Toscana
Omicidio a Pisa: «È un badante l’assassino di Ilyes». Ora è caccia all’altro sospettato
Sposato, padre di tre figli, è accusato di aver ucciso il 27enne la sera di venerdì 5 gennaio in piazza Vitorio Emanuele II. Martedì 9 gennaio il conferimento dell’incarico per l’autopsia sulla vittima
PISA. È Shota Javshanashvili, 32 anni, sposato e padre di due figli, il georgiano sottoposto a fermo e indiziato dell’omicidio di Ilyes Amri, il 27enne tunisino ucciso a coltellate venerdì in piazza Vittorio Emanuele II a Pisa venerdì sera durante una rissa su cui i carabinieri stanno indagando osservando secondo dopo secondo le immagini della videosorveglianza presente nella zona.
Il fermato è difeso dall’avvocato Gian Filippo Catarsi che parteciperà oggi alla comparizione di fronte al pubblico ministero per la nomina dei consulenti tecnici, Marco Di Paolo e Andrea Scatena che si occuperanno dell’autopsia all’istituto di medicina legale di Pisa dove gli esami saranno effettuati tra giovedì e venerdì.
Il 32enne di Pisa, la cui professione risulta essere quella di badante, si trova in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria anche se non è stato ancora interrogato. Probabilmente potrà rendere la sua dichiarazione prima dell’autopsia. Anche perché di elementi da chiarire in questa vicenda ce ne sono ancora molti. Dal motivo scatenante della rissa finita con l’accoltellamento di Amri, a quante persone hanno partecipato all’uccisione del 27enne. Di sicuro i carabinieri cercano un altro uomo che, secondo quanto appreso, potrebbe essere l’autore materiale delle coltellate con cui è morto il tunisino.
Il fermo di Javshanashvili è avvenuto all’alba di sabato in circostanze che non sono state ancora rese note. La moglie, non vedendolo rientrare e non avendo notizie sul marito, ha fatto scattare l’allarme tra parenti e amici della famiglia. Poi è stato contattato Catarsi che ha accettato l’incarico di difendere il georgiano, al momento unico fermato dai carabinieri. La sensazione è che l’Arma e la Procura stiano giungendo alla conclusione dell’indagine, stringendo il cerchio e avvicinandosi alla verità. Se è vero, come confermato da più fonti, che le riprese video di piazza Vittorio Emanuele II mostrano abbastanza bene quanto accaduto la sera prima di Befana, dovremmo essere vicini a un altro passo in avanti per la verità.
Secondo quanto appreso, dalle telecamere non si vedrebbero nitidamente i colpi inferti a Ilyes Amri. Lo si noterebbe in maniera evidente cadere a terra in mezzo a una rissa violenta e a cui hanno partecipato numerose persone. L’autopsia chiarirà meglio le circostanze della morte in uno dei luoghi di degrado con lo spaccio e il consumo di droga a legare le vite di tanti sbandati che, dalla mattina alla notte si ritrovano sotto il loggiato vicino all’ufficio postale.
E proprio l’esame autoptico sarà il momento in cui i fratelli della vittima potranno cominciare a organizzare il ritorno in patria della salma del 27enne. La partenze verso la Tunisia, molto probabilmente, coinciderà con l’iniziativa che hanno intenzione di organizzare per ricordarlo, come avevano annunciato a Said Talbi, il rappresentante dell’Unità migranti che li sta assistendo nei rapporti con consolato e ambasciata. I due ragazzi tunisini, che abitavano con la vittima a Sant’Ermete, hanno nominato l’avvocato Gabriele Dell’Unto per rappresentarli in questa fase delicata.
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