Sicurezza
Maltempo, viaggio nella Marina di Pisa devastata dal vento: «Sopravvissuti anche stavolta» – Video
Differenze dove le barriere sono inesistenti e dove funzionano a dovere
MARINA DI PISA. «Sopravvissuti anche questa volta. Siamo aperti». La scritta con il gesso sulla lavagna del ristorante L’albero maestro è l’emblema del giorno dopo la devastazione bis a Marina di Pisa a distanza di appena un mese dalla prima.
La sabbia bagnata in tante strade allagate dall’avanzata del mare, i sassi sulla passeggiata, le barriere in cemento spostate dalla furia del vento sono i segni più evidenti di una situazione pericolosa e non più sostenibile. E mentre il lungomare è pieno di persone attirate dal solicchio ma anche dalla voglia di vedere il disastro, come se anche i danni causati dal maltempo fossero una macabra attrazione, è sempre più evidente che esiste una Marina indifesa e una dove nei due eventi atmosferici terribili d’inizio novembre e dell’altro giorno, non è arrivato uno schizzo d’acqua.
Grossi rischi
Il viaggio dopo la seconda devastazione comincia dalla zona che sembra quella di un teatro di guerra . Piazza Viviani è un cantiere perché sono in corso i lavori per la riqualificazione che hanno già accumulato un mese di ritardo e ora, con i fatti di sabato, ci sarà da ricalcolare il cronoprogramma.
Nel frattempo il bar Il Pirata e il bagno Gorgona fanno i conti con una situazione di estrema emergenza. «Qui siamo indifesi e si vede bene dalle scogliere che dovrebbero proteggere quest’area ma che, invece, sono quasi sparite».
Osvaldo Perondi è uno dei volti storici del locale accerchiato dal cantiere. Guarda il mare, indica le grosse pietre che sono basse o inesistenti e scuote la testa: «Piazza Viviani è sempre stata chiamata la paludetta, segno che le mareggiate erano frequenti. Ma io ho più di 50 anni e una situazione del genere non me la ricordo. Sabato le onde arrivavano sopra la porta. Per certi versi è stato peggio di quanto successo il 3 novembre. Questa zona di Marina ha bisogno di interventi seri, concreti e veloci, altrimenti si rischia grosso. Il clima è cambiato indubbiamente. Probabilmente hanno inciso anche i lavori al porto. Ma una soluzione va trovata al più presto».
Sotto il sole
I ben informati parlano del ritorno già all’inizio della prossima settimana di una perturbazione simile alle ultime due che hanno fatto emergere un problema nuovo per questa località del litorale, l’arrivo del mare in via Maiorca. Uno choc per una località che, invece, potrebbe continuare a vivere di estati da tutto esaurito e il resto dell’anno con tante persone, locali pieni e buoni affari per le attività economiche nei fine settimana di bel tempo. Anche in inverno. Come ieri. Con tante persone a passeggio godendosi il sole e le temperature miti. Tavolini occupati, ristoranti che hanno potuto aprire con un buon numero di clienti. Insomma, tutto normale, visto il clima. Se non fosse per i tanti, troppi segni evidenti del passaggio del maltempo. Almeno in alcune zone del paese.
Zona tranquilla
Camminando verso sud, infatti, si vedono le differenze. L’area della famosa cella 4 – quella che già nel 2016 dalla Regione descrivevano come bisognosa d’interventi e che necessiterebbe di 5 milioni per sistemare la situazione – con sassi in strada, new yersey in cemento spostati in mezzo alla carreggiata e nastri rossi e bianchi per vietare il passaggio. Siamo poco dopo piazza delle Baleari e qui in tanti guardano gli effetti del forte vento a 90 chilometri orari con sguardi preoccupati. Mano a mano che ci si sposta verso piazza Gorgona la situazione si fa via via più tranquilla.
Per poi entrare in una sorta di “altro mondo”. In questo tratto di lungomare ci sono le spiagge di ghiaie che, per carità, la furia del vento ha comunque spostato creando una collina. Ma niente più. «Non abbiamo subito nessun danno», spiega Federico Barontini da dietro il bancone del bar Piccinino che poi aggiunge: «A differenza di tante altre zone di Marina, qui si vede che le barriere sono state oggetto di manutenzione e svolgono a dovere la loro funzione». Nemmeno uno schizzo nei due giorni di devastazione. Se non fosse stato per il disagio del vento, gli affari sarebbero stati quelli di sempre.
Linguaggi differenti
Ed è questo il punto a cui dare risposte dopo la camminata fin dalle parti dove finisce l’abitato di Marina con i locali e gli stabilimenti balneari danneggiati pesantemente già all’inizio di novembre. Con i giusti lavori, la programmazione e gli investimenti, questo sarebbe un luogo ideale per portare avanti un’attività. E lo è sempre stato. Ma ora i cambiamenti climatici impongono scelte non più procrastinabili. Tutto un altro linguaggio da quel un’ se ne po’ più, sentito dire troppe volte in queste ultime settimane da chi si è visto allagare casa o il negozio dall’acqua salata del mare come non era mai successo in tanti anni.
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