Toscana
Omicidio a Pisa, la richiesta dei residenti: un presidio di "Strade Sicure" in piazza Vittorio
La presidente Capuzzi: «Occorre un’ampia strategia di rivitalizzazione dell’area»
Pisa «Il presidio di “Strade Sicure” davanti alla Stazione? È utile ma non basta: ne servirebbe un altro in piazza Vittorio». Parte da qui Sandra Capuzzi, nuovo presidente del comitato “Le Stazioni” che riunisce i residenti nell’area compresa tra la Stazione Centrale e la Stazione Leopolda. La stessa dove venerdì notte un giovane tunisino è stato ucciso a coltellate durante una rissa. «Sorpresa? Sfortunatamente non troppo: stavolta l’esito è stato fatale, ma durante tutta l’estate liti e risse sono state quasi all’ordine del giorno e nel periodo invernale si sono sì un po’ diradate, ma rimangono situazioni che si ripetono almeno un paio di volte la settimana», dice. Da qui anche la richiesta di raddoppiare il presidio.
Però con una consapevolezza: «La tragedia di venerdì sera dovrebbe insegnarci che la pur fondamentale presenza di forze dell’ordine è condizione necessaria ma non sufficiente e lo dice una che è convinta che proprio la presenza del presidio abbia migliorato un po’ la situazione: eppure due sere fa c’è “scappato”, comunque, il morto». Serve di più per Capuzzi, già assessora alle politiche sociali dell’ultima giunta Filippeschi e nuova presidente del comitato che il 19 novembre scorso ha eletto anche il vice e il segretario (rispettivamente Alberto Bozzi e Renzo Gadducci) e il consiglio (ne fanno parte Elisabeth Lunesu, Giovanni Gallucci, Luca Schifano e Nadia Bacellini). «Occorre una strategia complessiva di rivitalizzazione di questo quartiere che includa anche la sicurezza, ma non si limiti a questa – precisa –: ben venga l’intervento di riqualificazione, che come comitato abbiamo approvato e apprezzato, ma ora il contenitore va riempito di contenuti».
Per la nuova presidente servono pure «luoghi di aggregazione sociale, perché qui c’è bisogno anche di ricreare una comunità». Sul dove farli c’è più di un’idea: «Uno potrebbe essere la Leopolda, a patto che sia gestita in modo diverso e più aperto al quartiere di quanto fatto fino a oggi – sottolinea –, l’altro all’interno della Stazione, dove ci sono circa 600 metri cubi di spazi completamente vuoti». E poi «c’è bisogno di riportare la gente a vivere il quartiere». Anche proprio a prendervi la residenza o ad aprirvi un’attività «prevedendo agevolazioni significative per giovani famiglie e imprenditori, sfruttando la presenza di numerose case e fondi sfitti – continua –: il sindaco ci aveva parlato della possibilità di attirare proprio in questa zona negozi di qualche grande marchio, cosa alla quale saremmo anche più che favorevoli. Ma non abbiamo saputo più nulla».
Poi eventi e iniziative culturali e spettacoli: «Quando ero assessore, facemmo qualcosa del genere insieme all’allora consigliere comunale d’opposizione Petrucci: quell’iniziativa penso che indichi anche un metodo, con maggioranza e opposizione che lavorano insieme, oltre che come strategia». Poi, certo, occorrono «maggiori controlli e regole più restrittive sugli esercizi pubblici, soprattutto su quelli di somministrazione, ma più in generale sui negozi presenti, alcuni dei quali sono veri e propri magazzini in cui, tra l’altro, quest’estate si sono accesi anche alcuni incendi piuttosto gravi». Ma serve anche un’attenzione al sociale «per separare la marginalità sociale dalla criminalità e animatori capaci di tornare a coinvolgere nuovamente le comunità migranti perché il nostro è un quartiere multietnico in cui vivono tantissime famiglie straniere per bene».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
