Sicurezza
Pisa, sos commercio in centro storico: «Serve la svolta o addio negozi»
Associazioni: senza aiuti e meno burocrazia avremo solo catene.Di Sabatino: «Dobbiamo riportare i pisani ad acquistare in centro» Pieragnoli: «Servono anche misure attrattive»
Pisa «Il centro storico pisano tra dieci anni? Sicuramente all’avanguardia e punto di riferimento per tantissime istituzioni locali, a cominciare dall’università e dai nostri musei, con un Arno bellissimo e navigabile, ma ben diverso a livello di tessuto commerciale. Il nostro salotto buono sarà solo ed esclusivamente appannaggio di grandi catene con prodotti omologati. I negozi storici, quelli che tentano di reggere alla concorrenza delle e-commerce, secondo me, non ci saranno più, perché nessuno ha voluto raccogliere il testimone di chi in questi anni sta difendendo la qualità e la professionalità di una vita dietro ad un bancone al servizio dei clienti». A parlare è Fabrizio Di Sabatino, 57 anni, presidente Pisa di Confesercenti Toscana, imprenditore di lungo corso, e titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento in Largo Ciro Menotti. «Dobbiamo invertire la rotta e anche molto velocemente – afferma categorico Di Sabatino – riportando i pisani a fare acquisti in centro, altrimenti tutto sarà inevitabilmente perduto».
I cambiamenti
A far paura all’intera categoria è lo spopolamento dei centri storici naturali, ed anche a Pisa il fenomeno ha cominciato a bussare alla porta di molti, e a farsi sentire nelle tasche. Numerose le attività che hanno già abbassato le serrande. I negozi storici di abbigliamento e calzature in attività si contano sulle dita di una mano, tante le catene nazionali e straniere che hanno preso il posto di quelle che un tempo erano le boutique a gestione familiare, mentre il fenomeno del commercio on line picchia duro, mutando le abitudini di chi fa acquisti direttamente da casa. «I cambiamenti epocali sono in corso – spiega ancora Di Sabatino – complici se vogliamo anche il Covid e il caro-vita. Neanche i saldi di fine stagioni sono in grado di risollevare le casse. Tutto sta mutando in maniera repentina. I centri storici si stanno spopolando, come qui a Pisa, le persone di una certa età che facevano acquisti cominciano piano piano a non vedersi più in giro e i giovani non apprezzano la bellezza di una compera in negozio».
Cambio di mentalità
Ma non solo. «Nelle nuove generazioni – conclude il presidente di Confesercenti Toscana – è spartita la cultura del bello, del vestirsi bene, dell’acquistare un capo di qualità. I giovani non conoscono più i tessuti, non immaginano minimamente il lavoro che c’è dietro il confezionamento di un abito o di una maglia fatta e regola d’arte. Occorre quindi cambiare la mentalità dei nuovi clienti, ma anche la nostra puntando sulla qualità dei prodotti, sulla professionalità e su di una maggiore cortesia e allo stesso tempo trovare energie per dar vita ad eventi che possano essere di richiamo, soprattutto nel fine settimana, quando il lavoro lascia più spazio al tempo libero e agli acquisti».
Chi tiene e chi no
A tenere in centro storico a Pisa sono soprattutto le attività legate alla ristorazione e ai servizi. Un quadro ben chiaro anche a Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa. «I numeri diffusi dall’Osservatorio sulla demografia d’impresa delle città italiane realizzato a livello nazionale da Confcommercio – spiega Pieragnoli – dimostrano come il numero assoluto di imprese nel centro storico della nostra città sia rimasto pressoché invariato rispetto a 10 anni fa, facendo registrare un bilancio positivo trascinato anche da nuove aperture nel settore dell’accoglienza e della ristorazione. L’impatto si è concentrato, invece, su alcune tipologie di attività, come quelle del comparto moda, calzature e abbigliamento (-19%) e negozi di prodotti alimentari e bevande (-18%) ».
Cosa serve
«Quello che caratterizza Pisa – continua Pieragnoli – è un marcato turnover sul fronte delle aperture e delle chiusure. E in questo contesto è fondamentale sostenere e valorizzare le aziende più longeve, autentici baluardi della storia delle nostre città. Un supporto che la nostra associazione cerca di garantire quotidianamente, auspicando inoltre un sostegno concreto da parte delle istituzioni a tutte quelle attività che rappresentano un presidio fondamentale di socialità e sicurezza, attraverso una riduzione della pressione fiscale, misure che permettano agli imprenditori di lavorare con regole chiare e senza eccessiva burocrazia, oltre a prevedere investimenti in progetti e politiche in grado di rendere ulteriormente fruibili ed attrattivi i centri storici». l
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