Il dolore
Pisa, dialisi e trasfusioni salvano Harlock da morte certa
Un cane di un anno sopravvive alla leptospirosi
PISA. «Lo avevano dato per spacciato, ma grazie a medici veterinari speciali che hanno applicato protocolli all’avanguardia, con dialisi e trasfusioni di sangue, il nostro Harlock, colpito da leptospirosi, è potuto tornare a casa sano e salvo».A parlare è Cinzia Angeletti, 52 anni, di San Giuliano. Manager di una azienda farmaceutica è la proprietaria del cane, un rottweiler di un anno. Il "miracolo" è avvenuto presso l’ospedale didattico veterinario Mario Moderato dell’università di Pisa, a San Piero a Grado. Un centro nazionale specializzato in emodialisi e purificazione ematica. «La dottoressa Ilaria Lippi ha salvato il mio cane - racconta ancora Cinzia Angeletti - e lo ha fatto nel giorno del mio compleanno, rendendo la giornata ancora più bella. Per questo mi sento di ringraziare pubblicamente chi si è preso cura del mio cucciolone e tutti gli altri padroni che hanno permesso la donazione di sangue dei loro cani, un gesto indispensabile in situazioni di aiuto e per curare malattie gravi. A San Piero esiste un centro universitario d’ eccellenza che ogni giorno si prende cura di cani di gatti e ritengo giusto far conoscere la competenza e la professionalità degli operatori che all’interno svolgono il loro lavoro con un amore incredibile verso i nostri amici a quattro zampe».Harlock comincia stare male pochi giorni fa. Improvvisamente smette di mangiare, ha conati di vomito, febbre, le forze vengono meno e il cane si raggomitola su stesso. La diagnosi non lascia dubbi: il molossoide ha contratto la leptospirosi, una malattia causata da batteri immessi nell’ambiente tramite le urine di topi o di altri animali infetti, comunemente diffusi nei boschi e nelle campagne. La malattia viene veicolata anche da nutrie, faine, puzzole, donnole, scoiattoli, ricci, volpi, cervi e cinghiali. Harlock è un cane vivace, fa lunghe passeggiate al guinzaglio con la sua proprietaria, è vaccinato contro la malattia, ma è possibile che abbia contratto il virus mettendo il muso in una pozzanghera di acqua infetta o sia stato contagiato attraverso una piccola lesione. Una cosa è certa: il giovane Rottweiler ha cominciato a stare malissimo. «Di corsa - racconta ancora Cinzia Angeletti, supportata dal marito Federico - ci siamo precipitati dal nostro veterinario, ma la situazione era talmente grave, reni e fegato erano compromessi, che l’ultima speranza è stata la clinica universitaria di San Piero, dove i medici sono riusciti a strapparlo da morte certa».A curare il cane è stata la dottoressa Ilaria Lippi, è lei che ha provveduto ad effettuare le trasfusioni di sangue, le dialisi e a somministrare antibiotici e cortisone che hanno di fatto salvato la vita del cagnolone. Un’operazione resa possibile anche grazie all’aiuto di altri cani che hanno donato il loro sangue, messo poi a disposizione del centro e di Harlock.
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