Il Tirreno

Pisa

L’intervista

Marina di Pisa devastata: «Le onde sopra al mio ristorante, una furia mai vista prima» – Video

di Roberta Galli

	Le onde a Marina (foto Muzzi) e Yuri Bianchi  titolare del bagno il Calypso a Tirrenia
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Le onde a Marina (foto Muzzi) e Yuri Bianchi  titolare del bagno il Calypso a Tirrenia

Il balneare Yuri Bianchi: «Serve un sistema per proteggere meglio questa zona, il mare ha spazzato via tutto»

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MARINA DI PISA. «Una mareggiata così, con una forza e una violenza inaspettata non l’avevo mai vista». Eppure Yuri Bianchi, imprenditore e vigile del fuoco discontinuo, marinese doc, nato e cresciuto sul litorale, alla furia della natura è abituato, ma quello che è accaduto nella giornata di ieri apre anche per lui nuovi scenari e interrogativi.

A partire dai danni subiti dal suo stabilimento balneare, il Calypso, a Tirrenia, che da diversi anni gestisce insieme alla sua famiglia. Un Bagno curato nei minimi particolari e che negli anni ha ospitato, nei soggiorni estivi, anche il Premio Nobel Carlo Rubbia. «Il mare - racconta l’imprenditore - si è portato via tutta struttura in muratura vicino al ristorante. Ha distrutto ogni cosa, con una furia mai vista prima. Le onde hanno raggiunto il ristorante che dista una trentina di metri dalla spiaggia e con una potenza inimmaginabile hanno mangiato tutto in un batter d’occhio. Io di marosi d’inverno ne ho affrontati tanti, gli stabilimenti sono soggetti a danni di ogni genere, ma questa volta la forza della natura ha mostrato un volto diverso, più cattivo delle altre volte». Ma il Calypso non è stato il solo stabilimento balneare a subire "ferite" importanti. «Altri miei colleghi - continua l’imprenditore - in queste ore stanno facendo i conti con situazioni veramente pesanti. Il mare ha danneggiato un po’ ovunque e in alcuni casi ha spazzato via tutto».

Bianchi, lei che è un esperto di mare, quando si è accorto che la perturbazione non era il solito temporale di stagione?

«Giovedì sera, quando sono tornato a casa mia a Marina, dopo aver fatto visita a miei genitori. Anche loro vivono sul litorale. Io ho un appartamento vicino al porto e da fuori udivo nitido arrivare forte il rumore della sartie delle barche a vela, ancorate in porto, sbattute violentemente dal vento e quel rumore sempre più intenso non mi è piaciuto per niente».

Ha dormito?

«Per essere sincero molto poco. Alle 6,30 era già in piedi e ho cominciato a dare una mano a chi si trovava in grandissima difficoltà. Il lungomare era una distesa di ghiaia portata da onde incredibili. Una situazione da mettere paura. Mentre c’era chi cercava di portare in salvo la propria attività. Tra loro anche i titolari del bar Zenith, inaugurato un mese fa, sul lungomare, e completamente andato distrutto a causa di un’onda gigante che ha buttato giù la porta d’ingresso facendosi strada con sassi ed acqua».

Ha avuto paura?

«Paura no, sono abituato con il Bagno a fronteggiare emergenze di varia natura, diciamo ho avuto timore di una situazione più grande delle nostre forze e che purtroppo ha creato tantissimi danni, non solo a me».

In queste ore sta dando una mano a tante persone…

«L’ho fatto con il cuore e continuo a farlo con quello spirito di servizio che contraddistingue il mio carattere. Ho messo a disposizione della comunità le mie competenze e in diversi mi hanno chiamato. Ho aiutato a pulire abitazioni dal fango, svuotare garage e scantinati dall’acqua e alcune persone anziane ad uscire dalle proprie abitazioni. Ma in queste ore ancora molto critiche a portare aiuto alle persone non ci sono solo io, con me operano anche uomini e donne di buona volontà che si sono voluti unire alla mia causa».

Secondo lei sul litorale si poteva fare di più?

«È difficile rispondere a una domanda del genera quando è in corso una emergenza di questa portata e senza precedenti. Io penso che la protezione civile abbia lavorato con coscienza ed impegno come è accaduto in tutta la provincia, da Cascina a Pontedera. Sono convinto invece che si debba studiare un sistema che possa proteggere ancora di più il nostro litorale. Un lavoro che possa mettere in sicurezza le nostre spiagge dall’erosione e da fenomeni violenti come questo. È impensabile che una libecciata ogni volta possa portare acqua e detriti sul lungomare. Ci vuole un cambio di passo, altrimenti non andiamo da nessuna parte». 

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