Il Tirreno

Pisa

L'intervista

Millozzi, la strategia del neo presidente di Acque: «La ripubblicizzazione sarà la mia vera stella polare»

di Francesco Paletti
Millozzi, la strategia del neo presidente di Acque: «La ripubblicizzazione sarà la mia vera stella polare»<br>

Simone Millozzi illustra i programmi della società: «L’ingresso di Alia non sposta assolutamente quelli che sono gli obiettivi»

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Pisa La ripubblicizzazione di Acque, ovvero l’acquisto da parte dei soci pubblici delle quote di quello privato, come stella polare. «L’indicazione avuta al momento della mia candidatura è stata chiara e a questa mi atterrò nel mio mandato». Inclusa la consapevolezza che «la quotazione in borsa di Alia significa mettere una “pietra tombale” sulla ripubblicizzazione, ma mi limito a osservare che tale percorso, a oggi, è di fatto sospeso». Si è già calato perfettamente nel ruolo Simone Millozzi, 51 anni, da poco più di un mese nuovo presidente del gestore idrico del Basso Valdarno. Eletto all’unanimità nonostante, almeno da quello che è trapelato, qualche momento di confronto acceso tra i soci pubblici.

Millozzi, se lo aspettava?

«Era naturale che, dopo una presidenza durata ben quattro mandati, vi fossero momenti di confronto acceso tra i soci pubblici. Allo stesso tempo devo confessare che, da quando è stata chiesta la mia disponibilità, ho sempre avuto la sensazione di una grande compattezza degli stessi soci pubblici sulla mia candidatura. Riprova ne è il fatto che dopo una prima assemblea rinviata, e dunque con la necessità di dover ripresentare una nuova lista, il mio nome non è mai stato oggetto di ripensamenti. Per questo credo che tutti i soci pubblici abbiano dimostrato, in un passaggio cruciale per Acque, di avere a cuore l’interesse di un’azienda che svolge un servizio fondamentale per i nostri cittadini. Forse, soprattutto all’esterno, alcuni passaggi potevano essere gestiti con una maggiore concertazione e condivisione, ma si tratta di “minuzie” rispetto alla chiusura di un’era molto lunga».

È stato eletto anche con un’indicazione forte per la ripubblicizzazione di Acque: a che punto siamo e quali saranno le prossime mosse?

«L’indicazione avuta dai soci pubblici al momento della mia candidatura è stata chiara e a questa mi atterrò nel corso del mio mandato. Peraltro, quello della ripubblicizzazione dell’acqua è un tema che trova conforto e sostegno nelle delibere dei consigli comunali dei soci di Acque e negli indirizzi della Regione. Stante il contenzioso giudiziario in corso è evidente che, senza un accordo con il privato, i tempi saranno dettati dall’aula di un tribunale. In questo senso, lavorerò per dare respiro e forza alla strategia di ripubblicizzazione dell’acqua».

Ballano cifre decisamente importanti: tra gli 85 e 110 milioni. Dove si trovano le risorse economiche per un’operazione di questa portata?

«Anche a me risultano queste cifre. Ma occorre precisare che l’operazione dovrà essere a carico della Newco costituita dai soci pubblici, nella quale dovranno essere conferite le partecipazioni in Acque. Il riacquisto delle quote, a mio parere, non dovrà assolutamente gravare sui Comuni, ma dovrà essere sostenuta attraverso un percorso di “riconcessione” del servizio idrico integrato, che ha come condizione imprescindibile e necessaria la proprietà pubblica integrale».

Al riguardo che cosa cambia con l’ingresso di Alia in Acque?

«Per quanto mi riguarda in questo contesto, l’ingresso di Alia in Acque non sposta assolutamente quella che è la mission dell’azienda, che dev’essere salvaguardata: rappresentare una moderna industria delle acque, al servizio dei cittadini e delle attività economiche, in grado di realizzare una gestione della risorsa idrica sostenibile, efficiente e oculata. La quotazione in Borsa di Alia significa mettere una “pietra tombale” nel percorso di ripubblicizzazione; non lo dico io, ma la normativa vigente. A oggi mi limito a osservare e prendere atto che questo percorso è di fatto sospeso. Però, anche a prescindere dall’eventuale futura quotazione in Borsa, bisogna che il soggetto affidatario in house rispetti alcune condizioni: il capitale sociale dell’affidatario deve essere interamente pubblico, gli enti locali devono essere soci ed esercitare un controllo analogo e lo statuto deve prevedere che oltre l’80% del fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a essa affidati. Sono tutte valutazioni che devono compiersi a partire dall’attuale composizione dei soci pubblici».

Parliamo di investimenti: quali saranno le priorità per il prossimo triennio e quelli che prenderanno corpo nel 2024?

«Il 2024 sarà anzitutto l’anno del completamento dei tanti progetti sul versante della fognatura e della depurazione, necessari a far raggiungere a tutti i territori gli standard previsti dalle norme europee, migliorando così l’impatto ambientale del servizio, a beneficio della qualità della vita dei cittadini e del territorio: dall’accordo del Cuoio alla riorganizzazione del sistema di raccolta e trattamento di Pisa e Cascina, passando per i nuovi depuratori a Bientina, Vecchiano e Vicopisano e all’eliminazione di decine di scarichi diretti in ambiente. Non meno importanti saranno le realizzazioni delle opere finanziate attraverso il Pnrr, come ad esempio l’interconnessione dei sistemi idrici di Palaia e Terricciola o il progetto della Montagnola Senese a servizio della Valdelsa».

Capitolo tariffe: perché quelle della provincia di Pisa sono tra le più care d’Italia?

«Le tariffe di Acque sono in linea con quelle del resto della Toscana e sono tra le più alte in Italia. Questo è dovuto agli ingenti investimenti necessari a condurre il servizio in un territorio, come quello regionale, dalle caratteristiche molto complesse. La disponibilità della risorsa è limitata e spesso si trova lontano da dove serve e deve percorrere molti chilometri per raggiungere anche i centri più piccoli, molti dei quali in zone collinari. Non sono soldi buttati via, dunque. Lo dimostra il tasso di investimenti pro-capite, che per Acque negli ultimi anni ha toccato la soglia dei 110 euro, circa il doppio della media nazionale. Pur non sottovalutando l’impatto delle tariffe su imprese e famiglie, va riconosciuto che proprio grazie agli investimenti nell’ultimo decennio si è riusciti a scongiurare razionamenti e limitazioni durante le croniche siccità estive, assicurando sempre un livello del servizio adeguato e senza particolari criticità».l

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