Gioco
Pisa, un anno della "Sartoria Sociale": «Così facciamo rivivere i vestiti usati»
All’Ikea lo spazio sull’esempio francese contro la moda dell’usa e getta. L’idea è sensibilizzare i consumatori verso il riuso e il riciclo degli abiti e ridurre gli scarti e gli sprech
Pisa Non buttare quello che puoi riparare. La Sartoria Sociale “Punto e a Capo” domani compie un anno e, ispirandosi all’iniziativa lanciata in Francia, sperimenta il “bonus rammenda”, uno sconto su tutte le riparazioni e l’oggettistica creata con gli scarti degli indumenti dalle sarte sociali come borse, pochette, porta chiavi, cestini porta oggetti per contrastare lo spreco e l’inquinamento causati dalla cosiddetta “fast fashion”.
L’obiettivo? «Recuperare ed aggiustare pantaloni, maglieria e giacche che abbiamo nei nostri armadi ma che non usiamo più perché non più di moda, usurati o danneggiati contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente e delle nostre tasche alleggerite dall’inflazione» dicono gliorganizzatori dell’iniziativa. Lo sconto, del valore del 10 per cento sul costo della riparazione o dell’oggetto acquistato, sarà applicato da oggi fino a sabato. La Sartoria Sociale, figlia del progetto ideato dalla rete Agal, Agenzia di Accompagnamento al Lavoro di cui fanno parte Arnera, Aforisma e Acli Pisa, è ospitata all’interno dello store Ikea a Pisa ed è diventata un punto di riferimento, non solo per gli avventori della catena di arredamento svedese.
D’altro canto, rincari e difficoltà economiche “costringono” sempre più cittadini a riparare i vestiti. Si acquistano meno capi nuovi e si aggiustano pantaloni, maglieria e giacche che abbiamo già nei nostri armadi ma che non usiamo più perché non più di moda, usurati o danneggiati. Una scelta soprattutto economica ma anche motivata da ragioni ecologiche e di crescente attenzione ai temi della sostenibilità e del riciclo.
Ma cos’è la sartoria sociale? Spiega Stefano Carboni, responsabile di Arnera: «È un’esperienza moderna ed attualissima attorno alla quale si intrecciano gli obiettivi del terzo settore e dell’ambiente: creiamo posti di lavoro e stimoliamo l’autoimprenditorialità attraverso l’inclusività di soggetti svantaggiati con quelli del riciclo creativo. È contemporaneamente un laboratorio artigianale, un atelier e un esercizio commerciale che ha l’ambizione di diventare presto capace a camminare con le proprie gambe».
Ancora Carboni: «C’è molto di più dietro un semplice orlo o una cucitura: ci sono storie di rinascita, mai facili e mai scontate, di donne di tutte le etnie che mediante il lavoro e la manualità sono tornate ad abbracciare la vita».
Quanto all’iniziativa di questi giorni, l’incentivo economico, in questo caso lo sconto, «ha la finalità di stimolare e sensibilizzare al riuso e al riciclo dei vestiti, delle stoffe e dei filati un pubblico sempre più ampio – spiegano dalla rete Agal. – È una piccola spinta per provare e rendersi conto che forse riparare è una scelta intelligente e anche necessaria se davvero vogliamo invertire una rotta distruttiva. C’è molto dietro un semplice rammendo: ci sono mani che lavorano riscoprendo un artigianato fatto di impegno e di tempo».
In questo primo anno di attività la rete Agal si è resa conto che è necessario tenere insieme più piani e attenzioni: le persone al centro, le competenze, il mercato molto distante e poco attento alle conseguenze delle proprie scelte individuali, la sostenibilità economica. «Le persone che in questo anno abbiamo incontrato hanno fatto domande, hanno approfondito il senso del “Punto e a Capo” e sono tornate. – conclude la rete Agal. – Grazie ai nostri clienti di oggi e a quelli che si aggiungeranno».
La Sartoria Sociale, attualmente con tre addette e una giovane con una borsa-lavoro, è aperta il mercoledì dalle 10 alle 15, giovedì dalle 14 alle 19, venerdì e sabato dalle 10 alle 19. Informazioni sulla pagina Facebook @SartoriaSocialePuntoeaCapo o al numero Whatsapp 329 479 9297.l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
