Sicurezza
Pisa, caos al pronto soccorso: «Riapriamo un reparto»
Recuperati in fretta 12 posti letto, ma non sono sufficienti Ieri 50 pazienti ancora in barella. Ecco il piano dell’ospedale
Pisa Dopo il caos al pronto soccorso di Cisanello l’azienda è corsa ai ripari e già l’altra sera alle 21 ha riaperto il reparto week di otorino, con 12 posti letto, che aveva chiuso dal primo dicembre scorso, quando ha ridotto l’attività di alcuni reparti. È stata organizzata anche l’assistenza infermieristica giorno e notte, utilizzando il personale che l’azienda ha recuperato dalla sospensione dell’attività chirurgica programmata, non di tipo oncologico, nel reparto di otorinolaringoiatria e in ostetricia e ginecologia. L’azienda ospedaliera sta lavorando per rivedere la programmazione chirurgica non oncologica anche nelle unità chirurgiche. Dopo avere licenziato 14 infermieri interinali e circa 30 operatori socio sanitari, sempre per contenere la spesa visto che siamo a fine anno e i budget a disposizione sono stati ampiamente sforati (si parla di un rosso di oltre 10 milioni) , l’ospedale all’inizio del mese ha rinunciato ad alcuni posti letto ordinari, cercando così di concentrare il personale nel pronto soccorso. Dodici posti in più sono come una goccia nel mare ma sono pur sempre un passo in avanti . La riorganizzazione decisa per le ultime settimane dell’anno si è però scontrata con una realtà molto diversa da quella che devono essere state le previsioni iniziali. Una super ondata di accessi, dovuta alla stagionalità per i pazienti fragili più esposti alle patologie respiratorie, ha mandato in tilt il pronto soccorso, provocando un rallentamento «nelle procedure non urgenti e nel turn over dei posti letto soprattutto a causa della necessità, obbligatoria in ospedale, di mantenere percorsi separati per i pazienti positivi al Covid», ha spiegato la direzione.
«A differenza delle altre ondate, quindi, questa risalita dei ricoveri Covid non è dovuta al riacutizzarsi della gravità della patologia, che porta al ricovero, ma alla diffusione del contagio in tutta Italia essendo ridotto il ricorso alla vaccinazione nella popolazione generale, non essendo più obbligatoria alcuna misura di protezione ma essendo invece sempre obbligatorio, in ospedale, mantenere i percorsi diagnostici e di ricovero dei pazienti Covid separati da quelli di tutti gli altri». Ora il personale è sul piede di guerra, stanco di lavorare in condizioni di stress e con carichi di lavoro eccessivi, che comportano il rischio di errori involontari.
I pazienti “parcheggiati” nelle barelle per più giorni perché l’ospedale “scoppia” cominciano a preoccupare gli stessi operatori sanitari che sopperiscono alla mancanza di personale con numerose ore di lavoro straordinario e aggiuntivo. Una situazione che mette a dura prova l’intero sistema.
«La mancanza di programmazione è alla base di queste situazioni che si ripetono ormai ogni anno. C’è anche da dire che le facili ricette di alcuni esponenti politici, sempre pronti alle dichiarazioni di rito, ma sempre dopo, lasciano il tempo che trovano. Non è il problema della distribuzione del cibo che deve preoccupare la politica. Spesso i pazienti fermi al pronto soccorso non riescono nemmeno a mangiare, sono anziani, persone fragili» dice Daniele Carbocci di Nursind. In questi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni di chi è costretto a lavorare sotto pressione. «Per non assumere – dice Carbocci – si chiede agli infermieri di raddoppiare i turni, di lavorare giorno e notte. Lo dimostra il numero di ore di straordinario che viene pagato». Ieri comunque la situazione era ancora pesante. Con 50 pazienti in attesa di ricovero. Ovviamente i 70 che erano in attesa il giorno precedente, non tutti sono entrati in un reparto. «Speriamo che questa non diventi la situazione standard» è lo sfogo di un operatore con i familiari di un paziente rimasto nel limbo del pronto soccorso. Ieri l’onorevole Edoardo Ziello (Lega) ha presentato un’interrogazione per sapere se il ministro della Salute sia a conoscenza della situazione di Cisanello e se intenda promuovere «iniziative di competenza, a tutela della salute pubblica, compreso l’invio di ispettori ministeriali, per verificare cosa succede al pronto soccorso, con l’urgenza richiesta dalla straordinaria gravità della vicenda, per porvi rimedio e accertarne le cause e le eventuali responsabilità»l
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