Il Tirreno

Pisa

L’intervista

Lo storico magazziniere del Pisa sull'Arena ferita: «Ultimi lavori veri prima di Italia ’90. Vi racconto l’agonia dello stadio»

di Antonio Scuglia
Lo storico magazziniere del Pisa sull'Arena ferita: «Ultimi lavori veri prima di Italia ’90. Vi racconto l’agonia dello stadio»

Claudio Gavina, quasi 40 anni in nerazzurro: «I problemi dell’impianto sono antichi, una volta si rimediava col volontariato»

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Pisa L’Arena Garibaldi mostra l’usura degli anni (104, compiuti giovedì scorso) . Dire che cade a pezzi nonostante le ristrutturazioni del 1982 e del 1990 sarà forse ingeneroso, ma purtroppo non è una descrizione lontana dalla realtà. E per vederla da dentro anziché con gli occhi del tifoso c’è ancora una memoria storica dopo la scomparsa di "Vocina" ovvero Aureliano Nardini: è Claudio Gavina, storico magazziniere e collaboratore del Pisa dal 1985 sino a qualche mese dopo l’avvento dell’attuale proprietà. Nella foto lo vediamo con Covarelli, Petrachi e Donati, ai tempi della promozione in B con Braglia.

Gavina, lei lo stadio se lo ricorda "in salute"?

«Per un po’di tempo sì, Romeo Anconetani era riuscito a farlo ristrutturare pochi anni dopo essere arrivato a Pisa e poi ci furono i miglioramenti in occasione dei Mondiali di Italia’90. Ma quando arrivò il fallimento dello Sporting Club, nel 1994, i problemi ricominciarono e sembrava anche molto difficile risolverli...».

Perché?

«La polizia municipale chiuse l’impianto, spogliatoi e sottotribuna erano inagibili, le curve non erano a norma e furono chiuse anche quelle».

In effetti per qualche settimana non solo lo stadio fu abbandonato, ma lo stesso Pisa aveva smesso di vivere.

«Lo ricordo bene. In una riunione a casa di un tifoso riuscimmo a porre le basi per rifondarlo e il Comune ci autorizzò a riaprire l’Arena, o almeno una parte. C’erano gli ultras, il Centro di Coordinamento, il Club Femminile che cuciva le maglie dei giocatori per ripartire, con Meciani fu fondata una nuova società che riuscì a sopravvivere quel tanto che bastava per arrivare all’asta fallimentare e far subentrare Gerbi e Posarelli con Meliani e Barachini».

Lei e Vocina foste fra i più attivi, per fortuna…

«In qualche modo bisognava fare. Chiodi e martelli, l’erba da tagliare e così via. Fu una discreta impresa. Per tanti anni fu con noi anche e il compianto Sauro Cianelli».

Ma nel frattempo le carenze strutturali si facevano sentire, no? «Era inevitabile, l’impianto era vecchio. Nel sottotribuna ha continuato a piovere fin a poco tempo fa, la curva fu riaperta solo dopo che i tifosi se ne riappropriarono con un gesto dimostrativo, per ospitare il settore più caldo del tifo. Nel frattempo c’erano state due partite con il lancio dei seggiolini dalla gradinata, quella nel derby con il Livorno è entrata nella storia».

E la situazione della gradinata come era?

«Sempre difficile negli anni, fra seggiolini da togliere e rimettere e il pericolo dei calcinacci mai sparito. L’ultima volta che è successo, prima della settimana scorsa, è stato pochi anni fa: una sera stavo chiudendo i cancelli quando mi accorsi che erano crollati intonaco e mattoni all’altezza del bar della gradinata, poi ci fu messa una rete contenitiva».

Non che il resto dello stadio fosse un gioiello.

«Meglio non pensarci. Non potrò mai dimenticare quel giorno di fine agosto del 2014 quando andai di volata a Milano per prendere i fari da installare per il ripescaggio in serie B. Riuscimmo a portarli a Pisa e a montarli, ma ripescarono ugualmente il Vicenza al posto nostro, tirando fuori la storia della documentazione arrivata tardi».

E ora cosa sarà dell’Arena?

«Beh, sarebbe bellissimo vederla rinnovata. In questo nostro stadio ci sono tanti ricordi, tanto lavoro, tanto volontariato e sacrificio oltre ovviamente alla passione dei tifosi».

Indubbiamente lei e altri appassionati avete fatto tanto, ma…

«Per tanti anni nei lavori abbiamo messo molti impegno e sudore ma solo per fare lavori di rammendo, renderlo moderno - soprattutto con le nuove norme, che ogni anno diventano più stringenti insieme ai controlli - è tutta un’altra cosa. Oggi sarebbe impossibile il solo pensare di fare i lavori all’Arena in economia, anche quelli piccoli. È cambiatotutto».

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