Sicurezza
I 60 anni di Beppe Incocciati: «Io, Diego e l’amore per il Pisa»
L’ex attaccante nerazzurro oggi commentatore e consigliere del governo: «Indimenticabili gli anni con Romeo, aspetto che la squadra torni in serie A»
PISA. Ciao Beppe (all’anagrafe Giuseppe Incocciati) , confermi di essere nato il 16 novembre 1963 a Fiuggi, in provincia di Frosinone?
«Ma che è, siamo a C’è posta per te?».
No, no, Beppe, scusa, te lo dico solo per essere sicuro della data, non si sa mai…
«Ah, va bene. Sì, confermo».
Dunque oggi compi sessant’anni tondi tondi. Come li porti? Te li senti addosso o ti sembra di essere ancora un ragazzino che corre dietro al pallone? Beppe Incocciati accenna un sorriso, poi risponde:
«L’età bisogna accettarla sempre e comunque, senza pensare a quello che è stato se non ricordando le cose con un po’ di nostalgia ma con la soddisfazione di aver fatto qualcosa di importante nella vita. Io sono un tipo che i ricordi me li tengo ma non li associo alla malinconia, ci mancherebbe altro, si continua, anche perché i sessant’anni sono un bel traguardo».
Insomma, sei in forma, che fai, giochi a calcetto?
«Come dite voi a Pisa… no, rifammi la domanda».
Ti ho chiesto se giochi a calcetto…
“No, no, prima, prima…
Se sei in forma…
“Boiaaaa… boiaaaa…”.
Grande Beppe! E ci facciamo una bella risata.
Doverosa pausa per presentare il personaggio, sempre che abbia bisogno di presentazioni. Incocciati ha giocato nel Pisa per due stagioni in piena epoca romeiana: nel 1988-89, in serie A, fece sette gol ma lo Sporting retrocesse. Nel 1989-90 fu uno dei protagonisti della pronta risalita al termine di un campionato esaltante in cui realizzò 12 reti e divenne il gemello del gol del suo amicone Lamberto Piovanelli, che di reti ne inzuppò 18. Beppe, grande tecnica e fiuto del gol, ha vestito anche le maglie di Milan, Empoli, Atalanta, Napoli, Ascoli e Bologna. Il suo score personale parla di 139 presenze con 23 reti in serie A e di 196 presenze con 47 reti in serie B. Numeri importanti, mica discorsi.
Devi essere in forma per forza, perché ho scoperto che fai un sacco di cose. Allenatore, commentatore tv…
«Sì, ma ora non alleno. Poi, sì, sono un commentatore per Mediaset».
Ho scoperto anche che sei un collega, giornalista pubblicista.
«Sì, già da un bel po’».
Inoltre sei un imprenditore, produci un ottimo olio. Lo mandi sempre a Pisa al negozio di Lamberto Piovanelli?
«Ah, se me lo ordina glielo mando di certo!».
Ultimo tassello: sei consigliere per le tematiche giovanili e sportive del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani…
«Sì, consiglio il ministro sulle questioni giovanili e lo sport. Abbiamo unito le forze tra il ministero del Turismo e dello Sport, gli Esteri e la presidenza del Consiglio per alcune iniziative che si sono svolte e altre che si stanno preparando. Tra quelle svolte abbiamo sostenuto con grande forza il Giro d’Italia, che è stato un successone, e organizzato l’evento che ha strabiliato il mondo, la recente Ryder Cup di golf, che ha portato a Roma un enorme flusso di turisti. Una manifestazione eccezionale. Inoltre come saprai l’Italia, in compartecipazione con la Turchia, si è assicurata gli Europei di calcio del 2032, con tutto quello che porteranno in termini di posti di lavoro e di adeguamento degli stadi. Senza contare che l’Italia è candidata a ospitare l’Expo 2030, un’altra grande manifestazione che darà lustro al nostro Paese e un impulso all’economia. Ecco, mi sto occupando di queste cose».
Ho capito, fra un po’ ti ritroveremo ministro…
«No, no, guarda, io sono fatalista e ho pieno rispetto della volontà di Dio, non so cosa accadrà di qui in avanti. L’importante per me è fare bene le cose che sono stato chiamato a portare a termine».
Ah già, dimenticavo, sei anche un grande appassionato di golf…
«Eh sì, fra l’altro ho cominciato a giocare a Tirrenia, dunque Pisa mi ha dato tanto anche sotto questo punto di vista».
A proposito di Pisa, apriamo l’album dei ricordi dei tuoi due anni in maglia nerazzurra.
«Pisa per me è stato un passaggio emozionante. Intanto c’era Romeo Anconetani, un grande presidente che ha saputo guidare ai massimi livelli la squadra di calcio di una delle città più belle del mondo, ricca di storia e di cultura. Romeo ha speso tutta la sua vita per dare lustro a questo patrimonio internazionale e io sono orgoglioso ancora oggi di quanto sono riuscito a fare a Pisa, accendendo l’entusiasmo del popolo. Conservo nel mio cuore le imprese di quegli anni”.
Te e il Piova avete segnato una caterva di gol..
«Già, e che gol poi!».
Con Lamberto c’è un’amicizia speciale, siete rimasti in contatto…
«Sì, è vero, ne abbiamo combinate tante insieme. Ma sono rimasto in contatto anche con la famiglia Anconetani. Recentemente ho sentito Adolfo, che mi ha raccontato dei 100 anni della madre, la signora Titina, una grande donna che è stata accanto a un grande uomo. A lei un abbraccio affettuoso. Un rapporto diretto ce l’ho anche con Luca Giannini e la sua famiglia. Mi è dispiaciuto tantissimo quando è venuta a mancare la moglie, la signora Paola. Un abbraccio anche al grande Luca».
Hai giocato nel Napoli al fianco di Maradona, di cui eri diventato molto amico.
«Sì, con Maradona si era instaurato un rapporto anche fuori dal campo. Di Diego abbiamo detto tutto. Possiamo solo aggiungere le due riflessioni che lui, anche indirettamente, ha lasciato in eredità. La prima è che anche un ragazzotto nato nelle baraccopoli di Buenos Aires può raggiungere la vetta del mondo partendo da zero. La seconda è il messaggio che vorrei trasmettere a chi leggerà questo articolo e soprattutto ai più giovani, cioè che la droga fa male e non guarda in faccia a nessuno. Quindi bisogna stare attenti, lontani da questo pericolo che ha mietuto tante vittime, in primis proprio Maradona».
Il Pisa di oggi lo segui almeno un pochino?
«Non direttamente. Dall’esterno mi sembra di capire che forse la società è un po’ lontana dalle dinamiche della squadra. Le cose non stanno andando benissimo, ma il Pisa non può permettersi di vanificare quello che ha fatto negli anni addietro. Mi auguro che presto possa lottare per l’obiettivo che è nelle sue corde, cioè la serie A, anche perché la società ha investito molto senza ottenere i risultati che ci si aspettava».
Aquilani lo conosci?
«No, non lo conosco personalmente, so che è un tecnico giovane, chiamato a guidare il Pisa in un campionato duro, lunghissimo. L’importante è che tutto l’ambiente unisca le forze e sostenga l’allenatore per superare il momento difficile».
E te, pensi che tornerai ad allenare?
«Guarda, io ho vissuto un altro calcio rispetto a quello di oggi. Ho avuto un presidente come Anconetani, vulcanico quanto vuoi, che però rispettava gli impegni e faceva sentire i giocatori come figli appartenenti a una grande famiglia. Ora il calcio è diventato un business che corre dietro soltanto ai soldi. Io ho allenato in B, ho vinto in C, però adesso non penso di ritornare in panchina».
Beppe, i tifosi nerazzurri ti ricordano con affetto. Concludiamo l’intervista con un messaggio per loro?
«Io mi sposai a Pisa (ora io e mia moglie Silvia abbiamo tre figli e due nipoti), volendo anche in quel momento importante della mia vita dare un segnale di forte attaccamento alla vostra terra. Portai tutta Fiuggi a Pisa per dimostrare il mio amore verso una città che mi ha dato tantissimo. I pisani sono sempre stati parte di me, anche per un legame caratteriale. Mi sento uno di voi e spero di poter tornare un giorno per rivisitare i luoghi in cui ho vissuto con grande felicità».
Belle parole, Beppe, grazie e tanti auguri di buon compleanno.
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