Il Tirreno

Pisa

L'inchiesta

Omicidio a Pisa, resta in carcere il badante georgiano di 32 anni accusato del delitto

di Andreas Quirici
Omicidio a Pisa, resta in carcere il badante georgiano di 32 anni accusato del delitto

Intanto si cerca un suo connazionale che ha fatto perdere le proprie tracce

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Pisa Niente convalida del fermo, ma resta in carcere Shota Javshanashvili, il georgiano coinvolto nella rissa che ha portato all’omicidio di Ilyes Amri, tunisino di 27 anni nella serata di venerdì, giorno di prima di Befana in piazza Vittorio Emanuele II a Pisa. La mancata convalida è dovuta al fatto che il 32enne, di fatto, si è consegnato alle forze dell’ordine, come ha fatto notare durante l’udienza di ieri mattina il suo avvocato Pier Luigi Catarsi, mentre il fermo era stato disposto per il pericolo di fuga. Secondo quanto appreso, dopo il blitz dei carabinieri a casa sua, è stato contattato telefonicamente mentre si trovava a Genova e a quel punto ha deciso di tornare a Pisa per costituirsi. La misura di custodia cautelare in carcere disposta dal giudice per le indagini preliminari, però, è stata stabilita per il pericolo di reiterazione del reato.

Dettagli legali di una situazione in cui il georgiano è rinchiuso al don Bosco con tre capi d’imputazione: rissa, omicidio volontario e porto d’armi abusivo. Una vicenda in cui c’è un altro indagato per rissa mentre i militari dell’Arma sono alla ricerca di colui che, secondo una prima ricostruzione attraverso le telecamere dell’ufficio postale, averebbe sferrato il colpo di coltello (un pugnale con l’impugnatura bianca) direttamente alla giugulare. E che dovrebbe essere quello decisivo per la morte di Amri. Un elemento che sarà chiarito dall’autopsia le cui operazioni cominceranno domani all’istituto di medicina legale di Pisa, il cui esito diventa decisivo per le sorti processuali di Javshanashvili, incensurato, sposato, padre di due figli, di professione badante ed ex studente di psicologia nel suo Paese senza avere terminato la carriera universitaria.

Ma anche in questo caso occorrerà attendere gli sviluppi di un fatto che ha mostrato ancora una volta il lato oscuro della città, soprattutto quello del quartiere della stazione. Un’area dove la notte prima di Befana è cominciata una rissa per quelli che vengono definiti futili motivi a cui hanno partecipato tante persone, soprattutto tunisini e georgiani. Una delle ragazze presenti ha reso le dichiarazioni decisive per indirizzare le indagini e individuare il 32enne che si trova in carcere dove, tra l’altro, sarebbe già stato minacciato da altri reclusi.

Dalla testimonianza alla comparazione tra una foto estrapolata dai social del georgiano con le immagini della videosorveglianza ha prodotto una comparazione del 71 per cento. A quel punto i carabinieri hanno avuto elementi per muoversi e indirizzare le ricerche. Ma restano dubbi da chiarire. Prima di tutto dove sia finito l’altro georgiano coinvolto che, probabilmente, sta facendo di tutto per rendersi irreperibile anche se la sua identità è stata accertata dai militari, tanto che è stato fatto un blitz a casa sua. Poi c’è l’arma usata per uccidere il 27enne in piazza Vittorio Emanuele II che si intravede nel filmato ma che non si trova. Infine, la vera motivazione alla base di un omicidio efferato come quello di venerdì sera. Temi su cui i carabinieri si muovono con estrema cautela e riserbo.

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