Il lutto
Pisa, chiude la storica Pam in via Pascoli: «Un brutto colpo per il quartiere»
I 19 lavoratori saranno trasferiti in altri punti vendita. I motivi della decisione
PISA. Il quartiere di San Martino perde il suo storico supermercato in via Pascoli, presente fin dal 1970. Per fortuna non si perderanno posti di lavoro, ma per i residenti è un brutto colpo anche se da qualche anno a poca distanza ha aperto la Conad, a sua volta frequentatissima.
Il supermercato, all’angolo con via Turati, approdò a Pisa come Smec, poi diventò Superal, prima del subentro del gruppo Pam. Il giorno di Befana potrebbe essere l’ultima data di apertura al pubblico, poi gli scaffali si svuoteranno dopo oltre mezzo secolo: il supermercato funziona eccome, ma l’alto costo dell’affitto ha convinto l’azienda dell’antieconomicità dell’idea di rimanere.
La notizia, che circolava da qualche settimana fra i numerosissimi clienti del punto vendita, è stata data ieri dal consigliere comunale Marco Biondi (Pd) e confermata al Tirreno dall’Ufficio comunicazione della Pam. La chiusura della Pam in via Pascoli, afferma Biondi, «è la perdita di un presidio nel quartiere di San Martino, dell’adiacente Sant’Antonio, e un punto di riferimento per tutta la zona di Mezzogiorno».
Ormai la Pam - è anche il comune sentire dei residenti - aveva assunto, anche sotto l’aspetto sociale, il carattere di un negozio di vicinato, paragonabile ai vecchi alimentari, che popolavano i quartieri storici, seppure abbia dimensioni maggiori. In questi piccoli supermercati cittadini, spiega ancora Biondi, «non è raro ritrovare il calore dei commessi che ti conoscono, magari ti consigliano e sono sempre disponibili ad aiutarti. Con loro puoi scambiare un sorriso, magari uno scherzo, una battuta, hanno indubbiamente un carattere meno asettico dei grandi centri di distribuzione, dove il cliente è spesso poco più di un numero».
Nella grandissima distribuzione «si possono trovare anche prodotti a prezzi più convenienti ma in questi piccoli supermercati ci sentiamo più in sintonia perché si instaura un rapporto personale e di vicinanza con i dipendenti».
Rapporto che risulta ancora più importante per le numerose persone anziane che vivono nel quartiere e che spesso escono di casa solo a piedi per effettuare la spesa, ed è proprio questa azione l’unico momento di contatto e di socializzazione durante l’arco della giornata.
Ancora Biondi: «La chiusura della Pam, quindi, rappresenta la perdita di un elemento importante anche nella lotta al degrado e allo smercio di sostanze stupefacenti, venendo meno questa attività si perde un luogo frequentato e la zona rischia di essere ancor di più terra di attività illegali e decadimento della vivibilità per i residenti».
Una zona scarsamente frequentata dai residenti causa la possibilità di maggior sviluppo di fenomeni di degrado e di illegalità.
Come detto, la chiusura di questa attività non abbia ripercussioni sul personale dipendente, che sembra che verrà rimpiegato nelle strutture della società, ma sicuramente vi è una ricaduta sul tessuto del quartiere, che ne risulta sicuramente più povero. «Dispiace perdere una struttura che ormai da moltissimo tempo rappresentava un punto di riferimento per i cittadini, - conclude Biondi, - come residente e come consigliere comunale il mio auspicio è che, se non reversibile la scelta, si incentivi l’apertura di una nuova attività che sia frequentata e che possa rappresentare un nuovo presidio per il quartiere». Ad oggi non è noto se qualche attività simile sia pronta a subentrare.
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