Toscana
Saldi, il decano dei negozianti di Pisa: «Fatti così non servono. Vi dico perché il commercio è in crisi»
La ricetta di Fabrizio Di Sabatino, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento in Largo Ciro Menotti: «Trasformarci per non morire, consegne a domicilio e un centro commerciale naturale»
PISA. «Neanche i saldi di fine stagione, secondo me, sono in grado di risollevare una situazione molto complessa sotto gli occhi di tutti. Solo unendoci possiamo salvare il commercio a Pisa, attraverso la creazione di un centro naturale, per preservare la nostra unicità». Fabrizio Di Sabatino, 57 anni, una vita dedicata al commercio, come titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento in Largo Ciro Menotti, a due passi da Borgo Stretto, non ha dubbi.
I saldi invernali alle porte, si parte domani, venerdì 5, tra un caldo anomalo e un caro-energia, dopo un dicembre dedicato ai regali di Natale, non saranno in grado di dare quello sprint tanto atteso alla stagione, nonostante verranno offerti i capi più pesanti e più costosi, rimasti in stand-by dalle temperature eccessivamente elevate di questo periodo.
Di Sabatino non è pessimista per sua natura, è un commerciante di lungo corso e sa come affrontare il mare in tempesta, ma i cambiamenti che il commercio pisano ha subito, e sta subendo in questi ultimi anni, non permettono neanche a lui una visione a lungo termine ottimistica al 100%. Anche perché la concorrenza per i piccoli commercianti è sotto gli occhi di tutti: grandi catene, centri commerciali e shopping on line che erodono la clientela. «Occorre – afferma l’imprenditore – stare al passo con i tempi e tenere orecchie e occhi ben aperti. Non combattere il nuovo che avanza, riferendomi al mondo degli acquisti sulla rete, ma essere noi stessi bravi a cambiare pelle e a inserirsi in questo contesto offrendo ai pisani servizi ad hoc a domicilio».
Si spieghi meglio.
«Molto semplice, il cliente chiede una camicia su misura? Niente paura, sono io che vado da lui a prendere le misure e a consegnare il lavoro a casa senza bisogno che nessuno si muova. Stesso discorso per le borse o qualsiasi altro oggetto che può essere trasportato senza particolare difficoltà».
Un mondo che cambia quindi... e i saldi saranno sempre attuali?
«Secondo me no. Ad oggi gli sconti restano solo un punto di riferimento per i clienti affezionati, soprattutto gli under 45, ma se guardo al nostro futuro, neanche poi così tanto lontano, vedo una vera e propria rivoluzione. Noi lavoriamo ogni giorno facendo i salti mortali con una concorrenza sulla rete sempre più agguerrita, con piattaforme sempre più performanti da azionare con un semplice clic e una carta di credito sotto mano, dove il commercio non deve sottostare ad alcuna limitazione, tra black friday vari, liberalizzazioni e sconti in ogni genere. Mentre per noi, a postazione fissa, non è permesso muoverci con la stessa libertà».
Quindi siete vittime di una concorrenza sleale?
«Dico solo che il sistema deve essere inevitabilmente rivisto. Anche noi paghiamo le tasse e vogliamo decidere in prima persona quando e come mettere in vendita un articolo, senza dover essere sottoposti ad una legge oramai superata. I saldi invernali a gennaio non hanno più alcun senso. Le stagione sono cambiate. Due mesi di sconti sono una vera propria assurdità, se pensiamo che noi operatori lavoriamo solo le prime due settimane e poi tutto si ferma. Stesso discorso vale per i saldi di luglio, troppo presto, dobbiamo posticiparli ad agosto. Un tempo le svendite erano una boccata d’ossigeno, si lavorava moltissimo e bene, i clienti erano soddisfatti, adesso sono solo un rito per pochi».
Secondo lei esiste una ricetta per preservare le attività?
«C’è bisogno di un aiuto e una collaborazione importante sia dalla politica locale che nazionale. Il commercio pisano è in crisi e lo sarà sempre di più. Anche noi commercianti abbiamo le nostre colpe: abbiamo sempre guardato solo al nostro orticello, senza mai allargare l’orizzonte, non legandoci veramente gli uni agli altri. Adesso più che mai è necessario fare rete. Non basta più essere proprietari di un fondo e di una attività fiorente, è necessario fare cartello per combattere uno tsunami che si sta abbattendo su tutti noi. Usando una metafora mi sento di dire: è inutile avere una barca, quando poi non abbiamo un posto sicuro dove ancorarla. Dobbiamo invertire la rotta, altrimenti lasceremo spazio alle catene, sia a livello locale che nazionale o meglio a imprenditori che hanno una visione del commercio più ampia di noi. E in tutto questo neanche i saldi possono essere la nostra ancora di salvezza».
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