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La testimonianza

Pisa, dottoressa minacciata alla guardia medica: «Hanno rifiutato di mandare soccorsi. E poi si fanno le fiaccolate...»

Pisa, dottoressa minacciata alla guardia medica: «Hanno rifiutato di mandare soccorsi. E poi si fanno le fiaccolate...»

Il racconto di una dottoressa durante il turno di notte in via Garibaldi

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PISA. I medici pisani hanno paura. E gli episodi che giustificano questa paura purtroppo continuano. A due giorni dall’annuncio che per i consulenti del gip del Tribunale, Gianluca Paul Seung può stare in giudizio e, quindi, essere processato per l’omicidio della dottoressa Barbara Capovani, in assenza di riscontri accertati su vizi parziali o totali di mente, un’altra dottoressa che si definisce «preoccupata ed arrabbiata» scrive per manifestare questi timori a seguito di una vicenda avvenuta la notte fra sabato e domenica.

«Sono un medico di assistenza primaria ciclo orario – spiega la professionista. – Durante il turno notturno del 2 settembre, mentre ero in turno con altri due colleghi, accedeva presso il presidio di Pisa, in via Garibaldi 198, una paziente nota per ripetute richieste di psicofarmaci senza presentare completa idonea documentazione».

Nonostante la prescrizione di una singola confezione in modo da garantirle la continuità terapeutica, «la paziente richiedeva insistentemente un numero di confezioni maggiori giustificando la richiesta con il suo status di Stp (straniero temporaneamente presente, nda) per cui con difficoltà a contattare il medico».

Al rifiuto della dottoressa di prescriverle ulteriori confezioni, la paziente «si alterava con toni atteggiamenti offensivi, aggressivi e minatori per cui la si invitava ripetutamente a lasciare i locali».

Ma una volta fuori dal locale la donna «suonava ripetutamente al citofono chiedendo di parlare faccia a faccia con me. Percependo tono intimidatorio e ostilità le ho fatto presente tramite citofono di aver già dato risposta esaustiva alla sua richiesta – continua la dottoressa. – Al suo insistere, uno dei colleghi si presentava sulla porta richiedendo nuovamente che la paziente si allontanasse per permettere lo svolgimento del servizio e l’accesso dei pazienti in sicurezza».

Prosegue il racconto: «Visto l’insistente tono intimidatorio e la evidente mancanza di sicurezza per noi e per i pazienti, abbiamo contattato il servizio di emergenza 112 che dopo 6 minuti di attesa (!!!) ci ha messo in contatto con l’operatore 44» .

E qui arrivava la sorpresa: «L’operatore ha rifiutato l’invio di supporto, asserendo che essendo fuori dai locali la paziente, seppure alterata, non rappresentasse un pericolo nè determinasse un’interruzione di pubblico servizio. Visto che i recenti fatti di cronaca ci dimostrano che è possibile subire aggressioni, ahimè anche mortali, nei pressi del proprio ambulatorio (quindi non necessariamente all’interno), mi chiedo se questo comportamento possa garantirci la sicurezza di cui tanto si sono riempiti i giornali e le bocche delle fazioni politiche negli ultimi mesi» .

«Evidentemente – conclude amareggiata la dottoressa pisana – fiaccolate e manifestazioni non sono bastate per capire che la sicurezza di noi medici va garantita anche fuori dalla soglia dell’ambulatorio. Ho ritenuto necessario segnalare questa brutta situazione perché ritengo prioritario che sia presa a riguardo una posizione seria e concreta da parte di chi ci dovrebbe rappresentare e tutelare».

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