Il Tirreno

Pisa

L'intervista

Roberto Battiston, l’esploratore del cosmo: «Un giorno potremo viaggiare nello spazio senza limiti»

di Roberta Galli

	Lo scienziato Roberto Battiston
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Lo scienziato Roberto Battiston

Lo scienziato, già presidente dell’Agenzia spaziale italiana, è stato ospite dell'Università di Pisa: «Con la testa tra le nuvole? Lassù si sta benissimo»

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«Viaggiare nello spazio senza limiti? Sono sicuro che prima o poi l’uomo arriverà anche a questo». Lo dice Roberto Battiston, 67 anni, professore ordinario al Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento e già presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Alle spalle Battiston ha una laurea alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato all’Università di Parigi IX, Orsay. Da oltre 35 anni lo scienziato è impegnato in progetti di ricerca di livello internazionale nel settore della fisica sperimentale e venerdì scorso è stato ospite dell’Università di Pisa. L’occasione è stata “Sguardi nel futuro”, un’iniziativa di orientamento e alta formazione portata avanti dall’Ateneo Pisano, che mette in contatto i giovani con i più importanti esperti del mondo della ricerca scientifica e tecnologica, dell’industria e dell’economia e delle scienze sociali.

Roberto Battiston ha parlato a una platea di studenti tenendo una conferenza sul tema “Superare i limiti: dai viaggi interplanetari e quelli interstellari”.

Professore, come e quando è iniziata la sua passione per la fisica?

«Diciamo non subito. Frequentando la Scuola Normale, dopo aver partecipato ad un bando, ho capito che quella era la mia strada. Io mi sono formato al liceo classico di Trento, la mia città, e sono entrato in questo mondo affascinante, parlo della Normale, dove aver scoperto un metodo bellissimo, la fisica sperimentale, che mi ha permesso di osservare la realtà, di capirla e di utilizzarla. E da quel momento non ho fatto più marcia indietro».

Se non avesse studiato Fisica che cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita?

«Essere un imprenditore nel settore elettronico. Ho sempre avuto in testa l’idea di costruire qualsiasi cosa, di portare avanti le capacità, di capire, di misurare ed osservare. In fondo è quello che avviene con la fisica sperimentale».

Si dice sempre che i fisici hanno la testa tra le nuvole. Anche lei?

«Le confesso che quando posso la tengo eccome tra le nuvole, le assicuro che lassù si sta benissimo. Purtroppo spesso devo tenerla a terra per altri mille motivi, ma lassù si sta veramente bene».

Che emozione ha provato guardando per la prima volta un acceleratore di particelle?

«Grandissima. Sono degli strumenti che osservano particelle piccolissime, invisibili, che in realtà non vediamo praticamente mai, però noi possiamo misurarne le loro proprietà con riferimenti poi riportati sulla grafica. Un mondo molto affascinante, che può sembrare astratto, ma che nella realtà non lo è».

A Pisa è intervenuto sul tema “Superare i limiti: dai viaggi interplanetari e quelli interstellari”, secondo lei sarà mai possibile in futuro viaggiare nello spazio come su un autobus?

«Tutti non lo so. Anche in America la prima volta ci andò un piccolo numero di marinai trascinati da un visionario come Colombo, all’inseguimento di un continente sbagliato. Lui voleva andare nelle Indie. Ebbene, Elon Musk sostiene che noi siamo una specie interplanetaria o interstellare. È ovvio che di fronte ad un universo intorno a noi così infinitamente grande e con l’aspirazione e il desiderio che l’uomo ha sempre avuto da quando è uscito dalle caverne di andare oltre, questa possibilità c’è davanti con una forza incredibile anche se, al momento, manca l’immaginazione su come andarci. È possibile che noi andremo nello spazio non con i nostri corpi, ma con una molecola o una cellula. Oggi tutto questo ci sembra impensabile, ma con la robotica, l’intelligenza artificiale, la bio-ingegneria, magari tra un secolo o due, niente sarà impossibile. L’importante è tenere sotto controllo questo meraviglioso pianeta in cui viviamo e che ha bisogno di cure e di amore».

Lei che studia i segreti della fisica, cosa pensa dell’intelligenza artificiale?

«È un potentissimo strumento del progresso, ma dobbiamo utilizzarla molto bene».

Se potesse avere la bacchetta magica, che cosa gli piacerebbe progettare?

«Una macchina contro la guerra da mettere subito al lavoro».

Ai ragazzi di oggi si sente di dire: seguite le vostre passioni e non mollate mai?

«Assolutamente sì, è l’unica cosa sensata che si può dire ad un giovane che deve costruirsi il futuro con le proprie mani».

Lei è padre di quattro figli, qualcuno in casa ha seguito le sue orme?

«Diciamo di no, sono stato un padre molto assente a causa del mio lavoro. Un discorso che potrebbe collegarsi al fatto che molte donne non scelgono lo studio della fisica. Non è semplice, anche se i tempi sono cambiati, conciliare l’essere madre con il portare avanti una carriera legata alla ricerca che ti assorbe giornalmente».

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