultime settimane ha intuito che qualcosa non andava. Soddisfazione per l’intera operazione è stata espressa anche dal presidente del Parco, Lorenzo Bani. «Ringrazio le nostre guardie e i forestali – commenta Bani – insieme alle altre forze dell’ordine sono impegnati tutti i giorni per la protezione ambientale del Parco, un’area di 23mila ettari che rappresenta il cuore verde del nostro territorio. L’azione della scorsa notte è frutto della professionalità, del monitoraggio continuo e della grande conoscenza di questi luoghi che devono essere maggiormente protetti soprattutto nelle ore notturne. Il Parco è completamente recintato e spesso, come è accaduto questa volta, i bracconieri hanno raggiunto la tenuta attraverso la foce del Serchio». All’operazione congiunta con i carabinieri hanno preso parte le guardie del Parco, con il loro comandante Maurizio Balestri, supportato nelle operazioni dal vicecomandante Luca Baldoni, e nel blitz notturno da Maurizio Salvini e Daniele Lucarelli mentre durante le scorse settimane appostamenti e indagini hanno visto al lavoro i colleghi Paolo Salvadori, Maurizio Guerrini, Massimo Montagnani e Roberto Niccoli.
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