Il Tirreno

Pisa

In aula

Caso Scieri, niente appello contro Celentano e Romondia

di Pietro Barghigiani
Nel riquadro Emanuele Scieri, nella foto grande il suo corpo senza vita il giorno della tragedia
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Nel riquadro Emanuele Scieri, nella foto grande il suo corpo senza vita il giorno della tragedia

La pubblica accusa chiede 18 anni per il caporale Antico

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PISA. La procura generale rinuncia all’appello contro i due ex ufficiali e chiede la condanna a poco meno di 18 anni per l’allora caporale Andrea Antico, 44 anni, residente in provincia di Rimini.

È stata un’udienza dedicata all’accusa quella che si è tenuta nella mattina di mercoledì 11 ottobre davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, per il secondo grado del primo procedimento per la morte di Emanuele Scieri nella caserma Gamerra il 13 agosto 1999.

Quello in cui a Pisa con rito abbreviato erano stati assolti dall’accusa di favoreggiamento l’ex generale Enrico Celentano, 80 anni, comandante all’epoca della Folgore, e il maggiore Salvatore Romondia, 76 anni, di Pisa. Assoluzione, sempre con il medesimo rito, per Antico per il quale la Procura pisana aveva chiesto 18 anni per omicidio volontario in concorso. Contro le tre assoluzioni i pm pisani avevano fatto appello.

Per i due ex ufficiali il procuratore generale facente funzione Luigi Bocciolini ha formalizzato in aula la rinuncia a proseguire il giudizio, non accogliendo le tesi dell’impugnazione della Procura di Pisa. Per Antico, difeso dagli avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi, sono stati chiesti 26 anni di reclusione con riduzione di un terzo per effetto del rito abbreviato che fa scendere la pena sotto i 18 anni. Prossima udienza a fine novembre con la parola alle parti civili, gli avvocati Alessandra Furnari e Ivan Albo che assistono la mamma e il fratello di Scieri.

In aula al Palagiustizia di Novoli era presente solo Antico. Assenti Celentano (difensore Francesco Virgone e Valerio Vianello Accoretti) e Romondia difeso dall’avvocato Barbara Druda che commenta: «La Procura generale evidentemente ha ritenuto fondata la tesi difensiva secondo cui Romondia non ha commesso alcun reato e, più in generale, non c’è stata nessuna copertura da parte di nessuno degli ufficiali».

La tesi di una copertura della catena di comando dopo aver scoperto la degenerazione fatale degli atti di nonnismo con la morte di Scieri non è stata recepita dalla Procura generale, che è andata oltre l’eventuale richiesta di assoluzione rinunciando all’azione nei confronti dei due ex ufficiali.
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