Il dolore
Marina di Pisa tra ruspe e ghiaia, il viaggio a 12 giorni dal disastro: «Ora il Libeccio fa più paura»
Iniziate le operazioni di rimozione della ghiaia dal lungomare per riportarla nella cella. New jersey di cemento a protezione della litoranea nella zona del Bagno Gorgona
MARINA DI PISA. «Se siamo abbandonati? Non da oggi. Almeno in questo pezzo di Marina lo siamo da quando non è stata completata la spiaggia di ghiaia. E ogni volta è un disastro». L’imprenditore marinese guarda la ruspa inerpicata sulla montagnola formata dalla ghiaia che sposta i sassi rimossi dalla strada. Di fronte c’è la famosa, o famigerata, cella 4 racchiusa tra via Duodi (ancora chiusa con la transenna gialla della polizia municipale) e via Francardi. Da dove acqua e ghiaia scavalcano puntualmente la scogliera lungo la litoranea a ogni mareggiata.
«Il mio nome non importa. Sto a Marina dal 1988 e dico – scandisce le parole l’imprenditore –: evviva le spiagge di ghiaia, dove sono fatte bene e con la giusta manutenzione funzionano. Invece basta vedere là cosa è successo il 3 novembre scorso, con le antiche scogliere che non ce la fanno più».
Indica verso il Bagno Gorgona. «Fermiamoci qui e guardiamo. Oggi il mare è quasi calmo, eppure laggiù le onde alzano grandi spruzzi di acqua».
Marina di Pisa, dodici giorni dopo. Nessuno dimentica quella tempesta rovinosa e inaspettata perlomeno in tali proporzioni. La zona di via Maiorca è tornata pressoché alla normalità. Non così i punti più colpiti e da dove l’acqua del mare si è riversata verso l’abitato: il lungomare della cella 4 e l’area intorno a piazza Viviani.
Confcommercio e Centro commerciale naturale hanno tuonato: «Dopo la mareggiata non c’è nessuno a risistemare. Ci sentiamo abbandonati».
«Ho continue segnalazioni di commercianti e residenti, intanto via Repubblica Pisana è ancora chiusa nel tratto che va dalla gelateria fino all’incrocio con via Duodi. Nessuno fa niente. Lavorare in queste condizioni è impossibile», ha detto Simona Rindi, presidente del Ccn marinese.
Ruspe e camion, ieri, si sono visti. Prima hanno iniziato a sistemare nell’altra zona colpita, quella più a sud, appena fuori dall’abitato.
Barbara Benvenuti, presidente del direttivo Confcommercio di Marina di Pisa, è ancora impegnata nella conta degli ingentissimi danni del Bagno Foresta. E non nasconde i timori per una prossima libecciata: «Saremmo totalmente senza difese, con il rischio di subire ulteriori danni. Intanto non abbiamo certezze sulle modalità per richiedere i ristori. Eppure sarebbe importante saperlo quanto prima».
Il sole fa capolino, all’altezza della cella 4 si sente un po’ il rumore del mare e un po’ quello della ruspa. Una scena, in quel tratto di lungomare, che Marina negli anni ha visto ripetersi decine di volte. Lo sanno, i marinesi, di essere indifesi in quel punto. La cella 4 è protetta da una scogliera piccola e danneggiata. E di ghiaia grande, delle dimensioni giuste, ce n’è rimasta poca. Pochissima.
Però la mareggiata del 3 novembre ha aperto anche un fronte inatteso, se è vero che dal 1962 non si verificavano inondazioni del genere. E allora il sentirsi indifesi si allarga. Solo qualche centinaio di metri divide la cella 4 dalla zona del Bagno Gorgona, rimasto semidistrutto, e di piazza Viviani che si estende alle sue spalle.
Al largo la scogliera emersa è un saliscendi continuo. Una parte si vede appena. La sua fragilità è evidente.
È anche su questo fronte, che potrà diventare una priorità, che ha deciso di concentrare le sue attenzioni il comitato di frazione. «Non vogliamo più aspettare, le spiagge di ghiaia devono essere sistemate come da progetto, e poi bisogna intervenire anche qui in zona Bagno Gorgona», dice un esponente del comitato.
In qualche modo si cerca di correre ai ripari. Il Genio civile ha chiesto al Comune di mettere new jersey di cemento lungo la litoranea nelle zone più esposte. Una prima fila è nei pressi del Bagno Gorgona. «Ci hanno detto che ne metteranno anche sul lungomare davanti alla cella 4, tra la scogliera lungo la strada e la pista ciclabile». In pratica, una specie di “tasca” dove cercare di far finire il più possibile la ghiaia trascinata dal mare, così da limitare l’invasione della carreggiata.
Senza i lavori strutturali promessi dalla Regione altre difese è difficile pensarle. I tecnici del Genio Civile saranno in Comune martedì 21 per presentare il progetto alla prima commissione consiliare. Per la cella da sistemare dovrebbero servire 5 milioni di euro, la metà era già stata stanziata.
E comunque sul fatto che per ora quelle barriere di cemento potranno essere sufficienti in caso di tempeste e non di semplici mareggiate è ragionevole avere molti dubbi. Certezze, in senso contrario, sembrano averle gli addetti della ditta che lavora alla realizzazione della nuova piazza Viviani, la Costruzioni Guerrera. Stanno rimettendo in sesto il cantiere. Sul lato verso il bar Pirata ci sono cumuli di rifiuti. «Il mare ha trascinato via tutto, ci sono stati danni ai materiali, per quanti soldi non lo sappiamo».
La consegna dei lavori era prevista per fine mese, ma non sarà possibile rispettare la scadenza. Servirà un mese in più.
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