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Pisa, lavoratori sottopagati e coppie separate: «Sono i profili e le storie delle nuove povertà»

Pisa, lavoratori sottopagati e coppie separate: «Sono i profili e le storie delle nuove povertà»<br>

La Caritas ha presentato l’annuale rapporto che fotografa i soggetti più bisognosi. Le persone seguite sono in calo rispetto alla pandemia, ma sono quattro volte quelle del 2019

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Pisa Sono 1. 819 le persone incontrate dalla Caritas nel 2022, più o meno le stesse dei dodici mesi precedenti (1. 864) e molto meno delle 2. 146 del 2020, il primo anno della pandemia e anche quello dell’impennata record in cui si è registrato il dato più alto da quando sono iniziate le rilevazioni. Ma anche quasi un quarto in più (+23, 9%) rispetto alle 1. 417 del 2019, ultimo anno prima della doppia crisi, iniziata con l’emergenza sanitaria da Covid-19 e proseguita con la guerra in Ucraina e l’impennata dell’inflazione.

È quanto emerge da “Povertà Plurali”, il 16esimo Rapporto della Caritas di Pisa, presentato ieri mattina. Non si è fermata, comunque, la crescita delle cosiddette “nuove povertà”, ossia di coloro che si sono rivolti alla Caritas per la prima volta negli ultimi dodici mesi. Però ha frenato. Nel 2022 sono stati pari a un terzo (33, 1%) di tutte le persone incontrate, un po’di più rispetto al 2021 (28%) , ma molte meno in confronto al 37,4% del 2020. E comunque nei primi 6 mesi del 2023 si fermano al 16,5% contro il 23,3% dello tesso periodo del 2022. «È, però, ripreso quel processo di cronicizzazione delle fragilità che era molto evidente fino al 2019 – spiegano i curatori del rapporto -: quasi la metà (46,2%) di chi ha chiesto aiuto nel 2022, infatti, si è rivolto alla Caritas negli ultimi tre anni. Sono le famiglie e le persone messe in ginocchio dall’ondata di crisi e che ancora non si sono riprese». Due, in particolare, le emergenze. Punto primo, la povertà minorile: dei 1. 565 figli conviventi nei nuclei familiari seguiti dall’organismo pastorale della chiesa pisana, infatti, il 72,6% sono minori. Non solo: la Cittadella della Solidarietà, l’emporio alimentare con sede al Cep, sostiene 1. 958 e oltre un terzo di esse (695, pari al 35,5%) è under 18. Nel 2019 erano 461, il 51% in meno. Punto secondo: il lavoro “povero”. Vero, infatti, che oltre la metà (55,3%) è senza lavoro. Ma cresce, il numero di chi, pur avendo un’occupazione in regola, ha bisogno di sostegno: si tratta di 349 persone, pari al 19,7% di tutte quelle incontrate.

Nel 2019 erano 224 corrispondenti al 15% del totale. Significa che in appena tre anni i “lavoratori poveri” sono aumentati del 55,8%. E nei primi sei mesi del 2023 la situazione si è acuita: le persone che, pur avendo un’occupazione, hanno avuto bisogno dell’aiuto della Caritas sono state 311, il 22,8% del totale. Il motivo, o almeno uno dei principali, lo ha indicato il direttore della Caritas don Emanuele Morelli. Facendo il caso «di una mamma di tre figli e di una lavoratrice con contratto tempo determinato di 4 ore a settimana e una retribuzione di 7,51 euro all’ora lorde come previsto dal contratto nazionale della sua categoria». Per poi porre una domanda: «Di fronte a casi come questo e alla crescita complessiva del lavoro povero, quali politiche attive del lavoro vengono messe in atto e perché non percorrere con decisione la strada del salario minimo?».

L’arcivescovo Giovani Paolo Benotto, invece, si è soffermato sulla «fragilità dei legami familiari» quali cause di «una povertà, non solo economica ma anche culturale, che trascina persone e famiglie in una spirale sempre più ingovernabile». Quasi un quinto (18%) di coloro che nel 2022, infatti, si sono rivolti alla Caritas sono separati o divorziati. Tutto ciò «dovrebbe innescare percorsi brevi che aiutino le persone offrendo loro strumenti necessari per affrontare positivamente le inevitabili difficoltà della vita – prosegue l’arcivescovo -. Mi riferisco in modo particolare alla crescita esponenziale di separazioni e divorzi che, se sembrano tutelare i diritti e le pretese individuali, di fatto, al di là di tutte le migliori intenzioni, lasciano che siano i figli a pagare il prezzo più caro di certe “libertà” recuperate».l

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