Sicurezza
A Pisa ecco i cani che fiutano i nidi di tartarughe: «Così li addestriamo per proteggerli»
I «dogs for turtles», come sono stati ribattezzati i quattro esemplari in addestramento, potrebbero essere lo “strumento” in grado di far compiere un ulteriore salto di qualità al monitoraggio delle nidificazioni della Caretta Caretta
PISA. Il migliore amico dell’uomo lo è dalla notte dei tempi. Ora, però, si sta allenando anche per diventare il più fedele alleato delle tartarughe marine, nello specifico delle Caretta Caretta, la specie più comune del mar Mediterraneo, per quanto fortemente minacciata. Saranno i cani, infatti, a vigilare sui loro “cuccioli” e in particolare sui nidi, una ventina di centimetri sotto la sabbia, in cui depongono le uova in attesa della schiusa. Sono soprattutto labrador, border collie e pastori svizzeri, «razze che hanno già una predisposizione particolare» spiega Marco Ferrato, della sezione unità cinofile dell’associazione nazionale Vigili del Fuoco volontari, uno dei loro allenatori. Cani molecolari dall’olfatto particolarmente sviluppato, già “formati” per la ricerca di persone e corpo umani in caso di calamità naturali o per il riconoscimento di sostanze stupefacenti. Ma che, comunque, da mesi stanno seguendo un addestramento dedicato, mirato appunto all’individuazione dei nidi a partire dall’odore lasciato dalle tartarughe e dalle uova. Sono partiti in otto, ma sono rimasti in quattro, quelli che, per ora, hanno mostrato di avere le caratteristiche più adatte. Manca, però, ancora l’ultimo step: «Finora li abbiamo addestrati usando uova surgelate e non fecondate, ma per completare il percorso c’è bisogno pure che familiarizzino con l’odore della sabbia fresca scavata e con quello uova appena deposte: abbiamo chiesto l’autorizzazione al ministero per compierlo dato che la Caretta Caretta è una specie protetta» spiega Marco Zuffi, referente della sezione didattica e ricerca del Museo di storia naturale dell’Università di Pisa, con sede alla Certosa di Calci, l’ente cui è affidata la cabina del progetto per il monitoraggio e la tutela dei nidi della tartaruga marina più diffusa nei nostri mari. Un programma in cui lavorano gomito a gomito anche le università di Firenze e Siena, l’Arpat, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, il Wwf dell’alta Toscana e Legambiente di Pisa, Versilia e Arcipelago Toscano, i parchi di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli (intervenuto alla conferenza stampa con il direttore Riccardo Gaddi) e della Maremma, l’associazione “TartAmare”, il comune di Calci (presente con il sindaco Massimiliano Ghimenti e la vice Valentina Ricotta). E, dall’inizio dell’estate, anche la sezione unità cinofile dell’Associazione nazionale vigili dei fuoco.
I «dogs for turtles», come sono stati ribattezzati i quattro esemplari in addestramento, potrebbero essere lo “strumento” in grado di far compiere un ulteriore salto di qualità al monitoraggio delle nidificazioni della Caretta Caretta. O almeno è ciò che sperano i ricercatori e i volontari, reduci dall’estate più impegnativa che si ricordi sulla costa toscana. «I nidi censiti sono più che quadruplicati rispetto a un anno fa – spiega Zuffi- Siamo passati, infatti, dai 7 del 2021 e i 5 del 2022 ai 22 di quest’anno, ammesso e non concesso che si sia riusciti a individuarli tutti dato che le aree di nidificazione stanno cambiando estendendosi anche alla Toscana settentrionale». Lo sanno al bagno della Croce Rossa di Marina di Pisa dove, il 22 agosto è stato individuato uno dei nuovi nidi, «il primo nel territorio del Parco da tempo immemore» sottolineò il presidente Bani. «Altri sei, però, sono stati trovati nelle spiagge della costa apuo versiliese, dove finora non si erano ancora spinte» aggiunge Zuffi. Il monitoraggio messo in piedi in questi anni è certosino e capillare, ma si basa sulla ricerca delle tracce lasciate sulla sabbia dalle tartarughe. «Spesso comincia all’alba ma i tratti di arenile da perlustrare sono molto lunghi e gli interventi di spianatura e pulizia da parte dei gestori degli stabilimenti balneari, che comprensibilmente, si svolgono nel primissimo mattino, cancellano spesso le tracce prima del nostro arrivo». È proprio qui che entrano in gioco i «dogs for turtles»: grazie alle loro capacità olfattive e all’addestramento, infatti, dovrebbero essere in grado di individuare e segnalare la presenza di nidi riconoscendone l’odore. Dunque, senza la necessità di seguire le tracce lasciate sulla sabbia.
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