Sicurezza
Accordo tra il colosso Aruba e l’università di Pisa: «Così programmeremo i pc del futuro attraverso l’intelligenza artificiale»
Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione ha firmato uno collaborazione di due anni per efficientamento energetico e sostenibilità ambientale delle reti
PISA. I computer del futuro (prossimo, anzi imminente, non remoto) e le loro reti? Saranno tanto potenti da far impallidire tutto ciò a cui siamo abituati. Ma per funzionare, i server avranno bisogno di grandi quantità di energia. Che è sempre più costosa. E quindi è necessario sapere come usarla, o meglio come risparmiarla. Come risolvere il problema? A questa sfida stanno pensando Aruba e Università di Pisa (con il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione), che hanno firmato un accordo quadro di due anni, in merito ad un progetto sperimentale di machine learning e AI applicata al cloud computing. Il tema dell’efficienza energetica sta infatti diventando sempre più importante e determinante nella progettazione di qualsiasi servizio, per ovvie ragioni economiche ed ambientali.
Aruba spa, come noto, è il principale cloud provider italiano leader nei servizi di data center, web hosting, e-mail, Pec e registrazione domini. Il progetto, spiegano Aruba e Unipi, mira a sviluppare una soluzione integrata per la gestione dei carichi su piattaforme cloud, basata sulla predizione delle risorse utilizzate dalle Virtual Machine (VM) . «Siamo orgogliosi di annunciare la nuova collaborazione con un istituto di prestigio come l’Università di Pisa, un passo significativo verso l’innovazione nell’applicazione pratica del machine learning all’interno dell’ecosistema cloud», ha commentato Daniele Migliorini, capo ingegnere responsabile di Aruba. «Siamo fiduciosi che la sinergia tra la nostra esperienza nel settore e l’expertise dell’Università di Pisa darà vita a soluzioni che plasmeranno il futuro del cloud e incentiveranno i benefici che possono derivare dall’Intelligenza Artificiale, ottimizzando l’uso dell’energia nel settore dei data center in ottica di sostenibilità a lungo termine».
«Il nostro dipartimento ha una lunga tradizione di dialogo e lavoro accanto alle imprese – commenta il direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Andrea Caiti, – abbiamo attivi diversi laboratori dedicati alla ricerca per il 4.0 e il 5.0, che hanno ormai acquisito una rilevanza non solo locale, ma anche nazionale e internazionale. Sono numerose le richieste di collaborazione da parte di realtà imprenditoriali per corsi di formazione, co-progettazione di soluzioni, uso della strumentazione all’avanguardia dei nostri laboratori per studi di prodotto, e anche per istituire laboratori di ricerca congiunti. Questa apertura al territorio e questo dinamismo ci hanno consentito di contribuire a colmare effettivamente il divario da sempre esistito tra ricerca e impresa, mettendo letteralmente allo stesso tavolo due mondi che solitamente si parlano poco».
«La possibilità di collaborare con una grande azienda come Aruba – aggiunge il responsabile scientifico della collaborazione Carlo Vallati – permette al nostro dipartimento di lavorare su temi di frontiera nell’ambito delle tecnologie cloud computing. Questo ci dà la possibilità di realizzare soluzioni innovative con un impatto potenzialmente significativo su ambiti quali l’efficientamento energetico e la sostenibilità ambientale, cruciali nello sviluppo del cloud del futuro».
Ma torniamo alla “predizione delle risorse” utilizzate dalle macchine virtuali. essa, spiegano Aruba e Unipi, si dovrà basare sull’analisi di dati storici relativi alle VM e, tramite lo sviluppo di specifici algoritmi, avrà l’obiettivo di ottimizzare il consumo energetico dell’hardware, garantendo allo stesso tempo i requisiti richiesti dagli utilizzatori delle VM. Abbiamo chiesto al professor Vallati, docente in Cloud computing, di rendere più comprensibile il concetto anche per i non addetti ai lavori: «L’obiettivo, in teoria, è semplice: minimizzare il consumo energetico delle piattaforme di cloud computing. Quindi si tratta di trovare meccanismi innovativi per mettere in standby per diminuire il consumo di elettricità, calcolando dove questo è possibile senza causare disservizi agli utenti. In questo modo si renderanno sostenibili le nuove piattaforme, ce sono più potenti di quelle tradizionali».
Una bella sfida. E Pisa è pronta a raccoglierla, anzi lo ha già fatto. Un esempio banale ma calzante è quello del car pooling: se noi sappiamo per tempo che 4-5 persone devono andare dallo stesso luogo verso la stessa destinazione nello stesso giorno, mettendole in comunicazione possiamo far sì che – volendo – utilizzino una sola auto, consumando meno e spendendo meno.
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